di Marco Torricelli
Il referendum è utile per contarsi, ma viene buono pure per contare. Entro la serata di mercoledì si conoscerà il risultato, ma mentre i lavoratori vanno a votare in gran numero – nell’ultimo giorno utile si potrà esprimere il proprio parere dalle 11 alle 17 e già oltre il 70% degli aventi diritto avrebbero deposito la scheda nelle urne – viene fuori un dato interessante.
L’organico Se non ci sono errori nei seggi, l’organico complessivo del gruppo Ast di Terni è al minimo storico: 2389 unità. A poter votare, infatti, sono in 1466 al seggio Ast, 387 a quello di Pix, 184 alla Società delle fucine, 149 al Tubificio, 142 al Centro di Finitura e 61 ad Aspasiel.
Minimo storico Saremmo già, insomma, sotto quella ‘soglia’ di 2400 unità che era stata garantita come la minima alla quale avrebbe dovuto tendere l’azienda con il piano di esuberi incentivati. E, a quanto pare, il numero effettivo potrebbe essere anche più basso, perché sono ancora presenti al lavoro – ed hanno pure votato – anche molti di coloro che hanno già firmato per prendere il ‘bonus’ e andar via. Insomma: le acciaierie sono al minimo storico.
Le ditte esterne Nella giornata di martedì si sono svolte le assemblee per i lavoratori delle ditte esterne e organizzate dai sindacati, ma non tutto è filato liscio: per i lavoratori di Ilserv, in particolare, non è stato possibile partecipare «perché Ast non ha permesso che fossero fermati gli impianti che sono ‘serviti’ direttamente dall’azienda esterna – spiega Alessandro Rampiconi, della Cgil ternana – e questo non ha consentito agli addetti di allontanarsi dal posto di lavoro per prendere parte alle assemblee. Per questo, nella giornata di mercoledì, ci rivolgeremo al prefetto di Terni per segnalare il comportamento aziendale che noi definiamo quanto meno scorretto».
I ‘ribassi’ Continuano, intanto, quelle che vengono definite trattative tra l’Ast e le stesse ditte esterne: si era partiti da una richiesta che prevedeva un taglio del 20% – cioè le ditte, se volevano continuare a lavorare all’interno delle acciaierie, avrebbero dovuto rinunciare ad un quinto del fatturato – poi si sarebbe passati a trattative individuali, con ogni titolare di azienda che deve contrattare il proprio singolo ribasso. Chi ce la farà a ‘starci dentro’, bene. Chi non ce la farà, pazienza. Lascierà spazio a qualcun altro – concorrenti locali, magari aderenti alla stessa Confindustria che non pare interessata a fare opera di mediazione, o forse concorrenti che arrivano da altri lidi – e con tutti i rischi del caso.
LA STORIA DI AST FINO ALL’ACCORDO DEL 3 DICEMBRE
Il parlamento europeo Nella giornata di mercoledì il parlamento europeo voterà la risoluzione sull’acciaio – primo firmatario è l’italiano Antonio Tajani (Fi) – che dovrebbe ricevere il via libera con i voti dei Socialisti democratici, del Ppe passando dei Verdi e dei gruppi Alde e Gue. Contro dovrebbero votare il Movimento Cinque Stelle ed altri gruppi minori.
La concorrenza Nella risoluzione si «invita invita la Commissione europea a verificare se l’applicazione delle norme sulla concorrenza abbia portato a soluzioni ingiuste nel mercato siderurgico europeo che potrebbero avere effetti negativi sulla sua efficienza» e, in tal caso, la si «esorta a presentare misure correttive nonché a impedire che situazioni simili si ripresentino in futuro». Si invita, poi, la Commissione «a occuparsi in modo tempestivo ed efficace delle importazioni di acciaio nel mercato dell’Ue che sono state oggetto di dumping e sovvenzioni illegali e ad avvalersi, ove opportuno, degli strumenti di difesa commerciale dell’Ue conformemente alla normativa vigente dell’Unione».
