di Ivano Porfiri
Si sveglia presto mercoledì, Massimo Dolciami, 56 anni, titolare di una notissima ditta di autotrasporti di Tavernelle. Come ogni giorno, del resto. Poi esce di casa alle 6-6.30 e si dirige a bordo della sua Audi A6 fino alla strada comunale Montebuono-Agello. A un chilometro dal bivio per il lago imbocca una strada bianca. Fa pochi metri e parcheggia di retromarcia in modo molto ordinato in un piccolo spiazzo ai margini di un fosso, proprio sotto un cartello di divieto di discarica.
Le ipotesi Qui finiscono le certezze e iniziano le ipotesi, accreditate dai rilievi investigativi dei carabinieri ma che suonano quasi incomprensibili a chi conosceva Massimo. A quel punto, infatti, l’imprenditore prenderebbe una tanica di benzina (trovata poi accanto all’auto), cospargerebbe sé e la macchina e (forse dopo aver assunto medicinali) appiccherebbe il fuoco. Una morte atroce, la sua, con l’abitacolo trasformato in un forno. Tanto che, a un certo punto, l’uomo apre lo sportello e si getta a terra a faccia in giù, con una mano sul volto. Lo troveranno così, circa un’ora dopo i carabinieri di Città della Pieve, i primi a giungere sul posto insieme ai vigili del fuoco.
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Vicino all’auto Il cadavere di Dolciami è stato rinvenuto, dunque, proprio accanto all’auto, anch’essa completamente carbonizzata. Sul posto si sono recati i carabinieri del comando provinciale di Perugia (compreso il comandante Angelo Cuneo), il sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini e i vertici della squadra mobile di Perugia. A dare l’allarme, alle 7.08 con una chiamata al 112, era stato uno studente che, a bordo di uno scuolabus, si era accorto del fumo che proveniva dalla stradina secondaria.
Le indagini Dai rilievi del reparto scientifico dell’Arma e del medico legale, Laura Pagicci Reattelli, sul corpo di Dolciami non c’erano tracce che possano far pensare a un omicidio: false le voci inizialmente diffuse sul fatto che fosse legato, anche la posizione con le gambe rialzate è dovuta alle fiamme che hanno avvolto il corpo. L’ipotesi considerata più plausibile, quindi, è che l’uomo abbia compiuto un gesto volontario, anche se solo l’autopsia fornirà certezze. Ignoti i motivi del gesto: nessun biglietto sarebbe stato ritrovato. E anche il fatto che l’azienda di famiglia non passasse proprio un bel periodo è solo una delle ipotesi all’origine di una morte così atroce. Anche i suoi compaesani, accorsi sul luogo della tragedia, parlano di un uomo solo poche ore prima sereno. «L’ultima volta – spiega Ivo Orlandi, amico d’infanzia – l’abbiamo visto ieri (martedì, ndr) intorno alle 19.30: era “normale” e allegro. Aveva anche giocato al lotto. Tutti a Tavernelle sono sconvolti».
Tavernelle sconvolta La notizia della morte di Massimo Dolciami è piombata su Tavernelle nelle prime ore del mattino lasciando tutti sconvolti. Sposato e padre di due figli, un maschio e una femmina, Dolciami era molto conosciuto. Oltre ad essere titolare della nota ditta di autotrasporti (dal 2005 aveva rivestito anche la carica di presidente di Conftrasporto nazionale), tra le altre cose Dolciami ha un lunghissimo passato politico iniziato intorno alla metà degli anni Settanta con la Democrazia Cristiana. Consigliere comunale a Panicale (di cui Tavernelle è frazione), è stato anche presidente della locale squadra di calcio.
Precedente giudiziario In passato, Dolciami era stato coinvolto in una vicenda giudiziaria legata allo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, per la quale era finito agli arresti domiciliari. Il caso risale al 2009 e, al momento, non pare avere nessun nesso con la morte dell’imprenditore.




