(foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Tre-quattro milioni di euro. A poche ore dal delicato incontro di martedì alle 17.30 tra sindacati, Umbria mobilità e soci, è intorno a questa cifra che si ragiona a palazzo Donini. La giunta regionale infatti si riunirà martedì appena terminata la seduta del consiglio regionale (fissata per le 10) e in quella sede cucirà probabilmente l’ennesima pezza di questi 15 mesi ad altissima tensione. Le dimensioni del nuovo prestito (che comunque l’azienda dovrebbe restituire entro l’anno in corso) è proprio quella accennata in apertura: tre, forse quattro milioni per tappare le ultime falle e pagare gli stipendi nel giro di una decina di giorni. Questo dovrebbe essere il cuore del ragionamento che palazzo Donini farà ai sindacati e ai lavoratori nel corso della riunione pomeridiana dal quale, come spiegato nel corso della conferenza stampa di venerdì, i 1.300 dipendenti della società si aspettano risposte precise.

Due fattori Oltre che sugli stipendi Cgil, Cisl, Uil, Faisa-Cisal e Orsa pretendono di conoscere il percorso preciso che porterà gli autobus e i traghetti dell’azienda verso uno dei due ‘porti’ interessati ad accoglierli, quello di Busitalia o dei francesi di Ratp Group. L’aggravarsi della situazione delle ultime ore è determinata da più fattori, tutti che partono da lontano: in primis la mancata ricapitalizzazione da 25 milioni di euro che i soci avrebbero dovuto fare. Di quei soldi infatti non s’è vista l’ombra, solo la Regione ha messo cinque milioni e poi, capito che non era possibile ricapitalizzare e che le banche non avrebbero prestato altro denaro, ha aperto il portafoglio garantendo un prestito fino a 20 milioni. Tredici quelli finora utilizzati da UM, tutti da restituire entro la fine dell’anno. Altri sette, nelle condizioni attuali, sono molti difficili da trovare e la cifra intorno alla quale si dovrebbe chiudere è tre o quattro. Soldi comunque non certo sufficienti ad arrivare sani e salvi alla vendita che si dovrebbe concludere entro il 2013.

ANNULLATO IL CONTRATTO DELL’AD VIOLA

Niente soldi L’altro fattore di crisi sono i mancati pagamenti degli enti locali. In tutto infatti nelle ultime settimane dalle casse di UM sono mancati 18 milioni di euro, 12 imputabili ai Comuni umbri che non pagano nonostante i servizi svolti dall’azienda sui loro territori; altri sei sono le tranche dei crediti romani relativi ai mesi da luglio in poi. Da quella data infatti, nonostante un accordo ben preciso tra Roma e UM per un piano rientro della montagna di crediti vantati, non arriva più un soldo. In questo quadro infuria la polemica politica, arroventata ora anche dalla notizia dell’annullamento del contratto da dirigente dell’amministratore delegato Franco Viola.

La polemica Il consigliere regionale dell’Idv chiede all’ad di restituire quanto percepito fino ad ore mentre Maria Rosi, consigliere regionale di Forza Italia e presidente del Comitato di monitoraggio e vigilanza sull’amministrazione regionale di palazzo Cesaroni, ritiene che «la politica debba dare una risposta alle 1.300 famiglie in attesa dello stipendio di settembre da parte dell’azienda ed ai cittadini che, di tasca propria, finiranno per pagare i servizi del trasporto pubblico locale e il prezzo di scelte politiche sbagliate che hanno portato all’attuale dissesto». Rosi, inoltre, fa sapere che presto riconvocherà i vertici di Umbria Mobilità per capire quale sarà il futuro dell’azienda unica.

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