La sindaca Ferdinandi e il procuratore generale Sergio Sottani

Nel giorno dell’annuncio della zona rossa di Fontivegge, la sindaca Ferdinandi lancia il progetto della mappatura delle baby gang nel capoluogo. E’ stato presentato alla Procura Generale della Corte d’appello in occasione di un incontro sui temi del disagio giovanile, che si è tenuto alla presenza del procuratore generale Sergio Sottani. Il progetto prende il nome di ‘Giovani e Territorio – mappatura e intervento sul disagio giovanile’. Questa iniziativa, che mette a lavoro l’università, mira a rilevare e comprendere le dinamiche del disagio giovanile nel nostro territorio.

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Durante l’incontro, a cui hanno preso parte anche il consigliere delegato al benessere psicologico Federico De Salvo e i docenti Claudia Mazzeschi e Carlo Garofalo, in rappresentanza del dipartimento di Filosofia, scienze sociali, umane e della formazione, la sindaca Ferdinandi ha sottolineato l’importanza di dare vita a un tavolo interistituzionale permanente, che coinvolga non solo le istituzioni pubbliche ma anche il terzo settore e le forze dell’ordine.

«Misure di controllo rafforzato, come la zona rossa adottata a Fontivegge con provvedimento prefettizio, sono strumenti che non risolvono i problemi alla radice. Serve un approccio integrato che veda la sicurezza urbana affrontata anche attraverso politiche pubbliche che considerino i fenomeni sociali che portano alla devianza, al degrado e all’illegalità, specie in riferimento a problematiche emergenti come quelle del disagio giovanile e delle baby gang. È fondamentale mappare e comprendere i fenomeni prima di attuare strategie di intervento efficaci», ha dichiarato la sindaca.

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Il progetto elaborato e promosso dal Comune di Perugia si articolerà in due fasi principali. La prima prevede uno studio epidemiologico sui reati commessi da minori negli ultimi cinque anni, con l’analisi dei dati suddivisi per fasce d’età, origine, condizione socioeconomica e tipologia di reato. Questo studio, condotto dal dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Perugia, sarà cruciale per costruire una mappa territoriale del disagio giovanile quartiere per quartiere.

La seconda fase prevede azioni integrate di prevenzione e intervento, tra cui sportelli di ascolto e supporto psicopedagogico, percorsi di giustizia riparativa e presidi educativi nei quartieri più esposti al rischio. «Vogliamo offrire ai giovani opportunità educative e relazionali che possano ridurre il rischio di devianza. È un impegno collettivo che richiede la collaborazione di tutti, e ringrazio per questo il procuratore Sottani per la sensibilità e la collaborazione offerta», ha aggiunto Ferdinandi.

Inoltre, il consigliere Federico De Salvo ha sottolineato l’importanza di un approccio che integri la dimensione psicologica nel trattamento del disagio giovanile. «Dobbiamo riconoscere che il disagio non è solo un problema di sicurezza – ha sottolineato – ma anche di salute mentale. È fondamentale intervenire prima che si manifestino comportamenti devianti , creando un ambiente di supporto e sensibilizzazione». Il progetto ‘Giovani e Territorio’ avrà una durata di 12 mesi e si propone dunque di rafforzare la rete tra istituzioni e attori sociali per garantire una maggiore prevenzione e una riduzione dei reati minorili, puntando a migliorare le opportunità per i giovani che vivono nella comunità perugina.

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