di Gordon Brasco

La vera «attesa» era per l’esordio di Piero Messina, aiuto regista di Sorrentino, che non solo si presentava al festival di Venezia con il suo primo lungometraggio ma persino in concorso per il Leone d’oro. Il festival è andato com’è andato (con il massimo premio a «Desde allá» di Lorenzo Vigas) con l’unica nota positiva per il cinema italiano dato dalla Coppa Volpi assegnata a Valeria Golino per la sua interpretazione in «Per amore vostro» di Guadino, il resto è noia avrebbe detto il grande Califano. Lontano anni luce dallo stile sorrentiniano, Piero Messina racconta una storia classica nel suo dolore, ponendo al centro il rapporto di due donne che lentamente si avvicinano nel superamento di un dramma, che non a caso viene introdotto nelle battute iniziali da un’immagine fortemente evocativa. Messina è siciliano e, sebbene anche la storia nasca da una rilettura aperta de «La vita che ti diedi» di Pirandello, di siculo qui troverete ben poco, anzi il regista opera una vera e propria depurazione di qualsiasi nota folcloristica capace di distogliere l’attenzione del pubblico dal rapporto delle due donne, unico cardine della storia e assoluto punto di riferimento per ogni azione e dialogo…la stessa scelta di usare due protagoniste di origini francesi determina la volontà di staccarsi dall’ambientazione geografica e culturale che circonda gli eventi, come a delimitare in modo netto l’assoluta volontà di raccontare un qualcosa che va oltre i confini geografici nei quali nasce per diventare invece messaggio universale. Il risultato è che tutto l’impianto narrativo risulta troppo asettico e freddo, con questo non vogliamo dire che il messaggio non arrivi, anzi è piuttosto chiaro nel suo contenuto, ma da qui a dire che colpisca veramente al cuore lo spettatore ce ne passa. Buona l’interpretazione della Binoche che da sola regge i tre quarti del film senza però dare il massimo e si vede, l’attrice francese sembra così attenta a non uscire mai dal ruolo di mater dolorosa che un po’ stanca e soprattutto si stanca.

Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi si: è vero che il film non è certo il miglior dramma italiano della stagione ma per essere un esordio è più che convincente. Probabilmente non sarebbe dovuto essere messo in concorso al Festival di Venezia, ma se state cercando una storia intensa e se sarete disposti a chiudere un occhio su alcune incertezze di stile del regista questo «L’attesa» è il titolo giusto per voi.

Un film di Piero Messina. Con Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. Italia, Francia 2015. Medusa.

Trama: In un’antica villa nelle campagne siciliane si consuma lo scontro tra due donne, una madre e la fidanzata del figlio. Quando la fidanzata del ragazzo si presenta alla villa fingendo di essere stata invitata, la madre, che non la conosce, decide di trascorrere la Pasqua con lei in attesa che il figlio faccia ritorno. La situazione però ben presto si fa tesa.

Perugia
Postmodernissimo: 16.30 / 18.30 / 20.30 / 22.30

Terni
Cityplex Lucioli: 17.45 / 20.35 / 22.30

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