di Marco Torricelli
Se la sono ritrovata lì, in mezzo a loro, all’una di notte. Sì, lei. Lucia Morselli, è andata a sfidare i lavoratori che stanno presidiando la portineria principale delle acciaierie.
Il blitz Sulle prime hanno pensato che fosse il freddo a giocare brutti scherzi. Poi hanno realizzato che era proprio lei, la donna che probabilmente in questo momento gode del più basso indice di gradimento in città, quella che si stava avvicinando al presidio.
La ressa In un attimo è stata la ressa – con i lavoratori che hanno circondato l’amministratore delegato, mentre via sms avvertivano quelli che erano negli altri presìdi e che si sono precipitati in viale Brin – e lei li ha affrontati con lo stile ormai noto.
Promesse in libertà Ai lavoratori – Lucia Morselli non è stata nemmeno sfiorata con un dito – l’ad ha regalato promesse in libertà: da quella secondo la quale sarebbe pronta a fare marcia indietro sul contratto integrativo, a quella relativa al progetto di un investimento di 200 milioni di euro nell’area a caldo (di un ipotetico nuovo forno di fusione erano già circolate diverse voci), fino a quella sul possibile innalzamento della somma a disposizione di chi volesse lasciare l’azienda.
Il questore Quando la tensione cominciava a farsi davvero elevata, è intervenuto il questore, Carmine Belfiore che, insieme al dirigente della Digos, Marco Colurci, ha preso in mano la situazione e fatto allontanare Lucia Morselli. Che è salita in macchina ed è andata via. Lasciando operai e sindacalisti a confronto tra di loro. Un confronto che ha avuto anche accenti molto polemici.
I sindacati denunciano Nella mattinata di giovedì i sindacati si sono incontrati con il prefetto e, subito dopo il confronto, hanno riferito ai lavoratori in presidio sotto la prefettura, di aver fatto il punto dell’attuale situazione determinata dalla visita notturna della Morselli. I sindacati sono intenzionati a sporgere denuncia per ‘istigazione alla violenza’ nei confronti dell’amministratore delegato di Ast.
La giornata Mezzo pieno o mezzo vuoto. Il dilemma è sempre quello. Il mezzo pieno è rappresentato dal fatto che il governo s’è mosso. Il mezzo vuoto sta nel fatto che, ancora una volta, Matteo Renzi, muove solo le pedine.
La convocazione Poco prima delle dieci di sera di mercoledì, infatti, il ministro Federica Guidi ha fatto sapere di aver convocato, per le dieci di mattina di mercoledì prossimo, l’amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli. Il resto è libera interpretazione.
Incontri separati Subito dopo, presumibilmente, partirà una nuova convocazione: per i vertici istituzionali locali, in quanto – questo era già emerso – la ripresa dei contatti sarebbe avvenuta attraverso incontri separati. Tutto sta a capire se, e se mai quanto, Morselli sarà disposta a concedere. E di quanto può cambiare il lodo proposto dal governo il 9 ottobre scorso.
Ugl Daniele Francescangeli, segretario della Ugl ternana, dice: «Bene la convocazione, ma i lavoratori non tollereranno altre passerelle. Il governo metta mano ai continui è ininterrotti atti unilaterale che dal 17 luglio l’azienda sta portando avanti. Purtroppo oggi si sta scrivendo un’altra triste pagina di questa vertenza ed è ora che Renzi ci dica cosa vuole fare della città di Terni e delle sue acciaierie. Gli ricordiamo che i sindacati e i lavoratori hanno dimostrato una maturità che è da esempio a tutti gli schieramenti politici territoriali e regionali. Quindi il governo metta mano alla trattativa e sciolga le riserve per indicare con l’azienda un precorso fattivo che garantisca volumi, occupazione e un reale futuro della siderurgia ternana».
Le iniziative Un fatto certo, però, è che l’iniziativa del ministro mette in crisi – o rischia di farlo – le ‘ipotesi di lavoro’ sulle quali stavano ragionando i sindacati ternani, che contavano di organizzare una manifestazione sotto palazzo Chigi proprio per la prossima settimana, mentre resta aperta la possibilità di una nuova trasferta a Strasburgo.
Gli scioperi Da mercoledì pomeriggio, intanto, le acciaierie sono di nuovo ferme per lo sciopero a tempo indeterminato proclamato dopo l’ufficializzazione, a parte del responsabile del personale, Arturo Ferrucci, della volontà aziendale di ‘tagliare’ turni e produzione in quell’area ‘a caldo’ che – è sempre più evidente – (gli esuberi, sarà il caso di cominciare a dirlo, sono un falso problema e sul tema la rigidità aziendale è più apparente che sostanziale) è il vero obiettivo della multinazionale. Che la vuole prima mutilare e poi amputare.
Stipendi falcidiati Ad essere, pesantemente, mutilati, nel frattempo saranno gli stipendi dei lavoratori che, a furia di scioperi, si stanno letteralmente svenando: «Un conto preciso non l’ho ancora fatto – diceva uno di loro davanti ai cancelli – ma di sicuro ci ho già lasciato 500 euro». Che, per dire, corrisponde ad un terzo della paga.
Presìdi al freddo Le portinerie – quella principale in viale Brin e quella secondaria ‘Serra’ – il Comune e la Prefettura, sono presidati ‘h24’ dai lavoratori, che hanno trovato un nemico in più: il freddo vigliacco che, proprio mercoledì, è calato sulla città. E sono riapparsi i bidoni pieni di legna messa a bruciare per cercare di mitigarlo, per quanto possibile.
Comune bloccato In un incontro decisamente meno teso di quelli dei giorni scorsi, tra i lavoratori e il sindaco Di Girolamo, è stato concordato che l’attività amministrativa ordinaria del Comune sarà bloccata e la giunta delibererà solo per problematiche serie e impellenti: un segnale.
«Boicottare Thyssen» Ma il sindaco si è spinto oltre, arrivando ad ipotizzare un possibile «boicottaggio, da estendere a tutto il Paese, dei prodotti Thyssen» che vengono commercializzati in Italia: «Di fronte a un atteggiamento come quello tenuto dall’azienda – ha detto Di Girolamo – non si deve escludere il ricorso a misure drastiche».
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Fismic Per il sindacato «l’azienda sta praticando, di fatto, quanto contenuto nel suo piano industriale non tenendo conto neanche dell’opera di mediazione svolta dal governo, ed è intenzionata a depotenziare prima e a chiudere di seguito l’intera produzione di acciaio speciale nello storico stabilimento di Terni».
Civati L’esito della vicenda delle acciaierie Ast, secondo Pippi Civati (Pd), «non poteva che essere quello che si sta prefigurando in queste ore, dato il silenzio del Governo italiano: l’avvio dello smantellamento dell’attività fusoria da parte della proprietà ThyssenKrupp, con conseguente e progressiva riduzione di almeno 500 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto». Di fronte a questa vera e propria emergenza industriale – evidenzia Civati – mi unisco alle sollecitazioni per un intervento politico del governo in sede europea».
Airaudo Visto che Renzi «non ha ancora convocato il tavolo a palazzo Chigi – dice il responsabile nazionale lavoro di Sel, Giorgio Airaudo – ci dica cosa farà in Europa per i lavoratori delle acciaierie. Non può solo dire che è preoccupato, ma deve fare delle cose precise: convocare la multinazionale tedesca a palazzo Chigi e intervenire sulla cancelliera Merkel per mantenere in territorio italiano questo pezzo della produzione siderurgica. Sono i lavoratori ad essere preoccupati per il rischio di perdere il lavoro, lui deve fare il suo mestiere che è quello di difenderli».
Galgano La parlamentare di Scelta civica, Adriana Galgano dice che «è un anno e mezzo che seguo la vicenda Ast e desidero lasciare agli atti che è un errore averla trattata come una ordinaria vertenza aziendale. Le nostre aziende sopportano un peso incredibile da parte dello Stato, poi nella sfida globale invece non le sosteniamo. Far chiudere Ast significherà solo che la Germania è stata più brava di noi nel difendere i propri interessi industriali».
Leonelli Il segretario regionale del Pd, Giacomo Leonelli torna a parlare di Ast: «Nel mio intervento in direzione ho ricordato che la piazza di Terni e i fischi ad alcuni leader sindacali, per noi, sono un allarme rosso: chiunque di noi fosse salito su quel palco, probabilmente, sarebbe stato raggiunto da fischi ben più fragorosi. E dire che noi del Pd oggi a tutti i livelli (dal segretario di circolo a quello nazionale) siamo visti come quelli che devono risolvere il problema, non significa delegittimare i sindacati e le Rsu, ma significa caricarci le spalle di un onere nuovo in una battaglia comune con i lavoratori e con la città».
FdI-An Il coordinamento comunale e provinciale di Terni, annuncia che «a partire da mercoledì pomeriggio, a supporto delle iniziative decise dai lavoratori delle acciaierie e della dimensione nazionale di questa vertenza, dell’irrinunciabilità dell’acciaio italiano, è stato allestito un gazebo in corso Tacito e sarà aperto tutti i giorni dalle ore 17 alle ore 19,30 e sabato mattina, anche dalle 11 alle 13. Anche in vista – spiegano i promotori – di una grande manifestazione sotto alle finestre di palazzo Chigi».
