L'Università per stranieri (foto F.Troccoli)

La notizia, anticipata dal Giornale dell’Umbria, ha fatto sobbalzare molti a Perugia. Tutto scaturisce dalla Convenzione stipulata dall’Università per stranieri di Perugia con altre sedi universitarie.

Oltre 500 studenti Secondo quanto stabilito nella Convenzione, giaà dal 2015 sarà possibile dirottare verso altre sedi un totale di 560 studenti (Roma 100 posti, Firenze 300 posti, Torino 40 posti, Milano 40 posti ed Assisi 80 posti). Si tratta, in particolare, di una parte dei corsi del progetto “Marco Polo e Turandot” ovvero di studenti dell’estremo Oriente, che in questi anni ci siamo abituati a vedere riempire di giorno la zona della città che va da piazza Grimana a via XIV Settembre (dove si trovano gli edifici con le aule della Stranieri) e di notte le abitazioni soprattutto a Monteluce.

Associazioni e Comune Contro questa decisione si sono schierate, in primis, diverse associazioni cittadine: Società di Mutuo Soccorso, Circolo di Ponte d’Oddi e La Tramontana per arrivare anche alla politica comunale e regionale. Il consigliere comunale Tommaso Bori (Pd) denuncia come così si rischia di «determinare ingenti danni al capoluogo sotto molteplici punti di vista: culturale, sociale, di immagine ed, anche, economico alla città di Perugia». Perciò, Bori interroga l’Amministrazione comunale c«sulle notizie in merito alle questioni esposte e sulle azioni intraprese o quelle che si intende intraprendere come amministrazione comunale a tutela della città di Perugia rispetto ai danni conseguenti da scelte simili».

Regione Se Bori interroga la giunta comunale, in Regione è Dottorini a suonare la carica. «La notizia secondo cui l’Università per Stranieri di Perugia avrebbe appaltato ad altri i suoi corsi destinati agli studenti cinesi – dice – non può passare sotto silenzio. Tutti i potenziali attori, dalla Regione al Comune di Perugia, dal rettore all’intero corpo docenti e al complesso tessuto sociale cittadino devono prendere atto di una situazione tutt’altro che semplice per tentare di trovare una soluzione praticabile. In gioco c’è il prestigio dell’intera Regione e l’impoverimento culturale, sociale ed economico del suo capoluogo». Dottorini associa la notizia al taglio dei fondi da parte del ministero. «Si pensi – afferma – che l’Alta scuola di Lingua e Cultura italiana è passata da 7.400 iscrizioni nel 2011 a 6100 nel 2013 e anche il dipartimento di scienze umane e sociali ha perso iscritti. A questo si è aggiunto il taglio di circa 450mila euro da parte del Miur in seguito allo scarso punteggio ottenuto nella classifica Anvur. Anche le iscrizioni dei ragazzi cinesi sono diminuite. Non crediamo però che la risposta a questi dati allarmanti sia liberarsi dei corsi e degli studenti, in vista di diminuire le spese. La scelta di dislocare alcuni corsi porta sicuramente ad un calo delle spese, ma causa dall’altra parte una perdita enorme per la Stranieri e per la città di Perugia. Di prestigio innanzitutto, ma non solo: gli studenti stranieri sono una risorsa culturale e sociale, ma anche economica, che rischiamo di perdere, cedendola ad altre città italiane dove tali studenti si trasferiranno. Della Stranieri infatti potrebbe non rimanere altro che il marchio, perché i ragazzi iscritti formalmente a Perugia di fatto frequenteranno i corsi nelle sedi partner. Inoltre a tenere i corsi saranno, ovviamente, i docenti delle strutture convenzionate ed è verosimile che questo comporti anche tagli nel personale di Palazzo Gallenga, mettendo a rischio il lavoro degli insegnanti con anni e anni di precariato alle spalle, ovvero di tutti quei collaboratori ed esperti linguistici che da anni seguono gli studenti stranieri».

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