di Enzo Beretta
Chiede di riunire due procedimenti – quello per omicidio colposo e un altro, per produzione e messa in commercio di sostanze alimentari nocive – il titolare dell’azienda agricola di Arezzo accusato di aver messo in commercio un salume contaminato dal batterio listeria, ritenuto responsabile della morte avvenuta quasi due anni fa di una bidella di 61 anni originaria di Napoli e residente a Umbertide. L’istanza è stata presentata questa mattina dalla difesa nel corso della prima udienza dibattimentale davanti al giudice Giuseppe Narducci. In aula, infatti, è emersa l’esistenza di un altro procedimento penale nei confronti dell’imputato, già definito con decreto penale di condanna (sul quale, però, è stata avanzata opposizione), nel quale viene ritenuto responsabile di commercio di sostanze alimentari nocive. Si legge nell’atto: «In quanto titolare dell’azienda produceva e successivamente deteneva per la vendita o comunque metteva in commercio prodotti alimentari a base di carne suina, denominati ‘Soprasata’ con presenza del batterio ‘Listeria monocytogenes’, superiore ai limiti di legge e tale da renderli nocivi per i consumatori». Spetterà ora al giudice, nell’udienza del 4 febbraio, valutare se accorpare i due procedimenti.
Morta un mese dopo il ricovero Quello principale, ovviamente, riguarda l’omicidio colposo ed è legato alla morte di Assunta Cammarota, deceduta nel marzo 2024 all’ospedale di Città di Castello, a un mese dal ricovero, per le complicazioni di un’infezione alimentare. Si era sentita male dopo avere mangiato della coppa di testa di suino acquistata in un negozio di alimentari di una frazione di Città di Castello. Dalle indagini è emerso che la coppa era stata prodotta e commercializzata nell’azienda aretina. La conferma che l’alimento sospetto potesse essere l’insaccato sarebbe arrivata dagli accertamenti dei biologi dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia: negli avanzi del cibo è stata rilevata, infatti, la presenza del batterio listeria oltre i limiti.
In aula Secondo la Procura, che ha disposto l’autopsia, esiste il nesso causale tra l’assunzione di cibo contaminato e il decesso della 61enne, che soffriva di altre patologie. Collegamento fortemente contestato dalla difesa. L’imputato, difeso dagli avvocati Niki Ruoppoli e Carlo Bonzano, respinge ogni addebito. La famiglia della vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Michela Paganelli.
