di Daniele Bovi
«Ricerca di mezzi finanziari e sponsorizzazioni utili a sviluppare e promuovere la manifestazione Umbria Jazz quale patrimonio fondamentale della città sotto il profilo culturale, artistico ed economico». È essenzialmente questo l’obiettivo del protocollo d’intesa che il Comune di Perugia e la Fondazione Umbria jazz firmeranno nei prossimi giorni.
L’accordo Il documento, approvato nelle scorse ore dalla giunta comunale, prevede dunque una collaborazione tra uno dei soci fondatori di UJ e la Fondazione. Il Comune agirà come «soggetto di primario rilievo nelle relazioni istituzionali con il mondo economico e imprenditoriale della città», con lo scopo di «incrementare la ricerca di mezzi finanziari e sponsorizzazioni utili al perseguimento delle finalità artistiche e culturali della manifestazione». Per Palazzo dei Priori poi un altro obiettivo è quello di «favorire al massimo livello la diffusione e il successo di Umbria Jazz nel mondo e dunque le fondamentali e positive ricadute economiche sulla comunità cittadina della manifestazione».
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Gli impegni L’accordo durerà tre anni e prevede impegni diversi: la Fondazione che organizza il festival dovrà lavorare ancora di più per la ricerca di sponsor e supporti economici, garantendo poi trasparenza e decisioni in autonomia; il Comune invece dovrà assicurare «il massimo impegno» nella realizzazione del festival, anche attraverso i canali istituzionali e la sua rete territoriale, «favorendone così la piena visibilità e prestigio», promuovere la manifestazione attraverso relazioni con il mondo economico e imprenditoriale e supportare la Fondazione «nelle relazioni dirette con i diversi soggetti del territorio – è scritto nel testo dell’accordo – in un’ottica di sinergia e di rete a servizio della completa riuscita della manifestazione e a vantaggio del tessuto economico cittadino».
Il previsionale Rispetto ad altri festival di pari importanza in giro per il mondo (vedi Montreux, ma non solo), certamente UJ ha mezzi economici più limitati. Stando al bilancio previsionale 2025, il valore della produzione (che rappresenta la somma di ricavi e contributi) ammonta a quasi 6,5 milioni di euro: le stime per quanto riguarda i biglietti parlano di 2,1 milioni, mentre i contributi ammontano a 3,1. Di questi, 1,3 arrivano complessivamente dal ministero della Cultura, 720mila euro dalla Regione (che mesi fa ha bacchettato la Fondazione per il “rosso” registrato l’anno scorso), 320mila dal Comune di Perugia e 87.800 da quello di Orvieto, sede dell’edizione invernale. Poi ci sono i 230mila della Fondazione Perugia, i 180mila del Comune di Terni, i 38mila della Camera di commercio, i 42mila della Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto e i 200mila di quella di Terni. Da considerate infine gli 817mila euro in arrivo dalle sponsorizzazioni e i 446mila da voci come merchandising, cibo e bevande e così via.
Le spese I costi? Oltre 1,8 milioni servono per pagare gli artisti (con cachet lievitati nel corso degli ultimi anni), 815mila euro servono per ospitalità, viaggi e trasporti, 583mila sono i costi di produzione, 172mila servono per le gloriose Clinics della Berklee, quasi 270mila per tipografia, grafica, affissioni e così via, 95mila per la direzione artistica e il consulente per la programmazione, 76mila per la gestione della biglietteria e così via. Il totale fa quasi 4,1 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti oltre 1 milione per il noleggio delle strutture (altro problema atavico del festival), strumenti musicali e allestimenti. Per l’affitto di alcuni spazi invece si parla di 36mila euro.
I tagli E dopo la riduzione degli stanziamenti per la cultura decisi dal governo (al Festival dei Due Mondi mancheranno oltre 100mila euro), a muoversi è la deputata del M5S Emma Pavanelli, che ha presentato un’interrogazione sul tema al ministro Alessandro Giuli. La deputata, dopo aver ricordato il valore culturale ed economico di UJ e del Due Mondi sottolinea che «la politica di tagli rischia di compromettere in maniera considerevole la sostenibilità di queste manifestazioni. Questi eventi – scrive – rendono grande l’Umbria e hanno bisogno di investimenti e supporto da parte dei ministri competenti. Basta tagli: il nostro patrimonio culturale deve essere valorizzato, non penalizzato».
