di Gordon Brasco

Alcuni registi imprimono alle loro opere un tocco assolutamente riconoscibile e peculiare. Mike Leigh è uno di questi. Il regista britannico infatti può essere inserito a pieno titolo nel filone del realismo inglese che ha in Ken Loach il massimo rappresentante. Leigh lavora con le persone e la loro vita, ma rifiuta il cinema «supereroistico» o quello che usa personalità di spicco per raccontare una storia o una morale. Leigh preferisce scavare in quello che è il tessuto urbano normale, quello in cui ci muoviamo tutti i giorni della nostra vita.

La vita quotidiana Ecco allora che i suoi film sono pieni della gente che incontriamo per strada, al supermercato, al distributore di benzina ma che quasi mai sono sotto i riflettori della società. Leigh quindi li riprende nella loro vita quotidiana, che poi è anche la nostra, e li trasforma in personaggi di pellicole, mostrandone i pregi e difetti, le paure, le gioie, insomma tutto quello che contribuisce alla nostra esistenza quotidiana.

Una storia corale Another Year è tutto questo: una storia corale incentrata sulle vicissitudini di una donna delusa dalla vita e sulle reazioni di chi le sta accanto. Di notevole c’è da sottolineare la prestazione degli attori (in particolar modo il cast femminile) bravissimi e davvero capaci di vivere il copione e non solo interpretarlo. Di contro secondo noi c’è che questo film risulta essere il meno ispirato di quelli di Leigh, il meno «naturale». Le atmosfere familiari fanno immediatamente pensare, a Segreti e bugie (Palma d’oro a Cannes nel ’96) ma non ne hanno né la freschezza né lo spessore e questo non aiuta certo il confronto. A tratti le scene sono così schematiche che sembra di essere a teatro piuttosto che al cinema.

Vale la pena spenderci dei soldi Non stiamo dicendo che Another Year sia un brutto film, tutt’altro, solo che si ha la sensazione, conoscendo le capacità del regista, di trovarsi di fronte a una delle sue opere meno sentite…forse la più costruita a tavolino. Vale la pena spenderci sopra dei soldi? Assolutamente sì perché questo regista ci offre ogni volta una tipo di approccio al cinema davvero interessante e inusuale.

Trama: Primavera, estate, autunno e inverno. La famiglia e l’amicizia. Amore e conforto. Gioia e dolore. Speranza e scoramento. La fratellanza. La solitudine. Una nascita. Una morte. Il tempo che passa. Un perfetto racconto universale dove al centro della storia c’è la vecchiaia, con personaggi tanto veri e attori tanto naturali che lo spettatore non può non immedesimarsi. Un anno nella vita di Tom e Gerri, lui geologo e lei psicologa con l’hobby dell’orto. Come si diceva sopra: una nascita, un funerale, un matrimonio, la ‘semplicità’ della vita fatta film e, solo Mike Leigh, sa quanti mesi di prove sono serviti per ottenerla.

Un film di Mike Leigh. Con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Oliver Maltman, Peter Wight. Drammatico, durata 129 min.  Gran Bretagna 2010. Bim

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Cinema:

Perugia

Zenith: 19.30 22.00

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One reply on “Another Year: una bella storia corale, ma mancano l’ispirazione e la freschezza del miglior Mike Leigh”

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