Lo sciopero del 17 ottobre

di Marco Torricelli

Che volessero darci un taglio era abbastanza chiaro. Il problema era come infiocchettare la cosa e farla somigliare ad un pacco regalo. Perché altrimenti sarebbe stato troppo facile parlare di pacco. E basta. Come la pensano i lavoratori lo si saprà alle 14, quando si svolgerà l’assemblea. Che dovrà dire se sulle basi che verranno prospettate si potrà andare, mercoledì prossimo, a cercare di chiudere definitivamente l’intesa. E, magari, nel frattempo ‘rimodulare’ – come si dice – gli scioperi.

LA VERTENZA AST

La maratona Solo che per metterli – e nemmeno tutti, i fiocchetti – c’è voluto più tempo del previsto: la maratona è iniziata intorno alle 11 di martedì ed è andata avanti fino all’alba, quando si è interrotta per poche ore. Poco prima delle 11 di mercoledì, poi, si sono ritrovati di nuovo tutti nel brutto palazzone di via Veneto dove ha sede il Mise e sono andati avanti per altre tre ore. Alle 14, nuovo stop, ma dalle 15,30 ci hanno dato dentro di brutto.

Da dove si partiva Dopo il veloce incontro di Monaco, infatti, era apparso evidente che, più o meno, si sarebbe ripartiti da quell’ipotesi di ‘accordo quadro’ proposta dal governo il nove ottobre scorso: e da quello – aggiusta questo e sposta quell’altro, togli di qua e aggiungi di là – un pezzetto per volta avrebbero potuto trovare una formulazione da portare, poi, all’assemblea in fabbrica.

L’IPOTESI DI OTTOBRE

L’accordo E alla fine eccola qua, quella che viene presentata come «un’ipotesi di accordo» e che prevede, in sintesi, la produzione minima di un milione di tonnellate di acciaio fuso all’anno e il mantenimento in funzione  – con riserva – di entrambi i forni di fusione; una somma complessiva a disposizione per la contrattazione di secondo livello pari a 8,2 milioni; la garanzia del recupero del personale delle ditte esterne – il caso più eclatante è quello della Ilserv – che dovessero essere sostituite; una politica commerciale che porti Ast a guardare verso mercati diversi da quelli previsti in origine, puntando al sud Europa e ai Paesi del Mediterraneo.

I dettagli dell’ipotesi sul punto raggiunto nelle 36 ore di trattativa li rivelano i sindacati: è stato consegnato ai rappresentanti dei lavoratori un documento in cui viene messa nero su bianco la durata quadriennale del Piano Industriale, il milione di tonnellate minimo di produzione a caldo, il Piano d’investimenti comprensivi del trasferimento e il revamping della Linea di Torino. Dopo riunioni ristrette con le segreterie nazionali, l’azienda ha consegnato una proposta di integrativo in cui le maggiorazioni rimangono inalterate rispetto al passato: una presenza domenicale pari a 25 euro da erogare pure nei giorni festivi; il premio di produzione di 723 euro viene trasformato in un premio di produttività variabile ed esigibile in base ai giorni effettivamente lavorati più altre voci come buoni libro, borse di studio, premio di anzianità. Il numero della mobilità eventualmente da aprire è di 125 unità. Rimane la clausola Berco. «Registrando uno stato di avanzamento rispetto alle questioni chieste – proseguono i sindacati – le segreterie nazionali ritengono opportuno verificare le condizioni su come procedere fino al prossimo incontro al Mise previsto per mercoledi 26 di pomeriggio».

Morselli scrive Mentre loro, i sindacati nazionali, si affidano alle agenzie di tampa, Lucia Morselli stavolta non si avvale nemmeno di quella di fiducia e scrive direttamente ai lavoratori. Nella notte è stata affissa ai cancelli dell’azienda una sua ‘lettera aperta’.  Ma la vera storia della lettera sarebbe in realtà un’altra: sarebbe dovuta uscire, con grande risalto, su alcuni quotidiani nella mattina di oggi e, al riguardo, le pagine pubblicitarie erano già state comprate. Se l’indiscrezione corrisponde a verità, la lettera era già bella e pronta fin da ieri e questo ovviamente, cambia la prospettiva dalla quale leggerla.

La lettera Ecco, comunque, il testo della lettera di Lucia Morselli: «L’amministratore delegato, dopo 4 mesi dall’inizio del suo incarico, anche su sollecitazione di alcuni dipendenti, ritiene opportuno fornire un quadro informativo sulla situazione aziendale in essere. Per quanto riguarda gli azionisti, l’amministratore delegato conferma l’impegno della ThyssenKrupp a rilanciare AST come produttore di riferimento di acciaio inox nel mercato europeo e conferma come la stessa ThyssenKrupp non abbia intenzione di iniziare alcun processo di vendita di AST. Per quanto riguarda le attività aziendali, l’ad conferma l’intenzione di mantenere l’integrità del sito produttivo di Terni escludendo qualsiasi ipotesi di smantellamento degli impianti. Nei prossimi due esercizi saranno in funzione entrambi i forni. L’obiettivo è quello, nonostante i risultati negativi degli ultimi sei anni, di dimostrare come sia possibile arrivare a un ragionevole livello di profittabilità con tale assetto produttivo e quindi con entrambi i forni in funzione. Se questo risultato sarà raggiunto e se il mercato ne giustificherà l’utilizzazione, i due forni continueranno a operare insieme. E’ per questo che è essenziale che nel corso dei due prossimi esercizi venga fatto ogni sforzo per raggiungere i necessari livelli di efficienza ed i conseguenti livelli di risparmio di costi che sono stati fissati in una riduzione di circa 100 milioni di euro. L’obbiettivo è ambizioso ma è indispensabile per salvare l’azienda, riportarla in sicurezza e da qui rilanciarla con aggressività e determinazione per garantirsi un ruolo da protagonista nel mercato mondiale. Nelle riduzioni di costo previste figura un risparmio del costo del lavoro di circa 30 milioni di euro che AST ha pianificato di raggiungere con 290 esuberi e una riduzione dell’onere del contratto integrativo per circa 14 milioni di euro. Sono sacrifici molto dolorosi ma, dagli esuberi, vanno dedotti 165 colleghi che, ad oggi, hanno già pianificato di lasciare l’azienda e, per quel che riguarda l’integrativo, il sacrificio è richiesto perché riduce di 260 il numero complessivo degli esuberi, come inizialmente previsto, consentendo così ad AST di mantenere un organico strutturato per una capacità produttiva di circa un milione di tonnellate. L’azienda ha deciso inoltre di sostenere i colleghi che intendono risolvere il loro rapporto di lavoro con un contributo straordinario di 80 mila euro. Nonostante le riduzioni di costo previste, e a garanzia del piano di rilancio, nei prossimi anni saranno effettuati importanti investimenti per migliorare la qualità dei nostri impianti produttivi, incrementare i livelli di sicurezza e aumentare la protezione dell’ambiente. Sono confermate le spese di ricerca e sviluppo per fornire prodotti innovativi ai clienti ed è previsto il trasferimento della linea produttiva del freddo, da Torino a Terni, incrementando così la capacità produttiva del sito. L’amministratore delegato è molto preoccupato degli effetti che la prolungata chiusura aziendale sta avendo sul futuro dell’azienda. La mancanza di produzione e spedizione ai clienti sta facendo, non solo perdere ricavi attuali ma, soprattutto, commesse e contratti che sono indispensabili per garantire il futuro della società. Non c’è AST senza clienti. Nel rispetto più assoluto delle forme di mobilitazione che vengono adottate, L’amministratore delegato non può che constatarne le conseguenze che, purtroppo, sono quelle di allontanare progressivamente AST dal proprio mercato. AST si augura che presto l’azienda possa ritornare alla normale operatività così da costruire insieme ai dipendenti, fornitori e clienti , il proprio futuro non solo di efficienza, di produttività, di sicurezza e di serenità familiare e sociale, ma, soprattutto, di grande successo e prestigio che AST e la città di Terni possiedono come eredità preziosa da valorizzare e accrescere».

Governo e enti locali Oltre ad un piano, definito «di assoluta rilevanza», di incentivi tariffari; c’è anche il completamento della Terni-Orte-Civitavecchia, peraltro importante non solo per gli interessi della ThyssenKrupp, tra gli impegni che il governo ha messo sul piatto durante il confronto con la multinazionale. L’impegno, confermato anche dalla presidente della Regione, è relativo allo sblocco dei finanziamenti per il completamento della superstrada – 180 milioni di euro, per i 22 chilometri che mancano – parte dei quali sono a carico anche della Regione Lazio, tanto che l’argomento è stato spesso oggetto di discussione tra Catiuscia Marini e il suo omologo laziale, Nicola Zingaretti.

Investimenti regionali La presidente Marini ha garantito che la Regione è pronta a mettere sul piatto «5 milioni di euro, che andrebbero ad integrare quelli del ‘pacchetto’ di investimenti che Ast andrà a realizzare sullo stabilimento ternano e con questo contiamo di poter dare un contributo, concreto», ma non solo.

La ‘bretella’ Perché Catiuscia Marini avrebbe anche assicurato che la Regione si attiverà «per accelerare lo sblocco della questione relativa alla realizzazione del collegamento viario tra l’Ast e la superstrada Terni-Rieti, attraverso la ‘bretella’ di San Carlo». Un’opera il cui costo era stato valutato intorno al milione e mezzo di euro ed alla cui copertura potrebbe contribuire anche il Comune di Terni.

Gli incentivi Restano gli 80 mila euro lordi per chi decide di andar via entro la fine dell’anno, ma potrebbero aumentare. Potrebbero.

L’AST IN UN MINUTO

L’attacco al management Una parentesi decisamente polemica è stata riservata – nella giornata decisiva – al management ternano, considerato responsabile, da parte sindacale di atteggiamenti e metodi di lavoro che hanno reso ancor più complicata una trattativa che si presentava già abbastanza difficile di suo. L’accusa – tanto per non girarci troppo intorno – è stata quella di aver mischiato in maniera impropria informazioni e numeri, soprattutto nella composizione del salario accessorio, rendendo difficile alla stessa Lucia Morselli un’interpretazione corretta.

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