di Marco Torricelli
Il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, li ha convocati tutti – stavolta ci sono anche i rappresentanti delle istituzioni locali – e l’impressione è che si voglia ‘chiudere’ la partita.
Ore 22.15 La conferma arriva con un una nota del vice presidente di Confidustria Umbria, Stefano Neri: «Proseguire con le attuali forma di protesta all’Ast rischia di produrre danni incalcolabili non solo per l’acciaieria, ma per tutto l’indotto e per la città». Secondo Confindustria Umbria «è urgente interrogarsi seriamente sulle gravissime conseguenze che il protrarsi di posizioni radicali stanno per comportare sul tessuto sociale e produttivo ternano e umbro. Per effetto dello sciopero ad oltranza e della chiusura delle portinerie dello stabilimento siderurgico sono decine le imprese, associate e non, che si vedono impossibilitate a lavorare. Queste imprese occupano direttamente oltre 1.200 lavoratori che sono impiegati stabilmente all’interno dell’Ast».
Stipendi a rischio Alcune di queste imprese, dice Confindustria, «con notevoli sforzi, riescono a pagare gli stipendi di ottobre, ma probabilmente nessuna di esse riuscirà a pagare gli stipendi del mese successivo. Per dimensione e per settore di attività, peraltro, molte di queste aziende non possono utilizzare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria nè la mobilità. Per giunta – l’associazione datoriale è durissima – le organizzazioni sindacali hanno ufficialmente comunicato a Confindustria Umbria ‘la propria indisponibilità alla sottoscrizione di nuovi accordi o ampliamenti di cassa integrazione guadagni per tutti i dipendenti che svolgono attività all’interno del sito Tk-Ast di Terni».
«Mezzi e attrezzature sequestrati» Ma Confindustria, che fino ad oggi aveva taciuto, ora spara a palle incatenate: «Questa situazione determina altresì difficoltà spesso insormontabili per i versamenti dei contributi previdenziali da pagarsi il prossimo 16 novembre, con la conseguenza di non poter conseguire il Durc, documento essenziale per riscuotere dal committente i corrispettivi per i lavori già eseguiti. Non solo, automezzi e attrezzature di imprese locali – si legge ancora nella nota – sono da settimane ‘sequestrati’ all’interno dell’acciaieria con l’impossibilità di essere utilizzati altrove per eseguire qualsiasi lavoro diverso. Sono oltre 500 i lavoratori indiretti dell’indotto, prevalentemente del settore metalmeccanico, che lavorano in officine esterne allo stabilimento siderurgico attualmente ferme. Tutto ciò procura inevitabili danni a catena sia attraverso il mancato pagamento dei fornitori, generando un pericoloso effetto domino».
«Ripensare le forme di protesta» Secondo Stefano Neri ci sono stati «passi in avanti positivi da parte dell’Ast che debbono essere presi a base per trattative degne di questo nome e per la definizione di strategie lungimiranti. Occorre considerare che dato il breve ciclo di produzione dell’acciaieria, la perdita di clientela per l’Ast sta assumendo dimensioni importanti con il concreto rischio che l’azienda possa essere anche chiamata a pagare pesanti penali per mancate forniture. Non recando il maggior danno possibile all’acciaieria si creano le condizioni per il suo rilancio. È giunto il momento – afferma Neri – di ripensare le attuali forme di protesta e soprattutto l’atteggiamento di non dialogo nelle relazioni industriali. Vi è un’evidente sproporzione tra l’enormità del danno che si sta generando e questioni inerenti trattamenti economici o organizzazione di turni».
Nevi: «Neri ha ragione» Il capogruppo di Forza Italia in Regione, Raffaele Nevi, è prontissimo su Facebook: «Ha ragione il presidente di Confindustria Neri! Lo sciopero alle acciaierie si sta trasformando in un danno per l’azienda e quindi per i lavoratori!!!!! Occhio a non fare il gioco di chi vuole lo sfascio!!!!! Speriamo che domani il Gov riesca chiudere accordo……», è il testo del suo post.
Ore 21.06 Ast, con una nota affidata alla AdnKronos, conferma di aver ricevuto «una convocazione per domani mattina presso il Mise, assicurando la sua presenza. L’azienda, che incontrerà alle 9,30 il ministro Federica Guidi e i sindacati, si augura che domani possano emergere elementi di novità nelle negoziazioni in corso».
Ore 20.45 Nell’incontro di oggi, dice Maria Antonietta Vicaro, segretario generale della Ugl metalmeccanici, «è stato fatto il punto su tutti i passaggi fatti finora, è stato un incontro di approfondimento e gli elementi emersi saranno al centro del confronto di domani con l’azienda. Non firmeremo accordi al ribasso, perché la priorità è la continuità dello stabilimento».
Ore 20.21 Il segretario nazionale della Fiom, Rosario Rappa spiega che «si è riaperta la negoziazione con Thyssen sulla Ast di Terni. L’incontro di oggi è stato determinato dall’iniziativa di lotta messa in campo ieri e noi volevamo capire se c’era una visione comune e il governo ha detto che, come noi sosteniamo, non ci può essere un piano industriale su due anni e che il piano degli esuberi va concordato e non può essere traumatico».
Ore 19.50 Nulla di fatto. Tutto aggiornato a venerdì mattina, ore 9,30. Con la presenza dell’ad di Ast. Se il governo deciderà di scoprire le carte – ammesso che ne abbia – lo farà solo in quella occasione.
Ore 19.45 Come si dice ‘si è fatta una certa‘ e la richiesta, poco fa, dai sindacalisti è stata fatta con chiarezza: «Se dovete dirci qualcosa di concreto, fatelo, perché fino ad ora non abbiamo sentito parole diverse dal solito. I lavoratori, in mancanza di garanzie, non solo non accetterebbero quella che voi definite una ‘rimodulazione dello sciopero’, ma quello che dovete aspettarvi è, invece, un ulteriore inasprimento delle iniziative». Il governo prende tempo.
19.10 Di uscire dal Mise senza uno straccio di risultato – seppur solo a livello di impegni, visto che l’accordo, se lo faranno, potranno siglarlo solo con l’azienda – i sindacati non se la sentono proprio. E quindi stanno incalzando il ministro Guidi: «Fino ad ora, per la verità – è la rivelazione – ha ricevuto solo parole poco gentili». Soprattutto perché è tornata alla carica sulla «rimodulazione dello sciopero».
L’assemblea Tra i temi che si intrecciano con il drammatico sciopero ternano ce n’è uno, tutto economico-finanziario, che mette fretta all’azienda e, forse, pure al governo. Mercoledì prossimo, ad Essen è in programma l’assemblea dei soci della ThyssenKrupp: ci sarà il gran capo, Heinrich Hiesinger, con tutto il Cda, ma ci saranno pure i rappresentanti della Fondazione Krupp (l’azionista di maggioranza) e i membri del supervisory board. Arrivare a quella riunione con la situazione ternana non ancora ‘normalizzata, e con le azioni in calo, per Lucia Morselli potrebbe non essere piacevole.
Ore 18.15 Prosegue l’attività di moral suasion da parte dei rappresentanti del governo: «Se non si registrano atteggiamenti collaborativi – è il senso delle cose che stanno ascoltando i rappresentanti sindacali – l’unico messaggio che verrà percepito dall’opinione pubblica sarà legato al fatto che Ast ha ridotto il numero degli esuberi e che ha accettato di pagare gli stipendi nonostante non sia stato sospeso lo sciopero».
Ore 18.00 Il consiglio comunale, dopo aver approvato anche un atto del Movimento 5 Stelle sulla questione relativa all’assistenza sociosanitaria indiretta, è stato sospeso per trenta minuti, nel corso dei quali i capigruppo incontreranno i lavoratori di Ast.
Ore 17.45 I dubbi e le perplessità con i quali i sindacati erano entrati nel palazzo del Mise «almeno per il momento restano tutti, perché non abbiamo ancora ascoltato novità in grado di farci modificare il nostro atteggiamento».
Ore 17.20 Nulla di particolarmente rilevante, intanto, emerge dall’esposizione che il governo sta facendo, al Mise, ai sindacati: «Per il momento non c’è niente di nuovo, visto che ci è stato detto che pensare al fondo strategico è impossibile», è un lapidario commento che esce dal palazzone di via Veneto.
Ore 17.15 Il consiglio comunale prosegue, perché i lavoratori hanno deciso di permettere anche al Movimento 5 Stelle di presentare un proprio documento sulla questione relativa all’assistenza sociosanitaria indiretta.
Ore 17.05 Il segretario generale della Ugl metalmeccanici, Maria Antonietta Vicaro, dice che il suo sindacato «si aspetta chiarezza dal governo sulle azioni che intende mettere in campo e dalla casa madre ThyssenKrupp. Questo è il tempo della chiarezza».
Ore 17.00 Si sparge la voce del possibile blocco del consiglio comunale – in corso c’è la prima seduta dopo la sospensione legata alla vertenza Ast – da parte dei lavoratori. Ma almeno per il momento i lavori sono regolarmente in corso. Si parla di assistenza sociosanitaria indiretta e viene approvato un atto della maggioranza.
Ore 16,45 Nella mattinata di venerdì, riferiscono fonti sindacali, «si potrebbe tenere un nuovo vertice, ma stavolta allargato alla presenza dell’ad di Ast, Lucia Morselli». Ovvio che molto dipenderà da come andrà a finire oggi: «Chiediamo che il governo accentui le iniziative nei confronti di ThyssenKrupp per far modificare il piano – dice Rosario Rappa (Fiom) – e a quel punto aprire un negoziato ad oltranza con l’obiettivo di arrivare ad un accordo. Solo attraverso modifiche ci sono le condizioni per arrivare ad un dialogo finale. Ci sono gli strumenti per garantire l’occupazione come la mobilità volontaria e i contratti di solidarietà, gli stessi utilizzati per Electrolux».
Ore 16.30 Si comincia: ci sono il ministro Federica Guidi, il vice ministro Claudio De Vincenti, il sottosegretario Teresa Bellanova e i dirigenti Giampietro Castano, del Mise e Paolo Onelli, del ministero del lavoro.
Ore 16.15 Nessuna notizia del ministro Federica Guidi. Ammesso che sia lei ad aprire le danze, si sta facendo aspettare.
Ore 16.00 Arrivano alla spicciolata, quasi controvoglia. Le delegazioni sindacali stanno entrando nel palazzone del Mise, ma senza farsi soverchie illusioni. Quello che il governo farà di sicuro lo si sa già: chiunque si siederà di fronte a loro, per cominciare chiederà che venga sospeso lo sciopero. Poi, magari, uscirà anche qualche mezza promessa.
Bagnasco Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, a conclusione dell’assemblea dei vescovi ad Assisi, ha detto che «pensando alle realtà industriali come Terni, Genova, Taranto, penso che occorrerebbe tenere quanto più possibile in casa i gioielli, evitando un approccio solo di tipo finanziario».
I dubbi Quello in corso, infatti, sarà solo un mezzo vertice, con la presenza di qualche esponente del governo e dei sindacati. I rappresentanti delle istituzioni locali non ci saranno e, soprattutto, nemmeno l’azienda; che il governo incontrerebbe in separata sede. Magari venerdì, per poi riconvocare una riunione plenaria per martedì prossimo. E la cosa, è ovvio, fa cambiare radicalmente scenari e aspettative.
De Vincenti Anche se il viceministro allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti parla di «volontà del governo di continuare a offrire ogni sostegno affinché le parti raggiungano un accordo che possa garantire la continuità produttiva e il consolidamento dell’occupazione dell’Ast di Terni. La vicenda di Acciai Speciali Terni è certamente una delle più complicate vicende che il governo sta affrontando e la Ast è un’azienda che non può più sopportare incertezze e indecisioni gestionali».
Bellanova Il sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, dice che «è necessario uno sforzo da parte di tutti per fare in modo che una vicenda sindacale non si trasformi in una questione di ordine pubblico. Invito gli operai e le forze sindacali a rimuovere il blocco totale del lavoro e delle merci e continuare la discussione di merito. Sin dall’inizio di questa vertenza il governo ha svolto opera di mediazione e raccordo, in una vertenza che può definirsi, senza esagerazione, anomala. Continuo a credere nel valore del dialogo e del confronto, anche quando le controversie sembrano insanabili, non solo perché il costante impegno ha già prodotto risultati importanti ma perché è il dialogo l’unica arma della responsabilità. Da parte di tutti. Senza dialogo si lascia spazio solo all’irrequietezza e alla rabbia, elementi che non aiutano nessuno in nessun caso».
Il M5S ‘sfiducia’ Guidi Il Movimento 5 Stelle annuncia «una serie di iniziative forti nei confronti di coloro che sono responsabili» dello stato in cui si ritrova la questione Ast, «a partire da una mozione di sfiducia per la ministro Guidi che verrà presentata nelle prossime ore alla Camera».
La Cisl Per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, «è importantissimo, non solo per i lavoratori e l’azienda ma anche per il Paese,che l’incontro di oggi sia positivo, perché rischiamo di perdere un filone importante per l’economia del Paese come quello dell’acciaio e sarebbe inaccettabile che questo avvenisse». Mentre il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, dice che «oggi si stringeranno i bulloni e si cercherà di verificare se è possibile ricucire lo strappo. L’azienda deve confermare che non vuole ridimensionare il sito ternano, ma intende invece svilupparlo e rafforzarlo».
La Uilm Mario Ghini, il segretario nazionale della Uilm, spiega che «rispondiamo positivamente a questa nuova convocazione con l’intento di ritrovare quell’intesa tra le parti che da quattro mesi è andata persa. E’ indispensabile verificare se le tante aperture annunciate dall’esecutivo rispetto alla vertenza in corso siano effettivamente praticabili».
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La protesta Perché, quanto accaduto mercoledì è di un’evidenza solare, i lavoratori dell’Ast non accetterebbero passivamente nuove delusioni. La frase simbolo può essere quella riservata ad una funzionaria di pubblica sicurezza – la ‘gestione della piazza’ è stata impeccabile – che li invitava a lasciare l’autostrada: «Con tutta la gentilezza che possiamo riservare a una signora, noi da qui non ce ne andiamo». Niente di più chiaro.
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Federacciai Un tema che potrebbe risultare decisivo è quello anticipato dalla sortita del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, durante un’audizione al Senato: «La scelta dei tedeschi di abbandonare il settore dell’acciaio è in corso di revisione». La partita europea «sull’acciaio inossidabile infatti tende a riaprirsi». Se è vero, magari nel vertice al Mise l’ad di Ast potrebbe decidere di parlarne.
Da dove si parte Martedì, prima dell’interruzione che dato fuoco alle polveri, si era detto questo: il governo ha proposto all’azienda di partecipare al progetto Interconnector, con un investimento di 30 milioni di euro, per acquistare elettricità dall’estero a prezzi vantaggiosi; l’azienda ha quantificato in 140 milioni gli investimenti, compreso il trasferimento della linea 5 da Torino e la conferma di 80 e 50 mila euro di incentivi. Per l’azienda, poi, gli esuberi totali sono sempre 290, anche se 140 sono i lavoratori già usciti con gli incentivi. Un milione ti tonnellate di acciaio fuso all’anno e, entro il 2016, verifica della situazione e possibile fermata di un forno. I risparmi sul costo del lavoro che l’azienda vuole fare, passano da 12 a 14 milioni. Il contratto integrativo, di fatto, per Ast non esiste e non esisterà più. Si parte da qui e di strada da fare ce n’è tanta.
La solidarietà L’associazione Bethel, dopo la raccolta di generi alimentari di prima necessità effettuata sabato scorso «e che ci ha permesso di distribuire pacchi . dice Danilo Lisci, il responsabile – che garantiscono un decisivo supporto a 178 famiglie di operai, per un totale di 619 persone», vuole provare a fare di più: «Chiederemo al Comune di Terni il gratuito patrocinio per le nostre iniziative future e la possibilità di utilizzare un locale nel quale organizzare le attività di distribuzione. Siamo fiduciosi che, visto l’evidente scopo benefico e disinteressato del nostro agire, potremo essere ascoltati».
