di Fra. Mar.
«Quando già sono 128 nel 2013 le donne vittime della violenza di genere, fenomeno brutale per il quale è stato necessario introdurre il brutto neologismo “femminicidio”, è evidente che soprattutto oggi, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, bisogna mettere da parte la retorica della ritualità. E’ piuttosto il momento di politiche concrete e quotidiane, e, come succede spesso, la concretezza abita nelle istituzioni più vicine ai cittadini, a partire dai Comuni». A dirlo, nella giornata contro le vittime del femminicidio in cui è previsto un flash mob in centro a Perugia, è il sindaco Wladimiro Boccali due torna a parlare centri antiviolenza che verranno aperti a Perugia e Terni nel mese di gennaio. «Ai centri – aggiunge ancora Boccali – saranno collegati anche i nuovi cinque punti di ascolto della rete regionale, aperti 24 ore al giorno per raccogliere segnalazioni e richieste di aiuto. In questi progetti operativi sono coinvolti altri Comuni e associazioni del volontariato».
I progetti di prevenzione Nell’ottica di prevenire inoltre, il Comune di Perugia è impegnato in un progetto sui diritti alla genitorialità: «seminari tenuti da esperti e rivolti ai genitori per insegnare loro come educare i bambini, fin dalla più tenera età, all’ identità di genere ed al valore della differenza. Superare stereotipi culturali è un indispensabile strumento di prevenzione».
Marini: centri anche per gli uomini I due centri antiviolenza sono stati fortemente voluti anche dalla Regione Umbria e la presidente Catiuscia Marini in proposito parla dell’importanza che ha avuto il centro pari opportunità della Regione: «È molto prezioso – sottolinea la presidente Marini – tutto quello che finora è stato fatto dal Centro regionale per le pari opportunità, che ha sostenuto e sostiene tantissime donne in difficoltà. Si tratta ora di mettere in rete questa esperienza e di definire servizi nuovi, in grado di accogliere e di accompagnare le donne vittime di violenza e i loro bambini minori in un percorso di ricostruzione della propria vita ed autonomia. È, inoltre, indispensabile uno spostamento di attenzione nella percezione sociale passando dalla vittima agli autori, quasi un salto simbolico – rileva la presidente della Regione Umbria – per cui deve diventare senso comune che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema maschile. In Umbria, infatti promuoveremo anche centri di ascolto per uomini maltrattanti».
Assessori provinciali «Tante, troppe le donne uccise anche in Italia e soprattutto in questi ultimi anni – scrivono l’assessore provinciale alle pari opportunità Donatella Porzi e la consigliera di parità della Provincia di Perugia Gemma Bracco -. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l’ultimo efferato atto che pone fine a una serie di violenze continuative nel tempo. Il femminicidio infatti, la violenza di genere, è un fenomeno complesso, non è solo la violenza estrema che pone fine alla vita di una donna, è molto di più, è una violenza sistemica e trasversale che pervade tutti gli “ambiti vitali”, dalla famiglia, alla scuola, all’organizzazione sociale”».
Un punto ascolto anche a Todi Anche dal Comune di Todi guidato dal sindaco Carlo Rossini, arriva l’adesione lanciata da Anci: «Intendiamo partecipare alla costruzione e all’ampliamento della rete per il contrasto alla violenza – scrive in una nota l’assessore Catia Massetti, già attiva nella nostra Regione, attraverso la collaborazione con le istituzioni e le associazioni del territorio. Ci proponiamo di realizzare anche a Todi un punto di ascolto per la prima accoglienza delle vittime e il loro percorso di uscita dalla spirale della violenza».
IL PD contro la violenza di genere «La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è da molti anni un’occasione importante per sottolineare e rilanciare una battaglia contro un fenomeno di drammatica attualità -sono le parole di Stefania Fiorucci, portavoce provinciale delle Democratiche di Perugia -.Solo in Italia negli ultimi sette anni, sono state uccise 890 donne, nella maggior parte dei casi per mano del partner, del coniuge, di familiari. Da gennaio a settembre le vittime sono state già 80. Questo non è mai un fatto privato, ma riguarda tutti. Il nostro impegno continua – conclude la portavoce – dentro e fuori il Parlamento, per battere la violenza e promuovere una nuova cultura fondata sulla libertà, il rispetto e l’ autonomia femminile».
