di Stefania Supino
I dati Istat parlano chiaro: sono oltre 32 mila le chiamate effettuate nei primi sei mesi dell’anno al 1522, il numero istituito dal Dipartimento per le pari opportunità a cui chiedere aiuto in caso di violenza e stalking. «Rispetto ai trimestri precedenti, l’andamento del terzo trimestre del 2024 continua a mostrare una crescita, con un incremento del 37,3 per cento delle chiamate valide rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente» segnala l’Istat. In Umbria, nei primi tre trimestri di quest’anno, sono state complessivamente 421 le donne che si sono rivolte al numero nazionale, in crescita del 36,2 rispetto agli stessi mesi del 2023. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, Umbria24 ha intervistato chi, sul territorio regionale, è in prima linea nell’aiuto e nella lotta alla violenza di genere.
Rete territoriale Dal 2014 il centro anti violenza ‘Libera…mente Donna’ è un invito alla speranza per tutte le donne vittime di violenze: «Sin dall’inizio, il centro antiviolenza ha sottolineato la necessità di richieste da parte delle donne riguardo alla questione della violenza di genere, tenuto conto che in passato era possibile contattare solo il ‘Telefono donna’ gestito dal centro per le pari opportunità della Regione Umbria» ci spiega l’avvocatessa Maurita Lombardi, presidente di ‘Libera…mente Donna’. Dal 2018, con la rifinitura del Protocollo unico regionale, i centri anti violenza hanno l’obbligo di collaborare insieme a tutti i soggetti che, a vario titolo, si occupano della problematica. Tra questi soggetti c’è anche ‘Libertas Margot’, un’associazione attiva da più di 13 anni sul territorio regionale, nata dalla Siulp, il sindacato di Polizia, «il cui obiettivo è quello di aggregare molteplici figure preparate sul tema e collaborare con altre strutture in maniera tale da creare una rete territoriale» spiega Federico De Salvo, psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico dello sportello per uomini maltrattanti.
Obiettivi «Da ormai 5 anni noi ci occupiamo di uomini che agiscono violenza – racconta De Salvo – con percorsi rieducativi e di recupero, con lo scopo di normalizzare le fragilità dell’uomo e tutto ciò che riguarda la cultura nella quale sono inseriti dalla nascita». ‘Libertas Margot’ si occupa anche di cyberbullismo e bullismo, oltre che della violenza di genere, e tra i servizi che propone rientra la protezione personale: «Teniamo un corso di protezione personale per sdoganare la paura, specialmente nelle donne, così da far diventare le persone più consapevoli del pericolo» spiega Massimo Pici, presidente dell’associazione. ‘Libera…mente Donna’ si rivolge esclusivamente alle donne vittime di violenza e offre un servizio gratuito. «Presso il nostro centro le donne intraprendono un percorso di rielaborazione dalla violenza e di empowerment per ritrovare le proprie risorse interiori e ricentrarsi» racconta Arianna Luciani, referente dei progetti delle donne accolte. Ogni donna, che si rivolge al centro anti violenza, viene valutata in base alla propria esigenza e talvolta, a seconda del pericolo della situazione in cui si trova, interrompe la propria vita, anche lavorativa – grazie al congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere proposto dall’Inps – e se eventualmente ha figli minorenni anche loro interrompono la scuola, in attesa di provvedimenti di tutela da parte dei tribunali. Prioritario, sostengono entrambe le strutture, deve essere l’impegno per le generazioni future, affinché si crei una società che sia rispettosa dei diritti di tutti e tutte.
Sensibilizzazione In riferimento all’incremento delle chiamate al 1522, il numero nazionale utilizzato come il primo canale per richieste d’aiuto, secondo i professionisti del settore è giustificabile con «l’emersione del fenomeno». Infatti, la presidente di ‘Libera…mente Donna’ spiega: «L’aumento che emerge in questo ultimo anno è dovuto all’emersione del fenomeno e ciò aiuta a rompere il silenzio. E’ importante sottolineare, però, che questo dato non deve indurre a pensare che non ci sia un sommerso, anzi è necessario prendere atto che esiste un’ampia percentuale di vittime che non chiedono aiuto e non denunciano e altresì sono difficili da intercettare». In tutta Italia il numero di donne che non denunciano è allarmante, sempre secondo l’Istat, la maggior parte delle donne dichiara di aver paura di denunciare e paura del violento. «Le chiamate aumentano perché c’è una maggiore sensibilità da parte della società ad intervenire su queste tematiche. C’è una maggiore informazione, c’è una maggiore educazione» spiega Massimo Pici. E di sensibilizzazione parla anche Federico De Salvo in merito a un incremento di richieste e accessi volontari provenienti da persone che mostrano un timore di mettere in atto un agire pericoloso.
Iniziative In Umbria sono molte le associazioni che relativamente alla violenza di genere contribuiscono a creare progetti e iniziative sul territorio. Tra queste il club valle umbra Soroptimist, un vero e proprio modello di impegno sociale tutto al femminile, che si impegna nel portare avanti campagne per valorizzare e aiutare le donne a superare i limiti attuali della società. Tra i progetti realizzati nei dieci anni di vita dell’associazione rientra l’allestimento della ‘stanza tutta per sé’ all’interno della caserma dei carabinieri di Foligno, Spoleto e Santa Maria degli Angeli e all’interno dell’ ufficio di polizia di Foligno, con lo scopo di accogliere le donne nel momento più difficile del loro percorso, ovvero la denuncia di una violenza. «Tramite questa iniziativa la donna si rivolge direttamente alla polizia e ai carabinieri – spiega Francesca Cesarini, presidente del club valle umbra e aggiunge – dobbiamo rispettare un protocollo nazionale, attraverso il quale abbiamo linee guida per l’allestimento della stanza. Inoltre, da poco abbiamo allestito anche un’aula di ascolto protetto presso il tribunale di Spoleto, con le stesse modalità». Un percorso educativo, quello che intraprende l’associazione, che parte anche dalle scuole: «Ci siamo occupate di una campagna di sensibilizzazione molto importante, presso gli istituti secondari di I grado, tramite la quale ci battiamo per far conoscere i segnali dell’amore tossico ai ragazzi che non si rendono conto che quello che vivono, a volte, non è un amore straordinario rispetto al normale ma è un amore sbagliato perché è limitante e oppressivo».
