La protesta di Legambiente a Spoleto

Numeri impietosi quelli dell’Umbria dello spostamento su rotaia divulgati dal dossier «Pendolaria 2011» di Legambiente. Contestuale  blitz alla stazione di Spoleto con gli attivisti vestiti da Babbo Natale.

Blitz a Spoleto Hanno atteso i pendolari spoletini l’Intercity Perugia – Roma, in ritardo di oltre un’ora, lunedì mattina gli attivisti del circolo di Spoleto di Legambiente. Vestiti da Babbo Natale hanno raccolto le loro richieste di viaggiatori esasperati. Per dire no ai tagli, nello stesso momento si sono svolti numerosi blitz di protesta organizzati da Legambiente insieme ai pendolari a Genova, Torino, Salerno, Reggio Calabria, Roma, Venezia Mestre,  Piacenza, Milano, Pistoia e Ancona.

Fanalino di coda L’Umbria risulta perennemente in coda alla classifica di «Pendolaria», il dossier annuale di Legambiente, per le risorse destinate alla mobilità su ferro e al trasporto pendolare: 24 milioni di euro tra il 2003 e il 2011 destinati al trasporto ferroviario contro i 168,09 milioni di euro destinati alle strade e tagli del 3% nel 2011 al servizio ferroviario, un dato che se confrontato con le altre regioni italiane può sembrare contenuto, ma in una situazione come quella umbra già molto critica, vuol dire mettere a rischio servizi fondamentali per i cittadini. Nel 2011 in Umbria – secondo Legamniente – non si è speso nemmeno un euro per il servizio ferroviario pendolare e solo 325 mila euro per il materiale rotabile, un impegno di spesa che equivale allo 0,01% del bilancio regionale.

I pendolari umbri In Umbria sono 26 mila i viaggiatori che ogni giorno si muovono sui 521 km di rete ferroviaria regionale (Trenitalia e Umbria Mobilità) e 5.500 è il numero degli abbonati. E tanti sono quelli che usano treni a lunga percorrenza. A tutti loro la Regione ha assicurato l’impegno a mantenere i servizi, cercando anche di  integrare in modo più razionale il trasporto su gomma con quello della Ferrovia centrale e a continuare il confronto con Trenitalia affinché i pendolari umbri non vengano ulteriormente penalizzati.

Pressing su Trenitalia «I tagli ai treni pendolari e al trasporto pubblico locale in genere devono essere assolutamente fermati – dichiara Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria –. Anche l’Umbria deve cambiare direzione e guardare al trasporto pubblico locale come la priorità per gli investimenti nelle infrastrutture. In questo senso alcuni segnali positivi li troviamo già nel Documento Annuale di Programmazione 2012 che sarà approvato nei prossimi giorni e che  prevede per la Ferrovia centrale umbra investimenti per il risanamento della sede ferroviaria e  il rinnovo dei binari ed il completamento del potenziamento e dell’ammodernamento della tratta Cesi-Terni. Ma occorre che la Regione, ma anche tutti i comuni umbri,  intervengano in modo più fermo nei confronti di Trenitalia per evitare l’isolamento della nostra regione rispetto ai collegamenti veloci, così come denunciano da anni i pendolari umbri. Investire sul trasporto pubblico locale e sui treni dei pendolari è la migliore risposta che si può dare ai cittadini e alle famiglie in un momento di crisi e alle città strette in una morsa di traffico e inquinamento».

I tagli Una situazione grave in tutta Italia: meno 20% in Veneto, meno 13% nelle Marche, meno 12% in Liguria, meno 10% in Abruzzo e Campania. Sono alcuni numeri relativi ai tagli dei treni per i pendolari attuati nel 2011 nelle Regioni italiane che pure, negli ultimi due anni hanno visto aumentare le schiere degli utenti. Numeri enormi che illustrano senza equivoci la misura in cui il disagio e le difficoltà per chi ogni giorno ha necessità di muoversi per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio aumenteranno.

Il 2012 sarà nero E la situazione non migliorerà nel 2012, anzi: sono in programma ulteriori tagli. «La manovra economica del governo Monti – afferma Legambiente – ha infatti recuperato una parte del buco ereditato dal governo Berlusconi nelle risorse per i treni pendolari, ma mancano ancora 400 milioni di euro per chiudere i bilanci 2011 e oltre 200 milioni per il 2012 se si vogliono garantire almeno i treni in circolazione».

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