La stazione di Città di Castello

di Ivano Porfiri

In Umbria tra il 2003 e il 2013 sono stati spesi 199.09 milioni di euro (cioè l’80,56% delle risorse) per strade e autostrade contro i 47,4 del trasporto ferroviario. Basterebbero questi numeri, per Legambiente, a dimostrare che non si crede o si crede poco al treno e a chi quotidianamente lo usa per andare a lavoro, a scuola o per fare turismo. E’ un’analisi non certo tenera quella che scaturisce da Pendolaria 2013, il dossier con cui ogni anno l’associazione fotografa la situazione nelle varie regioni d’Italia per ciò che riguarda i servizi per i pendolari.

Quanti prendono il treno Secondo il rapporto sono 28.900 persone, di cui 6.800 abbonati, coloro che viaggiano ogni giorno sui 529 km di linea ferroviaria umbra, lavoratori e studenti pendolari, ma anche turisti e viaggiatori occasionali, «costretti ormai da tempo – secondo Legambiente – ad interminabili e cronici ritardi e disservizi».

Taglio e aumento Dal 2011 al 2013 in Umbria – secondo i numeri di Pendolaria – c’è stato un taglio dei servizi del 3% a fronte però di un aumento del costo dei biglietti del 25%. «Una situazione grave – viene sottolineato – visto che solo lo 0,11% del bilancio regionale al trasporto ferroviario pendolare di cui 2,04 milioni di euro per il servizio e 521 mila euro per il materiale rotabile».

Scarsi investimenti Il dossier sottolinea l’esiguità degli investimenti in ferrovie. In Umbria dal 2003 al 2013 si sono spesi 38 milioni di cui 4,08 per servizi e 27,77 per materiale rotabile, il che equivale a 4,2 euro annui per abitante. E si prediligono, invece, altri mezzi di trasporto. «Emblematico il caso dell’Aeroporto di Perugia – si sottolinea – per il cui ampliamento la  Regione Umbria ha speso 12 milioni di euro invece di comprare nuovi treni».

I contratti di servizio Pendolaria mette sotto la lente anche i contratti di servizio, con quello umbro in scadenza nel 2014. I contratti di servizio sottoscritti dalla Regione Umbria sono per un ammontare complessivo di 41,4 milioni di cui 35,95 con Trenitalia e 5,19 con Umbria Mobilità. Le penali applicate in base ai contratti tra 2001 e 2012 per disservizi in Umbria sono state un milione e 658 mila euro, di cui 370 milioni nel solo 2012. La Regione li ha reinvestiti tutti in servizi aggiuntivi.

Orte-Falconara Tra infrastrtture rimaste incompiute, il report prende ad esempio «il mancato collegamento ferroviario Orte-Falconara con la linea Adriatica. L’intervento – si ricorda – è stato finanziato con 210 milioni di euro e la conclusione dei lavori è prevista solo per il 2017. Questa deve essere considerata un’opera strategica non solo per Marche ed Umbria ma per tutto il traffico merci e passeggeri del centro Italia e del Nord-Est, una vera e propria alternativa alla dorsale Roma-Milano. Inoltre sarebbe di fondamentale importanza anche per tutti quei pendolari che effettuano quotidianamente un tragitto interregionale, come sulla tratta Fossato di Vico-Orte dove sono stimati circa 2,1 milioni di passeggeri annui».

Tempi che si dilatano Per l’allungamento dei tempi di percorrenza, suscita stupore, invece, quello sulla tratta Perugia-Milano: oggi il tragitto si percorre in 5 ore e 40 minuti, mentre soli 4 anni fa si impiegavano ben 2 ore in meno (3:30 fino al 2009, salite a 4:20 nel 2011, 5:36 nel 2012 e 5:40 nel 2013). Tra l’altro l’unico treno diretto tra queste due città rimasto in funzione anche con il nuovo orario invernale 2012-2013 è quello in partenza alle 6:35 ovvero il Tacito proveniente da Terni.

Legambiente: situazione grave «I numeri dimostrano che la situazione dopo i tagli di questi anni è sempre più grave – è il commento di Legambiente Umbria – proprio in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, con le persone che hanno sempre di più la necessità di spostarsi sui mezzi pubblici per risparmiare, le risorse che vengono destinate al trasporto pubblico ferroviario sono sempre meno e troppo poche. E’ vero che la Regione Umbria ha destinato negli ultimi due anni risorse aggiuntive per i servizi e l’ammodernamento dei treni (prima del 2012 non erano previste risorse aggiuntive) ma evidentemente non sono sufficienti se continuiamo a registrare i medesimi disservizi, se vengono ridotti il numero dei treni e chiuse le biglietterie nelle stazioni e aumentando i disagi per i viaggiatori. Ed è paradossale che si voglia realizzare un’autostrada inutile e dannosa come la Orte Mestre quando la priorità per la nostra regione è sicuramente un trasporto ferroviario e pubblico efficiente ed efficace».

Meno strade più ferrovie «Il 2014  continua Legambiente Umbria – sarà un anno fondamentale anche per l’Umbria per ripensare e migliorare il servizio ferroviario, scadrà infatti il contratto nazionale di servizio che il ministero delle Infrastrutture ha in corso con Trenitalia per gli intercity e i contratti di servizio e si aprirà una stagione di gare per l’affidamento come da direttive europee. Questa è un’occasione importante per ripensare il modello del trasporto umbro, basta con le grandi opere stradali, chiediamo che il 50% della spesa regionale per le opere pubbliche vada al servizio ferroviario pendolare, al trasporto pubblico e alla mobilità nuova».

Minimetrò Come già accaduto in passato si prende, al contrario, come esempio di mobilità virtuosa il Minimetrò di Perugia. «Il tragitto di questa linea – viene scritto – che corre su due rotaie collega la zona di Pian di Massiano con il Centro Storico , passando per altre 5 stazioni per una lunghezza di circa 4 km.  Proprio le stazioni rappresentano un punto di eccellenza, anche estetica, della linea metropolitana grazie alle aree di interscambio fra auto, autobus del trasporto pubblico e turistici, nonché con la stazione ferroviaria. Le vetture, 25 in tutto, possono ospitare 50 persone ciascuna ed hanno una frequenza di circa 1 ogni minuto regolata da un sistema automatico, il che ha permesso di raggiungere risultati eccellenti nonostante un servizio ancora poco esteso: quasi 10.000 persone al giorno usufruiscono del Minimetrò perugino, circa 3 milioni annui. Dalla fine del 2011 il minimetrò viene utilizzato per misurare la qualità dell’aria di un’ampia fetta di città. Con un protocollo sottoscritto dal Comune di Perugia, Arpa, Minimetrò Spa, Leitner, dipartimento di Ingegneria civile ed ambientale dell’Università di Perugia e Fai Instruments, la linea per i prossimi 2 anni ospiterà una carrozza dotata di un nuovo sistema di monitoraggio in tempo reale delle polveri sottili e dei gas inquinanti. I vantaggi, rispetto alle centraline posizionate a terra, sono quelli di consentire, grazie alla sua posizione sopraelevata rispetto al traffico, di comunicare agli esperti risultati e dati in maniera più affidabile e su una larga fetta di territorio. Il minimetrò si presta bene allo studio perché il percorso effettuato interseca alcune vie molto trafficate così come alcune zone verdi».

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