Uno dei fattori che incide pesantemente sul bilancio delle famiglie italiane è rappresentato dall’incapacità di sostenere costi fissi sempre più alti, legati a case inefficienti e di conseguenza costose.
Se la rottamazione-quinquies può rappresentare una via d’uscita per i debiti con il fisco, il nuovo Conto Termico 3.0 è un possibile strumento preventivo di tutela delle famiglie soprattutto quelle più vulnerabili.
Il decreto ministeriale del 7 agosto 2025 ha introdotto una riforma profonda del meccanismo di incentivazione gestito dal GSE. L’obiettivo è chiaro: aiutare le famiglie e le imprese a vivere in abitazioni efficienti, riducendo drasticamente i costi energetici e contribuendo al risparmio nazionale fissato dal PNIEC 2024. La dotazione economica è importante: 900 milioni di euro annui, di cui ben 500 milioni destinati esclusivamente ai soggetti privati (cittadini, imprese e condomini).
Il Conto Termico 3.0 non è un semplice sconto, ma un vero e proprio contributo alle spese sostenute per migliorare la casa o l’azienda. Gli interventi incentivabili si dividono in due grandi aree: quella dell’efficienza energetica, che prevede tra l’altro l’isolamento termico di pareti e coperture, la sostituzione di infissi e installazione di sistemi di illuminazione efficienti (questi ultimi riservati principalmente a PA ed enti del Terzo settore) e quella delle energia da fonti rinnovabili, area aperta a tutti i beneficiari e che permette di sostituire vecchi impianti con pompe di calore (elettriche o geotermiche), di installare caldaie a biomassa o impianti solari termici per la produzione di acqua calda. È prevista inoltre una maggiorazione dell’incentivo se si utilizzano componenti prodotti esclusivamente nell’Unione europea. Rispetto alla versione precedente (Conto Termico 2.0), il nuovo decreto amplia la platea dei beneficiari e le tecnologie ammesse, infatti la misura riguarda anche la diagnosi energetica che per i privati è incentivata al 50%, mentre per i comuni fino a 15.000 abitanti l’incentivo può coprire fino al 100% della spesa, infine i privati con il CT 3.0 possono intervenire con agevolazioni anche su edifici appartenenti ad enti del Terzo settore.
Proprio come per la rottamazione delle cartelle esattoriali, anche qui il tempismo è importante; esistono due percorsi, il primo prevede l’accesso diretto al contributo dove la domanda deve essere presentata obbligatoriamente entro 60 giorni dalla conclusione dei lavori per i privati, l’erogazione avviene solitamente in un’unica rata se l’importo è inferiore o uguale a 15.000 mila euro; il secondo prevede la prenotazione del contributo e riguarda le pubbliche amministrazioni e gli enti del Terzo settore e permette di ricevere un acconto all’avvio del cantiere.
Nota bene: per non perdere il diritto al contributo, è fondamentale conservare fatture e bonifici parlanti che richiamino esplicitamente il D.M. 7 agosto 2025, oltre alle certificazioni di conformità dei prodotti installati.
Non lasciare che l’inefficienza energetica diventi un debito insostenibile. Rivolgersi ai consulenti della rete Riparto può essere il primo passo per mettere in sicurezza il tuo bilancio familiare.
