di Gordon Brasco
Ci sono voluti undici anni ma alla fine l’Italia riesce a portare sul grande schermo i terribili giorni del G8 di Genova. Altri già si sono cimentati sul tema con video reportage e documentari, quasi sempre censurati o mandati in onda in orari improponibili. È un sistema di censura morbido: non si vieta la programmazione, se ne comprano i diritti e poi o non lo si manda in onda per anni o lo si programma alle 4 del mattino. Il film di Vicari è un potentissimo pugno nello stomaco, caricato ad arte e sferrato con realistica brutalità. Stilisticamente parlando è perfetto: da incorniciare la prima mezz’ora, un preludio carico di emozione e tensione che ci accompagna verso quelle che saranno le drammatiche vicende della scuola Diaz e delle barbarie che verranno commesse dentro e fuori quella scuola. Il film parla di fatti accertati e documentati da tonnellate di carte giudiziarie, questo però non determina alcun calo di pathos nella rappresentazione scenica anzi, se possibile aumenta la tensione in sala, proprio perché lo spettatore sa «più o meno» a cosa assisterà e questa attesa consapevole risulta davvero angosciante.
Il messaggio Non ci dilungheremo sulle scene di violenza né tanto meno sulla diatriba sterile se queste siano o meno realistiche, non è la singola manganellata a dover essere giudicata è l’insieme che va condannato. Il messaggio di Vicari sta tutto qui: non vuole proporci un documentario, vuole metterci sotto al naso una verità scomoda che in tanti (troppi) si sono affannati fino ad oggi di mantenere con un profilo basso. È possibile in un paese come l’Italia assistere a scene di macelleria messicana (con tante scuse al Messico per questo terribile modo di dire)? È possibile sospendere la democrazia anche solo per qualche ora? E se questo viene fatto una volta cosa impedirà in futuro di farlo ancora? Ecco le domande scomode che sorgono spontanee e che per undici anni nessuno ha voluto o saputo dare una risposta e che questa pellicola riporta con forza a galla per farci indignare ancora e, anche se è una vana speranza, far vergognare chi in quei giorni si è macchiato di crimini orrendi. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo «Diaz»? la risposta è SI: è un film duro, violento, angosciante…esattamente come quei giorni a Genova.
Un film di Daniele Vicari. Con Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou. Drammatico, durata 120 min. Italia 2012. Fandango.
Trama: Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l’attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Nick è un manager che si interessa di economia solidale, arrivato a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George. Anselmo è un vecchio militante della CGIL e con i suoi compagni pensionati ha preso parte ai cortei contro il G8. Etienne e Cecile sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Bea e Ralf sono di passaggio e hanno deciso di riposarsi alla Diaz prima di partire. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia.Luca, Alma, Nick, Anselmo, Etienne, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001.
Perugia
Gherlinda: 16.55 19.30 22.05
Uci Cinemas Perugia: 17.00 19.45 22.30
Zenith: 19.30 22.00
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 20.00 22.30
Terni
Cityplex Politeama Lucioli:10.00 17.00 20.15 22.30
The Space: 19.40 22.20


Ripresentata piu volte nel corso del film l’immagine ne diviene il leitmotiv che con grande efficacia visiva accompagna gradualmente lo spettatore alla ricostruzione del bliz.