di Francesca Marruco

In Italia nell’ultimo anno le violenze sessuali sono state 3.968, il 13,76% di questi delitti è avvenuto in ambito familiare. Gli ati persecutori sono stati 11.075, di cui il 28, 077% avvenuto ambito familiare. 12.213 sono invece i delitti di maltrattamenti in famiglia e 14.438 quelli di percosse, di cui il 18,17 % avvenuto in ambito familiare.

Umbria Nel periodo che va dall’ottobre 2013 a quello del 2014 gli atti persecutori avvenuti in Umbria sono stati 193, di cui il 33, 68% avvenuti in ambito familiare e il 72,37 % conto vittime di sesso femminile. L’anno precedente nello stesso periodo gli stessi delitti erano stati 227. Sono stati 211 e 207 i casi di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli nei periodi ottobre 2012- 2013 e ottobre 2013-2014. 281 e 231 sono stati invece i casi di percosse, mentre 82 e 74 i casi di violenza sesuale, in cui nel 91,55% dei casi sono vittime di sesso femminile.

Arresti Nell’ultimo anno sono state 230 le persone arrestate o denunciate per atti persecutori ( erano 222 nel periodo ottobre 2012- ottobre 2013), 244 per maltrattamenti in famiglia ( 226 l’anno precedente), 212 per percosse (l’anno prima erano state 210), 69 per violenza sessuale e 78 nell’anno precedente. Numeri, forniti dalla polizia in occasione della giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, che non variano dunque di anno in anno e che fanno riflettere su quanto, nonostante le continue campagne di sensibilizzazione al problema, i comportamenti non cambino.

Centro antiviolenza Perugia Al centro antiviolenza Catia Bellini, i cui legali hanno preso parte martedì mattina a un seminario in questura, a cui hanno partecipato anche il questore Carmelo Gugliotta, il procuratore dei minori Gianni Rossi, il capo di gabinetto della questura Francesco Barba, solo nell’ultimo mese sono state aiutate 22 donne. 84 negli ultimi sei mesi solo in provincia di Perugia e 76 in provincia di Terni. A Perugia sono state ospitate 12 donne con 15 figli e a Terni 9 donne con dieci figli. Delle donne che hanno chiesto aiuto al centro antiviolenza di Perugia 10 erano comprese nella fascia d’età da 21 a 29 anni, 34 da 30 a 39 anni, 11 da 40 a 49, cinque 50- 60 anni e 4 oltre i 70 e anche una di età compresa tra 15 e 20 anni.

Chi sono Di queste 65 donne, 37 non hanno rivelato il loro titolo di studio, ma tra quelle che lo hanno fatto è emerso che la maggior parte sono donne laureate. In 15 non hanno rivelato la loro occupazione, mentre tra le altre è emerso che 17 sono disoccupate, 11 impiegate, sei operai, cinque badante. 23 di loro sono sposate, 11 separate, e alcune conviventi. 37 sono italiane, 5 europee e 15 extra Europa con regolare permesso. Su 65, sono 60 quelle che hanno fatto ricorso al centro antiviolenza per violenza e maltrattamenti, 58 di loro hanno subito violenza in ambito familiare. Quindici hanno subito violenza sessuale, e moltissime affermano di aver subito violenza psicologica e fisica. 21 donne sono state maltrattate dal marito, 14 dal convivente, le altre per lo più dagli ex, fatta eccezione per un caso in cui il maltrattante è il figlio o il datore di lavoro. Alla domanda sulle caratteristiche del maltrattante, sei donne non hanno risposto, dalle altre invece è emerso che in 15 casi si trattava di un uomo insospettabile, in 13 di un tossicodipendente, in 15 di un alcolista e in 12 di un pregiudicato.

LEGGI IL VADEMECUM FORNITO DALLA POLIZIA

Seminario Durante il seminario gli agenti di polizia hanno avuto la possibilità di confrontarsi dunque con i legali del centro antiviolenza e anche con la psicologa dell’associazione Margot perché molto spesso i primi ad entrare in contatto con le donne abusate, molestate e perseguitate, sono gli agenti che dunque svolgono un lavoro delicatissimo. Durante la mattina la polizia ha poi fornito anche un vademecum in cui le donne vittime di violenza possono rintracciare anche informazioni utile e pratiche. Dall’entrata in vigore della legge sullo stalking, il 25 febbraio 2009, è emerso un fenomeno dalle dimensioni allarmanti, portando alla luce centinaia di richieste di aiuto da parte delle vittime. E se i numeri impressionano per la loro crudezza, è ancor più sconcertante la casistica che l’introduzione del reato ha reso finalmente visibile. Con la possibilità finalmente di intervenire: le vittime possono querelare subito lo stalker o chiederne prima l’ammonimento.

La legge Nello specifico, la legge, oltre a prevedere la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni, l’aggrava se il fatto è commesso dal coniuge anche separato o divorziato o da persona legata alla vittima da relazione affettiva anche pregressa, se avviene a danno di un minore, di una donna incinta, di una persona disabile, se è commesso con armi, travisamento, strumenti informatici o telematici. Se, nell’escalation di atti persecutori accertati, il reo uccide la vittima, è punito con almeno 21 anni di reclusione. Per una prima assistenza è attivo 24 ore su 24 il numero gratuito antiviolenza e stalking 1522, in grado di mettere in collegamento diretto le vittime con le Questure, offrendo anche supporto psicologico e giuridico. Non solo, ma presidi sanitari, uffici di polizia, istituzioni pubbliche sono tenuti ad informare la vittima della possibilità di avvalersi di Centri Antiviolenza, con i quali devono metterla in contatto, se richiesto, al fine del necessario supporto psicologico, legale e, qualora la vittima abbia paura di rincasare, anche logistico.

Marini: nuova legge «Il mio pensiero oggi non può che andare, prima di tutto, alle tante, troppe donne vittime di atti di violenza, abuso e sopraffazione. Ho ancora forte in me il sentimento di dolore per l’uccisione di Laura Livi a Terni, qualche settimana fa. Ho detto allora, e lo ripeto oggi, che Laura – come migliaia e migliaia di altre donne – ha subìto la rabbia, la violenza fino alla morte, dalla mano di un uomo, marito e compagno, che avrebbe dovuto rispettarla, proteggerla, sostenerla nel compito di madre. Laura è stata uccisa soltanto perché donna». Lo ha detto la presidente Catiuscia Marini che ha quindi rinnovato l’auspicio che nelle prossime settimane il Consiglio regionale dell’Umbria possa approvare il disegno di legge per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini, «che ci permetterà anche di tutelare e difendere le donne vittime di violenza, ma soprattutto continuare a mettere in campo la rete dei servizi necessaria a produrre quei cambiamenti culturali e sociali indispensabili per costruire il rispetto di genere e di tutte le donne».