di Daniele Bovi
Busitalia parcheggia, anche se provvisoriamente, il primo autobus dentro la sede di Umbria mobilità. Lunedì pomeriggio infatti è terminata l’analisi dell’unica offerta presentata il 25 ottobre scorso e, dopo 17 giorni, la commissione di gara (composta dal presidente di Gepafin Salvatore Santucci, dal direttore amministrativo di UM Mauro Proietti e dal consulente legale Gragnani) ha aggiudicato in maniera provvisoria il 70% di Umbria mobilità Esercizio alla società del gruppo Ferrovie dello Stato. A comunicarlo è l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti. L’offerta messa sul tavolo dal gruppo guidato da Mauro Moretti è di 21 milioni e 210 mila euro. Appena l’1% in più rispetto alla base d’asta, fissata a 21 milioni. Effettuata l’aggiudicazione provvisoria, ora toccherà al consiglio di amministrazione di UM, che si terrà giovedì, riunirsi e portare a termine tutti gli adempimenti. Gli enti pubblici umbri mettono così un piede fuori dalla gestione dei trasporti della regione, e l’altro potrebbero mettercelo entro un anno. Come scritto nel bando di gara infatti UM ha la possibilità di vendere anche il restante 30%, con l’obbligo per l’acquirente di farsene carico.
La lunga crisi Come accennato, alla fine di ottobre l’unica busta contenente un’offerta vincolante è stata quella depositata dal gigante italiano dei trasporti, anche se in un primo momento, settimane prima, aveva manifestato il suo interesse anche la società transalpina Ratp, un colosso mondiale del settore. Con l’aggiudicazione di lunedì arriva ad un primo capolinea certo la lunga crisi dell’azienda esplosa nell’estate del 2012, quando ai lavoratori non era stata regolarmente pagata la quattordicesima. Da lì, giorno dopo giorno, è emersa in tutta la sua gravità la cronica mancanza di liquidità dell’azienda dovuta a molti fattori, in primis alla mancata riscossione dell’enorme mole di crediti vantati per i servizi svolti nel Lazio. Un cda viene dimissionato dai soci, si cambiano presidente e amministratore delegato e, tra stipendi a singhiozzo, mancate ricapitalizzazioni, scioperi e proteste, si arriva allo scorporo. Ovvero, si crea UM Esercizio, la società con dentro mezzi e uomini che si occuperà di gestire il servizio nella regione. Dall’altra parte invece c’è UM Patrimonio che si occuperà del resto. Ora, se l’aggiudicazione andrà definitivamente in porto, lavoratori e utenti attendono di conoscere i piani dei nuovi proprietari.
Brutti: privatizzazione cosa fatta «Alla fine della fiera – commenta in una nota il segretario regionale dell’Idv Paolo Brutti – la privatizzazione dell’unica società pubblica è cosa fatta, così come si sono rivelate fondate le previsioni sull’identità dell’acquirente. Resta da capire se, nonostante la vendita, sia scongiurato il pericolo di fallimento o se la somma messa sul piatto da Busitalia sia disponibile o resti vincolata in banca, al riparo da eventuali creditori e sentenze fallimentari. Sarà interessante, inoltre, capire come Umbria Mobilità potrà far fronte ai debiti restanti, ora che ha ceduto ad altri la sua attività e la sua fonte di guadagno».
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