di Fra. Mar.
Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo non ha dubbi: le tasse universitarie vanno ridotte solo per chi è nei tempi. Nessuna agevolazione dunque ai fuori corso, che, per deduzione, avranno tasse più alte. «Ciascuno studente costa un po’ più di 5 mila euro in investimento complessivo. Una quota deriva dalla loro tassazione, una quota preponderante invece deriva da un investimento dello Stato – ha detto il ministro a Perugia per la presentazione del progetto Smart Cities -. Io credo che sia corretto, se riuscissimo a ridurre il contributo per gli studenti che stanno nei tempi, che si impegnano, che mettono le loro capacità».
Per i part time niente agevolazioni «Nello stesso tempo credo che se per qualche motivo un giovane pensa di fare lo studente anche avendo altri obiettivi, ad esempio un motivo di lavoro – ha aggiunto il ministro -, ci sono le forme part-time: io non credo che sia corretto che ci sia lo stesso contributo dello Stato. C’è anche una grandissima attenzione – ha detto infine – alle risorse di una persona per cui, se uno studente fa riferimento a un reddito oltre 150 mila euro e raddoppia il proprio contributo all’investimento per lo studio, credo che sia corretto».
Rifondazione: è solo una forma di liberalizzare La risposta di Rifondazione comunista di Perugia alle parole del ministero non si è fatta attendere, e in una nota si legge che il partito, «valuta in maniera fortemente negativa il provvedimento di carattere propagandistico annunciato dal governo sulla tassazione da applicare ai fuoricorso. La verità è che la misura nasconde, e nemmeno troppo bene, una nuova forma di liberalizzazione che scaricherà sugli studenti almeno seicento milioni di euro cancellando nei fatti ogni limite alla tassazione degli studenti fuoricorso o extracomunitari».
Il problema non sono i fuoricorso ma il Governo «Con buona pace di Profumo- sta scritto ancora nel comunicato- , le cui politiche sono in perfetta continuità con quelle della Gelmini, il vero problema in Italia non sono i fuoricorso, ma l’attuale governo. Già adesso in Italia quasi la metà degli studenti universitari deve lavorare per pagarsi gli studi a causa dei continui tagli al diritto allo studio. In altri termini attraverso gli slogan il professor Monti smantella un altro pezzo fondante del diritto allo studio e della natura pubblica dell’università italiana, l’ennesimo scempio. La meritocrazia non c’entra niente».
Sosterremo gli universitari Per l’Umbria e per l’Università degli Studi di Perugia si tratta di «un’ulteriore penalizzazione ad un sistema già fortemente in difficoltà. In questo senso ci dichiariamo pronti a sostenere le mobilitazioni degli studenti. Non solo. Siamo certi che le Istituzioni della nostra regione interverranno sulla questione e sosterranno con atti concreti la contrarietà ad una misura contro la Costituzione e il diritto allo studio».

