Il pronto soccorso di Perugia (foto U24)

Un codice rosa per le donne vittima di violenza nei pronto soccorso della regione. Un codice che affianchi il tradizionali codici di ‘triage’ (rosso, giallo, verde e bianco) nell’accoglienza a tutto tondo di chi ha subito violenza sessuale, maltrattamenti o stalking. E’ l’oggetto del protocollo d’intesa sottoscritto dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, i rappresentanti dei Comuni di Perugia, Terni ed Orvieto, l’Anci Umbria, le questure di Perugia e di Terni, le Aziende sanitarie umbre (Usl 1 e 2 Umbria), le Aziende ospedaliere Santa Maria della Misericordia di Perugia e Santa Maria di Terni e le associazioni ‘Liberamente Donna’ (responsabile dei Centri antiviolenza di Perugia e Terni) e ‘L’albero di Antonia’ (responsabile del Centro antiviolenza di Orvieto)

Codice rosa Si tratta di una procedura di intervento per riconoscere e rilevare casi di violenza sessuale, maltrattamenti o stalking sulle donne, attraverso uno specifico percorso di accoglienza che garantisce la privacy e l’incolumità fisica e psichica delle vittime. . Obiettivo dell’Accordo è l’attivazione del servizio nelle Aziende ospedaliere di Perugia e Terni e negli ospedali di Città di Castello, Foligno, Spoleto ed Orvieto, con la messa a disposizione di spazi adeguati e di equipe integrate multiprofessionali, debitamente formate, che lavorano in stretto contatto con i Comuni e gli altri soggetti del sistema regionale dei servizi di contrasto della violenza di genere. E’ prevista la messa a disposizione nelle sedi interessate di un ambulatorio non identificabile, una ‘stanza rosa’, dove la vittima riceve assistenza medica e psicologica e dove, se occorre, può incontrare le forze dell’ordine e fare denuncia. Qui, tenendo conto delle specificità organizzative dei singoli ospedali, sarà presente un kit per esami biologici, il refertamento fotografico e cartelle cliniche guidate, così da fornire dati utili anche all’Autorità giudiziaria e supporti informatici accessibili alle forze dell’ordine.

Marini: «Rete di protezione» «Con la firma di oggi – ha dichiarato la presidente Marini – si dà attuazione ad un impegno assunto dalla Regione Umbria per una più efficiente organizzazione della rete dei servizi, delle associazioni e del volontariato nell’azione di contrasto e di prevenzione alla violenza di genere. E in questo quadro la rete dei servizi sanitari, ed in particolare i pronto soccorso, costituiscono un anello importantissimo come luogo di accoglienza e di assistenza alle donne vittime di violenza, anche quando questa non viene esplicitamente segnalata o denunciata. Un luogo ‘privilegiato’ per cogliere segni, aspetti e problematiche che altrove sarebbe più difficile individuare e da cui coinvolgere, secondo un percorso condiviso ed integrato, tutti i soggetti che a vario titolo sono chiamati ad accompagnare, sostenere, assistere e aiutare le vittime. Alle aziende sanitarie – ha proseguito Marini –, che possono contare su oltre 200 operatori e operatrici già formati attraverso specifici progetti, spetterà di dare attuazione al servizio codice rosa secondo il modello organizzativo predisposto e coordinato dall’assessorato regionale alla sanità. Le forze dell’ordine, che hanno ricevuto una formazione specialistica anche rispetto ad azioni di prevenzione, valuteranno tra gli altri gli elementi utili per l’avvio di indagini, il monitoraggio ed il controllo delle situazioni a rischio nei casi di mancata denuncia. Comuni e associazioni firmatarie – ha concluso la presidente – concorreranno rispettivamente all’integrazione del progetto con i servizi sociali territoriali e al collegamento con i Centri antiviolenza e il sistema dei servizi di contrasto della violenza per l’eventuale presa in carico».

Un anno per sperimentare Il progetto, che ha durata annuale, sarà oggetto di monitoraggio e valutazione partecipata. L’iniziativa consentirà di incrementare la raccolta dei dati sulla violenza di genere e familiare da parte dell’Osservatorio regionale sulla violenza e di consolidare la rete dei servizi di contrasto e prevenzione alla violenza, attraverso l’acquisizione di procedure, pratiche ed azioni comuni. Sono previste anche azioni di sensibilizzazione e informazione sul fenomeno del maltrattamento nei confronti dei medici di medicina generale e pediatri di famiglia.