Un pontile sulle sponde del lago (©️Fabrizio Troccoli)

di D.B.

Il trasferimento di acqua dal sistema Montedoglio al lago Trasimeno inizierà a ottobre. È quanto emerso martedì durante l’insediamento del tavolo tecnico-istituzionale previsto dall’Accordo di programma per la gestione della diga di Montedoglio. All’incontro erano presenti il viceministro dell’Ambiente Vannia Gava, il commissario straordinario per la crisi idrica Nicola Dell’Acqua, i rappresentanti delle Regioni Umbria e Toscana e delle Autorità di bacino dell’Appennino centrale e settentrionale. L’obiettivo è una gestione condivisa delle risorse idriche, con un’attenzione prioritaria agli usi potabili e agricoli.

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Il trasferimento L’accordo prevede che ogni anno vengano trasferiti 10 milioni di metri cubi d’acqua verso il Trasimeno, un bacino che da tempo soffre di gravi squilibri ambientali. A supporto dell’intervento, l’Università di Perugia consegnerà entro agosto gli studi idrologici che daranno il via libera al trasferimento. «Ad agosto saranno consegnati gli studi dell’Università di Perugia e già da ottobre prenderà il via il flusso verso il Trasimeno. È il primo modello operativo di cooperazione tra Regioni sulla gestione dell’acqua» hanno detto Gava e Dell’Acqua.

MONTEDOGLIO-TRASIMENO: COSA PREVEDE L’ACCORDO

I documenti Tre documenti tecnici allegati all’accordo illustrano nel dettaglio le opere già completate, quelle in corso di finanziamento e quelle ancora da pianificare. «Siamo al lavoro per attivare ulteriori risorse ed investimenti per dare risposte concrete ai territori più colpiti dalla crisi idrica» ha concluso il viceministro.

L’accordo Di Montedoglio, ma non solo, si occupa il protocollo d’intesa che sarà firmato da Umbria e Toscana; due regioni che puntano a rafforzare la collaborazione su risorse idriche, sanità, mobilità e prevenzione incendi con un protocollo d’intesa che punta a superare le barriere amministrative e migliorare la qualità della vita nei territori di confine.

Strategico Il nuovo accordo, approvato dalla giunta regionale umbra , è stato definito un patto «snello ma strategico», pensato per affrontare insieme alcune delle sfide più urgenti per le due regioni. Tra queste, la gestione delle risorse idriche – in particolare del bacino di Montedoglio – il coordinamento dei servizi sanitari, il potenziamento delle infrastrutture e delle connessioni tra Umbria e Toscana e la difesa ambientale attraverso una prevenzione integrata degli incendi boschivi.

Sanità In campo sanitario si avvia una collaborazione strutturata tra i due sistemi regionali. Sarà firmato un accordo bilaterale sulla mobilità sanitaria per distribuire in modo più equo le prestazioni tra Umbria e Toscana. L’intesa prevede anche protocolli operativi comuni per gli ospedali di confine, una gestione condivisa dell’elisoccorso e l’estensione dello screening neonatale, che comprenderà anche malattie rare come l’atrofia muscolare spinale.

Infrastrutture Per quanto riguarda le infrastrutture e la mobilità, l’accordo rilancia alcuni collegamenti strategici, come la SS71 Umbro-Casentinese-Romagnola, l’asse Cortona–Bettolle–Perugia e il corridoio Chiusi–Perugia. Viene ribadita la centralità delle stazioni ferroviarie esistenti e viene mantenuto aperto il dialogo sulla localizzazione della futura stazione dell’Alta velocità MedioEtruria che dovrà tenere conto di criteri di accessibilità e sostenibilità. Punto sul quale nelle scorse ore il presidente Eugenio Giani ha ribadito che per la Toscana la stazione va costruita a Rigutino e non a Creti.

Incendi Sul fronte della prevenzione incendi boschivi, l’intesa rafforza il coordinamento tra i due sistemi regionali, prevedendo l’impiego congiunto di mezzi e risorse, la formazione unificata degli operatori e un approccio condiviso alla gestione delle aree rurali e forestali, in particolare in prossimità del confine.

Meloni A spiegare il senso dell’accordo è l’assessora Simona Meloni, secondo la quale si tratta di «un momento straordinario di collaborazione istituzionale che parte dall’acqua e si estende alla sanità, alla sicurezza ambientale, alla mobilità sostenibile». Meloni ha aggiunto che «programmare e progettare il futuro con la concretezza che serve ai territori significa prendersi cura davvero delle persone, dei loro bisogni e delle loro opportunità».

Integrazione Rivendicando l’approccio pragmatico del protocollo, Meloni ha sottolineato che «nei territori di confine l’integrazione tra Regioni non è solo auspicabile: è necessaria». L’assessora ha ricordato poi che in aree come la Valdichiana, l’Alta Valle del Tevere e il Trasimeno «le persone vivono e lavorano senza soluzione di continuità» e che per questo «il nostro dovere è costruire risposte unitarie, concrete, capaci di generare sviluppo e coesione». Il protocollo rappresenta anche uno strumento per attrarre risorse europee e nazionali con progetti congiunti in settori strategici come la transizione ecologica, la rigenerazione delle aree interne e la protezione civile.

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