di Daniele Bovi
Un impianto pilota di filtrazione delle acque da installare a Tuoro, con l’obiettivo di valutarne l’efficacia in vista della immissione delle acque del bacino di Montedoglio nel lago Trasimeno. È questo il tema al centro del nuovo accordo tra Regione e Università di Perugia.
L’accordo Il documento sarà firmato nei prossimi giorni da Palazzo Donini e dal Dipartimento di Chimica, e rappresenta un’estensione di quello del 2024, attraverso il quale è stato affidato all’Ateneo il compito di valutare la compatibilità delle acque. Lo studio, come emerso nel maggio scorso, ha dato esito positivo mettendo però in evidenza, considerata la natura di zona protetta del lago, «l’opportunità di valutare l’adozione di misure volte a ridurre il rischio di contaminazione biologica e di valutare l’entità e le caratteristiche dei carichi solidi». Da qui l’estensione dell’accordo.
I tempi La fase sperimentale si svolgerà tra il 14 luglio e il 24 agosto. In questo periodo, i tecnici dell’Università effettueranno tre sessioni di campionamento, con analisi chimiche, microbiologiche e biologiche in tre punti della filiera: prima e dopo il sistema di filtraggio e sulle acque di controlavaggio. Il sistema sarà impostato per un ciclo di pulizia ogni 72 ore. I risultati intermedi saranno consegnati entro l’8 agosto, mentre il report finale è atteso per il 15 settembre. Il tutto è finanziamento dalla Regione con uno stanziamento di 15mila euro. Il sistema di filtraggio dovrà dunque ridurre i possibili rischi di contaminazione biologica o causata dal trasporto di materiali di diverso tipo. L’impianto pilota sarà montato a Tuoro e, dopo le sei settimane di test, quello definitivo – opportunamente tarato – potrebbe essere installato nel punto di adduzione del fosso Paganico, immissario naturale del lago.
LO STUDIO: «TRASIMENO, UNA CATASTROFE ECOLOGICA»
Il patto L’accordo di programma per la gestione condivisa delle acque del Montedoglio – firmato a inizio giugno dalle Regioni Umbria e Toscana insieme alle Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale e centrale e al commissario straordinario per la scarsità idrica, Nicola dell’Acqua – prevede l’immissione di 10 milioni di metri cubi all’anno nel lago, indicativamente fra novembre e marzo. Gli scenari – progressivi – prevedono un fabbisogno medio annuo fra i 27 e i 33 milioni di metri cubi, con picchi di quasi 50 fra il 2028 e il 2034. A regime si potrebbe arrivare fino a 79,8. La prima immissione della acque dovrebbe avvenire prima della fine dell’anno e proseguire per tutto l’inverno, permettendo un innalzamento di circa 10 centimetri all’anno.
