La messa per l'elezione del Papa

di Maurizio Troccoli

E’ finito il tempo degli accordi, dei colloqui, degli incontri e delle cordate. E’ iniziato il tempo del segreto e della preghiera. Nessun cardinale può promettere ad altri porporati il suo voto, nè può costruire strategia su candidati. Nessuno tra gli inquilini del Santa Marta e della Sistina può avere comunicazione con l’esterno, tutti giurano segretezza su quqnto avviene all’interno del conclave.

FOTOGALLERY. I VOLTI DEI PAPABILI

Chi governa la Chiesa ora Ci sono state due Congregazioni: la generale e la particolare.
 La prima è formata da tutti i Cardinali, inclusi coloro che non possiedono il diritto di voto attivo. È detta anche preparatoria perchè chiamata a contribuire alla preparazione del Conclave e dura fino all’inizio dell’elezione. Questa forma collegiale di governo non viene meno con l’inizio del Conclave, ma è sostituita da un nuovo soggetto giuridico: il Collegio dei Cardinali elettori con l’entrata in Conclave.

La sede vacante Le Congregazioni generali che hanno preceduto l’inizio dell’elezione, dette perciò preparatorie, si sono tenute quotidianamente, a cominciare dal giorno stabilito dal Camerlengo di Santa Romana Chiesa e dal primo cardinale di ciascun Ordine tra gli elettori. Ciò si compie per rendere possibile al cardinale Camerlengo di sentire il parere del Collegio e dare le comunicazioni ritenute necessarie o opportune, nonché per permettere ai singoli cardinali di esprimere il loro avviso sui problemi che si presentano, di domandare spiegazioni in casi di dubbio, e di fare delle proposte. E’ in questa occasione che  si affida a due ecclesiastici di specchiata dottrina, saggezza autorevolezza morale il compito di dettare ai cardinali ponderate meditazioni circa i problemi della chiesa in tale momento e la scelta illuminata del nuovo Pontefice. Quindi si è disposto l’assegnazione per sorteggio delle stanze ai cardinali elettori. Infine si sono stabiliti giorno e ora dell’inizio delle operazioni di voto.

Le possibilità per i papabili La questione della data – come di recente ha scritto Panorama – è cruciale perché condiziona addirittura il profilo del nuovo papa. Tenendo conto che per l’appuntamento della Pasqua la Chiesa vuole il nuovo Papa più si ritarda l’inizio del conclave, più sarà facile ai candidati ‘robusti’ cioè quelli di maggiore visibilità e quindi con più possibilità di essere noti, di affermarsi perché dovranno essere eletti con la maggioranza qualificata. Più il conclave viene anticipato, più sarà facile per gli outsider di emergere perché occorreranno almeno 8-9 giorni di conclave per arrivare a poter votare solo con la maggioranza assoluta. Più il conclave sarà anticipato, più i cardinali stranieri avranno poco tempo per conoscersi e i cardinali di curia e gli italiani saranno avvantaggiati.  La data di inizio per le congregazioni generali è fissata dal Camerlengo, Tarcisio Bertone.

La messa I riti liturgici preparatori prendono il via con la messa aperta a “tutto il popolo di Dio” per l’elezione del Pontefice”, con la quale si apre il Conclave, come stabilito dalla Congregazione generale dei Cardinali.

Il Conclave  Dall’aula della Benedizione, preceduti dalla Croce e dal libro dei Vangeli, al canto delle litanie dei Santi, i cardinali elettori si dirigono in processione alla Cappella Sistina dove, dopo il canto del “Veni Creator”, pronunciano il Giuramento prescritto, in cui si impegnano a “osservare fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni” dell’ ‘Universi Dominici gregis’ ovvero l’ultimo regolamento approvato da Giovanni Paolo II per l’elezione del nuovo Papa. Il giuramento prevede l’assoluta segretezza su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l’elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel conclave. Dopo che ha prestato il giuramento l’ultimo dei cardinali elettori, viene intimato l’”extra omnes” e tutti gli estranei al Conclave devono lasciare la Cappella Sistina.

La sede dei cardinali Domus Sancta Marta La sede che ospita i cardinali, contrariamente al passato è distante dalla cappella Sistina. Durante il tragitto i cardinali non possono avere contatti con nessuno, nè fisici, nè attraverso strumenti di comunicazione. La struttura è composta da centosei suite, 22 stanze singole e un appartamento, quello che poi ospiterà il nuovo papa prima che entri nell’appartamento papale, i pavimenti di marmo chiaro e porte di legno scuro, una cappellina e una ampia sala da pranzo. Per raggiungere la Sistina da Santa Marta, i porporati percorrono circa un chilometro, costeggiando la chiesa di Santo Stefano degli abissini e la via delle Fondamenta.

Fumata bianca e fumata nera La fumata dovrebbe avvenire da una stufa di ghisa, alta circa un metro, con due sportelli e nicchie anteriori e un tiraggio sulla parte superiore. E’ la stessa stufa che serve ai cardinali riuniti in conclave per bruciare le schede degli scrutini. Alla fumata bianca verrà associato il suono delle campane, per annunciare al mondo, senza equivoci, l’avvenuta elezione. In realtà insieme alla storica stufa ci sarebbe una stufa elettrica che con l’ausilio di coloranti, dovrebbe garantire il colore del fumo così da non dare spazio a equivoci.

Quali poteri Il Papa è vescovo di Roma, vicario di Gesù Cristo, successore del Principe degli Apostoli, sommo Pontefice della Chiesa universale, patriarca dell’Occidente, primate d’Italia, arcivescovo e metropolita della provincia romana, sovrano dello Stato della città del Vaticano, servo dei Servi di Dio, sono queste le nove cariche che fanno capo al pontefice.

Le votazioni «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto”». Questa la formula di giuramento, prevista. Ciascun cardinale elettore deporrà la propria scheda nel piatto, prima di introdurla nell’urna, ad ogni votazione. Ogni sessione per l’elezione si apre con un momento di ascolto della Parola di Dio e di preghiera, e si chiude con un breve atto di ringraziamento e con una invocazione alla beata Vergine Maria”. Le regole prevedono inoltre, le meditazioni di due cardinali per favorire la “scelta illuminata” del nuovo Pontefice. Qualora ciò avvenga già nel pomeriggio del primo giorno, si avrà un solo scrutinio. Nei giorni successivi, poi, se l’elezione non s’è avuta al primo scrutinio, si dovranno tenere due votazioni sia al mattino sia al pomeriggio.

Le fasi La procedura dello scrutinio si svolge in tre fasi, la prima delle quali, che si può chiamare pre-scrutinio, comprende la preparazione e la distribuzione delle schede da parte dei Cerimonieri, i quali ne consegnano almeno due o tre a ciascun Cardinale elettore, l’estrazione a sorte, fra tutti i Cardinali elettori, di tre Scrutatori, di tre incaricati a raccogliere i voti degli infermi, denominati per brevità Infirmarii, e di tre Revisori. Durante le votazioni, i cardinali elettori dovranno rimanere nella Cappella Sistina soli e perciò, subito dopo la distribuzione delle schede e prima che gli elettori incomincino a scrivere, il segretario del Collegio dei Cardinali, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie ed i Cerimonieri devono uscire dall’aula. Dopo la loro uscita, l’ultimo cardinale Diacono chiude la porta, aprendola e richiudendola tutte le volte che sarà necessario, come ad esempio quando gli Infirmarii escono per raccogliere i voti degli infermi e fanno ritorno in Cappella.

La seconda fase La seconda fase, detta scrutinio vero e proprio, comprende la deposizione delle schede nell’apposita urna, il mescolamento ed il conteggio delle stesse, lo spoglio dei voti. Ciascun Cardinale elettore, in ordine di precedenza, dopo aver scritto e piegato la scheda, tenendola sollevata in modo che sia visibile, la porta all’altare, presso il quale stanno gli Scrutatori e sul quale è posto un recipiente coperto da un piatto per raccogliere le schede. Giunto, il Cardinale elettore pronuncia ad alta voce la seguente formula di giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto». Dopo che tutti i cardinali elettori avranno deposto la loro scheda nell’urna, il primo Scrutatore l’agita più volte per mescolare le schede e, subito dopo, l’ultimo Scrutatore procede al conteggio prendendole in maniera visibile una ad una dall’urna e riponendole in un altro recipiente vuoto, già preparato a tale scopo. Se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione. Se invece corrisponde al numero degli elettori, segue lo spoglio.

Le schede L’ultimo degli Scrutatori, man mano che legge le schede, le perfora con un ago nel punto in cui si trova la parola Eligo, e le inserisce in un filo, affinché possano essere più sicuramente conservate. Al termine della lettura dei nomi, i capi del filo vengono legati con un nodo, e le schede così vengono poste in un recipiente o ad un lato della mensa.

La conta Gli Scrutatori fanno la somma di tutti i voti, che ciascuno ha riportato, e se nessuno ha raggiunto i due terzi dei voti in quella votazione, il Papa non è stato eletto. Se invece risulterà che uno ha ottenuto i due terzi, si ha l’elezione del Romano Pontefice canonicamente valida. In ambedue i casi, abbia cioè avuto luogo o no l’elezione, i Revisori devono procedere al controllo sia delle schede sia delle annotazioni fatte dagli Scrutatori, per accertare che questi abbiano eseguito esattamente e fedelmente il loro compito.

Schede bruciate  per garantire il segreto Subito dopo la revisione, prima che i Cardinali elettori lascino la Cappella Sistina, tutte le schede devono essere bruciate dagli scrutatori, con l’aiuto del Segretario del Collegio e dei Cerimonieri, chiamati nel frattempo dall’ultimo Cardinale Diacono. Se però si dovesse procedere immediatamente ad una seconda votazione, le schede della prima votazione saranno bruciate solo alla fine, insieme con quelle della seconda votazione. I cardinali elettori devono consegnare  al cardinale Camerlengo o ad uno dei tre Cardinali Assistenti (uno per ogni ordine e quindi per i diaconi per i presbiteri e per i vescovi) gli scritti di qualunque genere, che abbiano presso di sé, relativi all’esito di ciascuno scrutinio, affinché siano bruciati con le schede.

In caso di mancato accordo Nel caso che i cardinali elettori avessero difficoltà nell’accordarsi sulla persona da eleggere, allora, compiuti per tre giorni senza esito gli scrutini, questi vengono sospesi al massimo per un giorno al fine di avere una pausa di preghiera, di libero colloquio tra i votanti e di una breve esortazione spirituale, fatta dal Cardinale primo dell’Ordine dei Diaconi E’ in questa occasione che i cardinali possono anche colloquiare tra loro ma non patteggiare o promettere e garantire voti sul nome del Papa. Le norme in vigore per la sede vacante, per lo svolgimento del conclave e per l’elezione del nuovo papa sono state promulgate nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis da papa Giovanni Paolo II nel 1996. Benedetto XVI con un ‘Motu proprio’ del 26 giugno 2007 ha stabilito che la maggioranza necessaria all’elezione del papa sarà di due terzi dei votanti per tutti gli scrutini e che a partire dal tredicesimo giorno di conclave si debba procedere al ballottaggio, sempre mantenendo la maggioranza dei due terzi per la validità dell’elezione, tra i due cardinali più votati nell’ultimo scrutinio. Questi ultimi perdono il diritto di voto: è stata così abolita la norma stabilita da Giovanni Paolo II, che prevedeva una riduzione del quorum alla maggioranza assoluta dei votanti a partire dal trentaquattresimo scrutinio (o trentacinquesimo se si era votato anche il giorno di apertura del Conclave). Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.

Cosa non possono fare i cardinali I cardinali devono astenersi, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, il Papa ha decretato che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo. Quindi commina la scomunica ‘latae sententiae’ ai trasgressori di tale divieto. Il Papa ha precisato che «non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione». Tuttavia esorta vivamente i cardinali elettori a non lasciarsi guidare, nell’eleggere il Pontefice, da simpatia o avversione, o influenzare dal favore o dai personali rapporti verso qualcuno, o spingere dall’intervento di persone autorevoli o di gruppi di pressione, o dalla suggestione dei mezzi di comunicazione sociale, da violenza, da timore o da ricerca di popolarità. Ma, avendo dinanzi agli occhi unicamente la gloria di Dio ed il bene della chiesa, dopo aver implorato il divino aiuto, diano il loro voto a colui che anche fuori del Collegio Cardinalizio avranno giudicato idoneo più degli altri a reggere con frutto e utilità la chiesa universale.

La nomina Al raggiungimento della maggioranza dei due terzi dei voti viene eletto il Papa. Allora il decano si rivolge all’eletto dicendo: «Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?» (Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?). A risposta affermativa, gli viene chiesto: «Quo nomine vis vocari?» (Come vuoi essere chiamato?). Il candidato risponderà con il nome pontificale.

Il saluto alla folla Dopo l’accettazione si bruciano le schede, facendo in modo che dalla piazza San Pietro possa vedersi la classica fumata bianca. Al termine del conclave il papa neo-eletto si ritira nella ‘stanza delle lacrime’, ovvero nella sacrestia della Cappella Sistina, per indossare per la prima volta i paramenti papali con i quali si presenterà in pubblico dalla Loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro. Stanza delle lacrime, perché vige la credenza che il Papa scoppierà a piangere per la commozione e per il peso della responsabilità del ruolo che è chiamato a svolgere. In questa nuova circostanza è prevista la preghiera del sommo pontefice nella cappella Paolina e poi il saluto alla folla.

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