di Francesca Marruco
Lo aveva svegliato intorno alle due di notte e puntandogli un coltello alla gola gli aveva detto: «Se non ti comporti bene te lo infilo in gola». Gli ha tagliato il busto ortopedico con cui curava la sua ernia. Gli ha tirato un bicchiere d’acqua quando era ancora convalescente disteso sul divano di casa. Lo ha lasciato chiuso fuori di casa più di una volta. E una volta ce lo ha chiuso dentro per impedirgli di uscire. Sono solo alcune delle azioni che una cinquantenne residente in provincia di Perugia avrebbe messo in atto nei confronti del marito che ad un certo punto si è stancato e l’ha denunciata.
Presto la richiesta di rinvio a giudizio Per la donna, difesa dall’avvocato Giuseppe De Lio dello studio Brusco, è arrivato ora l’avviso di conclusione delle indagini, l’anticamera alla richiesta di rinvio a giudizio. E per lei, le accuse sono sequestro di persona, violenza privata e minacce. L’avvocato si dice «sereno per l’eventuale processo». Certo è invece, che il marito quando sporse denuncia nel 2008 tanto tranquillo non doveva essere.
Quattro albanesi per farti menare Quando aveva detto alla moglie di aver intenzione di andare da un avvocato per la separazione, lei prima lo aveva buttato fuori di casa, «vai via immediatamente», gli aveva urlato sbattendolo fuori. Poi lo aveva richiamato al cellulare dopo un quarto d’ora e gli aveva intimato di rientrare in casa, per dirgli «tanto pago quattro albanesi per farti menare» sottraendogli le chiavi della macchina. Non paga alle due di notte lo aveva svegliato dal divano letto chiuso dove normalmente lo costringeva a dormire dicendogli di andare a dormire su una sedia in cucina.
A dormire sul divano letto, chiuso Già perché pare che nonostante la necessità dell’uomo di riposare comodamente visto un intervento alla colonna vertebrale, la donna lo costringesse a dormire sul divano letto in salotto. Senza aprirlo però. In un’altra circostanza in cui l’uomo stava riposando sul divano poco dopo l’operazione invece, la moglie prima gli aveva tirato un bicchiere d’acqua addosso poi gli aveva strappato la catenina dal collo.
Le minacce Nell’arco di 48 ore, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2008 gli avrebbe detto: « Se non mi mettessero in galera ti ammazzerei» e anche «devi aver paura a dormire in casa con me perché tu non mi conosci, io posso farti del male». E una volta gli aveva impedito di uscire di casa per andare a un visita medica programmata, gli aveva tolto le chiavi di casa e lo aveva chiuse dentro a chiave.
Lo chiudeva fuori di casa Una volta lo aveva tenuto fuori sul pianerottolo per più di sei ore. Sei ore in cui lo aveva insultato, ogni volta che lui bussava chiedendo di rientrare. E una volta dentro gli avrebbe detto «tonto rientra in casa e stai muto», salvo poi minacciarlo nuovamente di mandarlo a vivere nello scantinato «come un sorcio». Un’altra volta lo aveva fatto stare fuori per più di due ore con le buste della spesa. Impossibile rientrare con la chiave messa da dentro. « torna a casa è l’ultima occasione non ti sopporto più» gli aveva poi amorevolmente comunicato per rientrare a casa.

