di Chiara Fabrizi
In stato di fermo per l’omicidio del padre Claudio di 75 anni, Scilla Bertini sceglie la via del silenzio. La 43enne di Foligno martedì mattina è comparsa davanti al gip Luca Cercola per l’interrogatorio di garanzia, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Affiancata dal difensore d’ufficio, Marusca Margutti, l’indagata non ha quindi fornito una sua ricostruzione su quanto accaduto nell’appartamento del quartiere Prato Smeraldo in cui viveva da sola col papà dal 1988, quando cioè sua mamma e moglie di Claudio è morta folgorata a seguito di un incidente domestico. Col suo avvocato, che l’ha incontrata per la prima volta stamattina nel carcere di Capanne (Perugia), la 43enne si è professata innocente. In questo quadro, Margutti ha chiesto per lei una misura cautelare meno afflittiva, quindi la scarcerazione, a cui si è naturalmente opposta la Procura di Spoleto, che segue il caso col procuratore capo Claudio Cicchella e il sostituto Vincenzo Ferrigno.
Il giudice Cercola si è riservato la decisione sulla convalida del fermo, col provvedimento che è quindi atteso nelle prossime ore. Tuttavia, Scilla Bertini una casa in cui andare ai domiciliari non ce l’ha, perché quella di Foligno è sotto sequestro e nelle ultime due settimane, quelle cioè passate dall’avvio dell’inchiesta sulla morte di Claudio, le ha trascorse alloggiando in un paio di strutture ricettive. Sulle condizioni della sua assistita, l’avvocato Margutti sostiene di averla trovata «lucida, piuttosto sicura di sé e molto orientata» a sostenere la propria innocenza, ma come intenda dimostrarla non è chiaro.
Il corpo senza vita del padre è stato trovato il 14 marzo scorso, quando il medico di famiglia è stato chiamato direttamente dalla figlia nell’abitazione. Le condizioni della salma, in avanzato stato di decomposizione, hanno spinto il dottore ad allertare subito le autorità, che hanno quindi avviato tutte le indagini intorno a una morte subito apparsa sospetta, soprattutto perché la figlia avrebbe sostenuto essere avvenuta la sera prima. L’autopsia eseguita dal medico legale Sergio Scalise ha poi rivelato che il decesso non era stato provocato da cause naturali, bensì da uno strozzamento compiuto a mani nude. Nella casa, disordine a parte, non sono stati riscontrati segni di effrazione, per cui è stato escluso il coinvolgimento di terzi. Da qui l’indagine per omicidio volontario a carico dell’unica figlia della vittima, che si è presa cura del padre afflitto da diverse patologie praticamente per una vita intera. Si indaga sul movente e per ora ci sono una serie di acquisti sospetti, per circa 2 mila euro, compiuti a inizio marzo con una carta bancaria di Claudio Bertini, che è poi stata bloccata. Altri soldi, circa 5 mila euro, sono stati prelevati dopo il 14 marzo da un’altra carta bancaria di cui anche l’indagata è intestataria, ma in questo caso è verosimile che almeno parte delle somme le siano servite a pagare gli alloggi dopo il sequestro della casa di famiglia.
