Gli ex autobus di UM (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi

È disegnato in cento pagine e ha un orizzonte temporale dal 2014 al 2017 il percorso che porterà, o meglio, che dovrebbe portare i conti di Umbria mobilità verso lidi tranquilli. Pagine che compongono il nuovo piano di ristrutturazione vergato a fine dicembre dai due advisor di UM e sottoposto, per essere certificato, al commercialista Gianluca Giambenedetti. Un percorso, approvato lunedì dal cda, stretto e non privo di incognite e che ha tra i pilastri fondamentali il rientro dei crediti da parte di Roma Tpl. Luglio dovrà poi essere il mese, secondo gli advisor, in cui procedere alla vendita dell’ultimo 30% di UM Esercizio (il 70% è, come noto, già nelle mani di Busitalia), anche se su questo punto al momento i soci non hanno preso alcuna decisione. L’opzione di vendita sull’ultimo 30% quindi, che ha durata di un anno, rimane sul tavolo in attesa di capire che strada vorrà prendere la compagine societaria.

L’idea dell’Agenzia Di certo UM Patrimonio, la società frutto dello scorporo che si occuperà della gestione del patrimonio e dell’infrastruttura ferroviaria così come degli affitti degli immobili, ha bisogno degli ulteriori 12 milioni di euro che arriverebbero dalla cessione del 30%. Soldi necessari a mettere i conti in ordine. Per UM Patrimonio poi gli advisor tracciano un ulteriore evoluzione della quale finora non si era parlato, ovvero quella di farle svolgere anche il ruolo di Agenzia per la mobilità. Un esperimento già realizzato in altre regioni, dove si sono create queste strutture che hanno sostanzialmente compiti programmatici nella pianificazione del trasporto pubblico e nella gestione più efficiente dei fondi. L’idea è quella di costituire una società di capitali «leggera», retta da un amministratore unico alla quale la Regione girerebbe i soldi per il tpl che poi l’Agenzia a sua volta, dopo aver trattenuto una piccola quota per il funzionamento (tra lo 0,5% e l’1,5%), trasferirebbe a chi effettivamente gestisce il servizio, cioè UM Esercizio.

I numeri Una mossa, tutta da valutare, che potrebbe anche portare benefici fiscali e finanziari e per realizzare la quale la «condizione ottimale» è quella che prevede la cessione del 100% delle quote. Tornando ai numeri del piano, il pilastro fondamentale intorno a cui tutto ruota è il rientro dei crediti romani, che ammontano a 51 milioni di euro. A fine aprile con una scrittura privata si è arrivati ad un accordo per chiudere la partita in cinque anni: ad oggi, dopo un andamento a singhiozzo, Pian di Massiano ne ha incassati in tutto 12. Per il 2014 l’accordo prevede altri 12 milioni, poi 14,4 nel 2015, 13,4 nel 2016 e 1,1 nel 2017. Tutto questo fatto salvo che i soci di Roma Tpl, compresa UM quindi, decidano di dare vita all’aumento di capitale richiesto, cosa che comporterebbe la sottrazione dal monte crediti di dieci milioni. Stare nell’azienda romana e controllare da vicino la situazione è infatti una delle azioni ritenute decisive: questo perché l’incasso dei crediti è giudicato il fattore di rischio più importante. In caso questi non arrivassero gli advisor sostengono che a quel punto saranno i soci a dover mettere mano al portafoglio per fare il tanto richiesto aumento di capitale. Il che in questi tempi di vacche magre pare, come visto negli scorsi mesi, un’opzione difficilmente percorribile.

Dismissioni Altro pilastro sono le dismissioni di fabbricati, terreni e impianti, molti a Roma, della partecipazione azionaria in Sipa e pure del deposito di Passignano. Un pacchetto di beni dalla vendita dei quali si attendono ricavi prudenzialmente stimati in 18,2 milioni. Nonostante la prudenza però nella sua relazione Giambenedetti, che giudica il piano «fattibile e ragionevolmente idoneo ad assicurare il risanamento della società», sottolinea sul punto che molte sono le variabili in grado di influenzare i prezzi di vendita. Oltre al contenimento dei costi e al rimborso dei 17 milioni dati dalla Regione come anticipazione di cassa, il piano si pone come obiettivo strategico la riduzione della grande mole di debiti verso le banche che, al 31 dicembre 2013, ammontavano a 75 milioni di euro. Trenta di questi sono a breve periodo, e consistono perlopiù in anticipazioni di cassa, mentre i restanti 45 sono a lungo, e sono rappresentati da mutui e leasing: «Le anticipazioni a breve – assicurano gli advisor – si riassorbiranno progressivamente nel corso dei primi sei mesi del 2014 ed i mutui e leasing saranno regolarmente pagati adempiendo alla scadenza nei termini contrattuali». Ventidue invece sono i milioni di debiti verso i fornitori.

Pareggio nel 2017 Grazie a questo pacchetto di azioni gli esperti sostengono che UM Patrimonio sarà in grado di portare a termine anche le previste manutenzioni della rete ferroviaria, per un investimento complessivo di oltre 17 milioni, e di arrivare al pareggio economico nel 2017, mentre l’utile netto di UM Esercizio stimato per il 2014 è di 711 mila euro. Per quanto riguarda invece i conti della ‘vecchia’ Umbria mobilità, intesa prima dello scorporo, a settembre 2013 il rosso era di 4,7 milioni, ma per la fine dell’anno gli advisor si aspettano un miglioramento dati gli incrementi tariffari (scattati a settembre) e il minor numero di chilometri percorsi.

Twitter @DanieleBovi

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