di Massimo Colonna e Francesca Marruco
«Io so lu più che rischio, io te voglio mette che tu te do seimila euro perché mille so de lu camion del viaggio che fai. Io ne voglio quattro mila perché so quello che rischia so io in prima persona non so loro». Il rischio, niente affatto secondario, era quello di venire beccati col ferro e l’acciaio che rubavano al centro di finitura della Acciai Speciali Terni. Dalle intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip Simona Tordelli ha spedito tre persone in carcere e altre tre ai domiciliari, emerge una spaccato che lascia poco all’immaginazione. «Guarda un po’ quanta bella roba che c’ho qui?», dicono due degli arrestati. «Però non te fa vedè tanto che quisti me sa che dentro questa settimana devono fa qualcosa».
Interrogatori Intanto, si terranno venerdì mattina alcuni interrogatori di garanzia dei sei arrestati nell’ambito dell’operazione Acciaio d’oro, portata a termine nelle scorse ore dagli agenti della forestale. Ed emergono nuovi particolari, che potrebbero contribuire ad indirizzare gli accertamenti che andranno avanti coordinati dal pubblico ministero Elisabetta Massini.
L’ordinanza In 35 pagine il gip Simona Tordelli racchiude l’impianto accusatorio nei confronti dei sei arrestati. Per tre di loro, Corrado Chiacchierini -il dipendente di Ast -, Costantino Cappelletti – l’autista – e Simone Leggerini – che muoveva il materiale ferroso col macchinario -, scatta la custodia cautelare in carcere (due sono a Sabbione e uno a Maiano di Spoleto), mentre per la guardia giurata Federico Novelli, e i due imprenditori Sandro Cucina e Gualtiero Tardioli, gli arresti domiciliari. Le accuse, a vario titolo contestate, parlano di reati che vanno dall’associazione a delinquere per la commissione di furti aggravati e continuati, alla ricettazione di materiale rubato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti una parte del materiale ferroso che doveva essere riutilizzato tramite una nuova fusione sempre nel ciclo produttivo della Tk-Ast, è stato invece sottratto più volte e trasportato in maniera illegittima ad un’azienda esterna ritenuta complice dell’organizzazione.
Estraneo Il dipendente Ast, che lavorava al centro di finitura, ha incontrato il suo avvocato difensore, Francesco Mattiangeli, tramite il quale si dichiara «del tutto estraneo ai fatti contestati» e venerdì mattina al gip. che al termine degli interrogatori di garanzia deciderà se confermare le misure adottate o meno, racconterà il perché della sua innocenza.
Fonte interna Le indagini hanno preso via da una fonte confidenziale alle forze di polizia giudiziaria, la quale riferiva di «furti di materiale ferroso all’interno dell’Ast». Da quello spunto ecco partire il lavoro degli inquirenti, che ha utilizzato intercettazioni telefoniche e anche un dispositivo Gps piazzato su un autocarro.
VIDEO LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI
Le intercettazioni «Ascolta perché me l’ha ittu al volo e non c’ho capito, trenta e cento?». «No…trentunocentoottanta, me sembra, guardace un pò». Per gli inquirenti è un passaggio di una intercettazione in cui due degli arrestati si chiariscono in merito al peso dell’autocarro appena uscito dai cancelli Ast. Per l’accusa si tratta di 30.100 e 31.180 tonnellate, vale a dire un camion pieno.
FOTOGALLERY: RIPRESI MENTRE RUBAVANO
Il furto in diretta E’ il 13 gennaio scorso quando viene intercettata una telefonata che descriverebbe il «furto in diretta», cioè tutte le fasi dell’operazione. Sono le ore 15.17. «Quello segna trentanove e che cosa…». «Daie daie non sta a discorre, te potevi avvicinà anche un pochetto tu però… Butta su daje sette quintali, dai va tranquillo, allunga sto braccio, allungalo. Butta su quelle pizzette lì». Alle 15.22 il camion viene visto uscire dal centro di finitura e seguito dagli inquirenti fino a destinazione.
Qualcuno parla Ad un tratto, secondo la ricostruzione, nella banda si sparge il timore che qualcuno abbia parlato. «M’ha detto che uno gli ha fatto una voce, m’ha detto che si stato tu? Ma dico che stai a scherza? Non scherziamo è». «Mo speramo…mo quello lì li nomi non l’avrà fatti. Va bhe dai». Avevano qualche timore insomma, ma non pensavano che un bel giorno sarebbero arrivati gli uomini della forestale con un’ordinanza di custodia cautelare in cui il gip Tordelli parla di «spavalderia» nell’effettuare i furti e di «prassi invalsa».
L’ordinanza E’ lo stesso gip che differenzia le posizioni: «Chiacchierini, Cappelletti e Leggerini – scrive – rivestono una posizione più grave rispetto a quella degli altri correi: il primo per avere sfruttato a proprio vantaggio la posizione rivestita all’interno dello stabilimento e la fiducia in lui riposta dai superiori, che rende la sua condotta particolarmente riprovevole, gli altri due non solo per aver approfittato delle mansioni svolte all’interno dello stabilimento, seppur dipendenti di ditte terze ma, soprattutto, per il numero presumibilmente elevatissimo di furti e della particolare disinvoltura con la quale mettono a segno i colpi».
