di Gordon Brasco
Ci voleva lui per sconquassare i soporiferi cartelloni estivi fatti di ragazzotti dopati in costume e pallossissimi thriller polizieschi. Sacha Baron Cohen torna sugli schermi con il film più politicamente scorretto mai visto: più brutale di «Borat» (Larry Charles del 2006), più feroce di «Ali G» (Mark Mylod del 2002), più caustico di «Brüno» (Larry Charles del 2009) Haffaz Aladeen (il fantomatico dittatore di Wadiya) irrompe nelle sale con un mix diabolico che non potrà non scuotere il pubblico fino (a volte) a farlo inorridire. Il film è ironicamente ispirato al libro «Zabibah and the King» scritto da Saddam Hussein e già questo potrebbe far tremare molte ginocchia ma il punto di forza del film è la sua totale crociata contro i formalismi del pensiero occidentale, un mix superficiale di rispetto e uguaglianza che è uso proporre in pubblico come facciata di una cultura buonista che esiste solo sulla carta.
Omofobo, razzista e scorretto Il film di Larry Charles è omofobo, razzista, scorretto, grammaticalmente violento, machista e tutto quello che di censurabile potete immaginare nell’essere umano ma gli perdonerete tutto (o quasi) perché riderete dall’inizio alla fine senza neppure accorgervene. La struttura del film ricalca molto quella di «Borat» senza però averne la freschezza, eppure a fare la differenza è un Sacha Baron Cohen barbuto modello «Medio Oriente» in una forma pazzesca, impegnato a ribaltare ogni convinzione occidentale grazie all’uso di una satira feroce raramente portata sul grande schermo. È palese che a essere sotto «attacco» più che il concetto di dittatura in se è la cultura americana, il suo modo di vivere, di inseguire il successo sia economico che politico e non è un caso che alla fine i protagonisti inizino a confondere il loro arabo americanizzato con l’yddish sparando quella spruzzata «sionista» pensata per far saltare i nervi a diversi leader del mondo islamico.
Un epilogo farsesco Un epilogo farsesco alle Nazioni Unite rende omaggio al grande Charlie Chaplin che alla fine del suo «Il grande dittatore» caricò il film di parole durissime contro Hitler e il suo folle regime nazista e che in questo caso servono in qualche modo a disinnescare una pellicola davvero esplosiva. Sacha Baron Cohen esagera in continuazione ma il suo essere fuori dagli schemi buonisti della società lo rende capace di svelare con battute al vetriolo proprio la falsità di certe convenzioni, di come siamo abituati a pensare in modo falsamente buonista, commossi per la fame in africa sparata nei tg ma pronti ad avallare l’esercito per respingere i migranti sui gommoni. Insomma se vi state chiedendo se valga o meno la pena spendere dei soldi per questo «Il dittatore» la risposta è SI: è un film scorretto, razzista e ignorante ma vi farà ridere e riflettere, cose rare di questi tempi.
Un film di Larry Charles. Con Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kingsley, Jason Mantzoukas, Megan Fox. Titolo originale The Dictator. Commedia, USA 2012. Universal Pictures.
Trama: Il Dittatore è liberamente ispirato al romanzo best seller Zabibah and The King di Saddam Hussein. Il film racconta l’eroica storia di un dittatore che ha rischiato la sua vita per fare in modo che la democrazia non prenda piede nel Paese che sta amorevolmente opprimendo.
Perugia
Gherlinda: 18.30 20.30 22.30
Uci Cinemas Perugia: 20.30 22.30
Foligno
Multisala Clarici: 18.10 20.30 22.30
Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.30 18.30 20.35 22.35
The Space: 18.40 20.40 22.40

