di Daniele Bovi
Niente da fare. Poste conferma la chiusura di 11 uffici postali in Umbria. A darne notizia in una conferenza stampa che si è tenuta venerdì mattina a palazzo Donini, è stato l’assessore regionale alle riforme Antonio Bartolini. Le saracinesche degli uffici postali si abbasseranno il 7 settembre in provincia di Perugia a Castel Ritaldi, Annifo, Capodacqua, piazza Partigiani (Perugia), Sant’Egidio, Villastrada (Castiglione del Lago), Collazzone; per quanto riguarda la provincia di Terni a Collestatte, Sugano, Capitone, Melezzole (Montecchio). Regione e Anci daranno battaglia e hanno promesso innanzitutto di ricorrere al Tar, mentre palazzo Donini minaccia di tirare fuori le forbici: «Siamo – ha detto l’assessore – un ottimo cliente di Poste. Nella seduta di giunta di fine agosto valuteremo se è possibile risparmiare su qualche capitolo».
La chiusura In ballo ad esempio c’è l’accordo tra azienda e Regione sulla sanità digitale, conti correnti importanti, tutta la partita delle raccomandate e non solo; insomma, è su questi capitoli che potrebbe scattare la ‘rappresaglia’. La volontà di tirare avanti sulla strada della chiusura Poste lo ha comunicato giovedì ad Anci e Regione in un documento «laconico» dove risponde al dossier consegnato una settimana fa durante l’incontro tra azienda ed enti locali umbri. Nel dossier si sollevavano questioni relative all’illegittimità delle chiusure, in special modo per quanto riguarda il numero di persone servite e le distanze minime. Riguardo a quest’ultimo punto Poste fa riferimento a una non meglio precisata «distanza nazionale» mentre all’obiezione, fatta da Anci e Regione, che molte zone sono poco o mal servite dai mezzi pubblici, ha risposto che la questione non compete all’azienda.
Strumentale «L’azienda – ha detto Bartolini – chiaramente sta interpretando in maniera molto strumentale i provvedimenti ministeriali e dell’Agcom che disciplinano la materia. E lo fa senza tener conto che i parametri della dislocazione territoriale, dell’assenza di servizio di trasporto pubblico e dell’età anagrafica della popolazione, sono stati invece ritenuti validi da numerose sentenze a favore dei Comuni ricorrenti, emesse in questi ultimi tempi e lo stesso Consiglio di Stato, appena tre mesi fa, ha riconosciuto la validità di questi criteri. Non si è tenuto conto nemmeno della disponibilità espressa da alcuni Comuni di mettere a disposizione gratuitamente spazi di proprietà per l’ubicazione e dunque il mantenimento dell’ufficio postale». Di più: secondo l’assessore sono stati ritenute non idonee strutture non oggetto neppure di un sopralluogo.
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Chiusura totale Insomma, «una chiusura totale mentre giorni fa durante l’incontro di Firenze avevamo visto delle aperture. Siamo estremamente delusi dal loro atteggiamento e dalla loro risposta». Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il sindaco di Montecchio Federico Gori e il segretario generale di Anci Umbria Ranieri. Il primo cittadino ha fatto notare come dalla frazione di Melezzole all’altro ufficio postale di Montecchio ci siano 16 chilometri da percorrere. «Lì – ha detto – c’è un bus la mattina e uno la sera, e parlano di postino telematico quando ci sono zone dove è difficile pure fare una telefonata. Da parte di Poste è una scelta assurda e dissennata». Ranieri invece ha sottolineato l’importanza sociale che gli uffici rivestono e ha ribadito che nella scelta fatta dall’azienda si possono notare «elementi di illegittimità».
Gallinella «La sostanziale bocciatura del piano di Regione e Anci Umbria – commenta il deputato del M5S Filippo Gallinella – rappresenta una sconfitta sul piano politico ed amministrativo e dimostra ancora una volta la schizofrenia della maggioranza, in particolare del Pd, tra il nazionale e il locale. Gli effetti di questa scellerata operazione cadranno come un macigno sui cittadini. Penalizzeranno soprattutto gli anziani e le aree periferiche, rurali e montane a rischio di un ulteriore spopolamento. Purtroppo, e spiace dirlo, avevamo ragione sulla sordità del Governo rispetto alle istanze del territorio».
Udc Terni «Poste Italiane introita miliardi di euro dal risparmio di pensionati, famiglie e imprese, quindi deve garantire un servizio preciso e puntuale anche nelle zone più disagiate, Collestatte compresa». Lo scrive L’Udc ternana che dell’ufficio di Collestatte dice «sportello periferico, ma non marginale; ogni giorno serve utenza del paese e delle frazioni vicine; movimenta più di 150 operazioni giornaliere, con punte di 200 nel fine settimana. I costi di gestione sono bassissimi in quanto l’affitto è di circa 200 euro, con disponibilità del Comune a trasferire l’ufficio in locali di pubblica proprietà azzerando, così, anche il canone. Ben venga – proseguono dal partito di centro – il ricorso al Tar approvato dal consiglio comunale di Terni, ma occorre in tempi brevi una mobilitazione di tutte le istituzioni per costringere Poste a bloccare questa scellerata decisione. La Regione deve minacciare da subito la chiusura di tutte le convenzioni in essere che portano nelle casse di Poste diversi milioni di euro l’anno».
