di Daniele Bovi
Senza vaccini niente iscrizione ad asili nido o scuole materne. Le Regioni e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno discusso e condiviso nelle scorse ore «l’esigenza di arrivare in tempi relativamente brevi a una legge nazionale sulla obbligatorietà delle vaccinazioni, anche per garantire un’offerta vaccinale uniforme in tutte le zone del Paese». A renderlo noto è la Conferenza delle Regioni a margine dell’incontro di giovedì, al ministero della Salute, tra il ministro e gli assessori delle Regioni e delle Province autonome per la verifica e l’avvio del nuovo Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-19. L’obiettivo è dunque rendere obbligatorie le vaccinazioni per l’accesso a nidi e scuole materne, obbligo che decadde nel 1999, dopo che per oltre trent’anni, e cioè dal 1967, era stato invece indispensabile ai fini dell’iscrizione.
Il percorso «Le nuove vaccinazioni contenute nel piano – ha spiegato Antonio Saitta, assessore della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni – sono comprese nei nuovi Livelli essenziali di assistenza e conseguentemente, come è emerso nel colloquio con il ministro, si pone l’esigenza di una condivisione Stato-Regioni del percorso applicativo. Occorre un calendario vaccinale che stabilisca le priorità e la tempistica delle somministrazioni, in modo progressivo e graduale. Un obiettivo che va raggiunto nello stesso momento in cui si ripartiranno le risorse stanziate a riguardo, 100 milioni di euro, dalla legge di bilancio». Saitta parla poi della necessità di una campagna di comunicazione coordinata tra Governo e Regioni per supportare l’offerta vaccinale. Tra le Regioni, la prima ad aver varato una legge sull’obbligatorietà, almeno per quanto riguarda gli asili nido, è stata l’Emilia-Romagna, seguita poi da Toscana, Friuli e anche dal Comune di Trieste, mentre quello di Perugia recentemente ha dato il via libera a un ordine del giorno che tende allo stesso obiettivo.
Iscrizioni In tutto il resto d’Italia dunque anche se il certificato di vaccinazione non viene presentato i bambini possono comunque essere iscritti. Dalla metà degli anni Novanta sono arrivate le prime sentenze che hanno che reintegravano alunni non vaccinati, anche se nel 1997 con un parere il Consiglio di Stato ha spiegato che quei bambini non vaccinati non potevano essere ammessi alle lezioni a tutela della salute della collettività. Verso la fine degli anni Novanta invece, nel 1998, arriva con una circolare del ministero l’ultima sanatoria che permette ai bambini di entrare nelle classi. Al momento la percentuale di vaccinazioni in Italia è più bassa di quella raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità, motivo per cui Governo e Regioni hanno deciso di puntare verso la reintroduzione dell’obbligatorietà, che attualmente esiste solo per l’antiepatite virale B, antipoliomielitica, antidifterica e antitetanica, mentre le altre sono volontarie.
L’Umbria Per quanto riguarda l’Umbria secondo Carla Criani dell’Asl Umbria 1 a partire dal 2012 c’è stata una progressiva riduzione che nel 2016 la copertura è arrivata al 93,78 per cento. Stando al Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 che ha ricevuto l’ok delle Regioni, antipneumococco e Zoster per gli anziani, antimeningococco B, Rotavirus e Varicella per i più piccoli, antipapillomavirus anche per gli adolescenti maschi sono alcuni dei nuovi vaccini (in fondo all’articolo il quadro completo) che saranno offerti in modo gratuito dal Sistema sanitario nazionale. Ovviamente offrire più prestazioni significa incrementare le spese: in Umbria secondo le stime dell’assessorato solo per fornire l’antimeningococco B ai nuovi nati (3 dosi) serve un milione di euro. Recentemente poi la Regione ha lanciato un piano di comunicazione rivolto alle famiglie per promuovere le vaccinazioni tramite la collaborazione fra Usl, pediatri e medici di medicina generale, mentre i consiglieri pd Leonelli e Casciari hanno depositato una proposta di legge per rendere la vaccinazione obbligatoria ai fini dell’iscrizione.
Barberini «Credo – dice a Umbria24 l’assessore regionale alla Sanità Luca Barberini – che con questo accordo si dà una risposta importante nella linea da noi sempre sostenuta. Di fronte al paradosso per cui alcune Regioni acceleravano e altre rallentavano, noi abbiamo chiesto una politica comune per arrivare a una copertura omogenea sul territorio nazionale». L’assessore spiega poi che «abbiamo chiesto una progressione a tappe in particolare per il meningococco B e il rotavirus che, è bene ricordarlo, riguardano solo i nuovi nati. L’obiettivo è quello di arrivare nel 2019 a una copertura vaccinale superiore al 95 per cento consigliato dall’Oms; l’Umbria è sopra la media nazionale, ma è bene tenere la guardia alta». Di seguito riportiamo le novità contenute nel Piano 2017/2019.
PER I BAMBINI
Meningococco b, rotavirus, varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), vaccino che si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.
PER GLI ADOLESCENTI
Papillomavirus (Hpv), esteso anche ai ragazzi maschi; meningo tetravalente contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y.
PER GLI ANZIANI
Herpes Zoster (causa del Fuoco di sant’Antonio); vaccino contro lo pneumococco; ulteriore promozione della vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più. Innalzati obiettivi di copertura per l’esavalente (antidifterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae), il trivalente (morbillo, parotite e rosolia) e il meningococco C.
