Tk-Ast

di Marco Torricelli

Una lettera. Sarà questo, molto probabilmente, il modo con il quale i sindacati – della faccenda non si è ancora parlato tra i segretari nazionali – comunicheranno al ministro Federica Guidi che quell’accordo raggiunto il 3 dicembre scorso è valido a tutti gli effetti. Del resto, loro – sindacalisti nazionali e ministro – non avevano pensato nemmeno per un secondo che la cosa potesse finire in modo diverso.

Le ricadute Intanto a Terni l’Ast procede spedita con l’applicazione dell’accordo, ma non solo: le ditte esterne, o almeno alcune di essere, hanno avuto la brutta sorpresa di scoprire che le promesse su una possibile trattativa sul ribasso del 20% imposto alle loro ‘commesse’ fosse possibile: «A qualcuno di noi – confessa un piccolo imprenditore – è stato detto che o abbassiamo del venti o ce ne possiamo anche andare e per chi, come me, ha di fatto un solo cliente, che si chiama Ast, non c’è possbilità di trattativa. Devo accettare, rischiando di dover chiudere comunque, perché davvero non so se riuscirò a far sopravvivere l’azienda».

Domande scomode Il quesito arriva a bruciapelo: «Ma si è poi saputo quanti soldi sono stati versati sul conto corrente di solidarietà con i lavoratori dell’Ast e, soprattutto, che fine fanno?». Già, perché mica si è saputo. E, visto che una casa editrice – la Intermedia – e l’autore di un libro – Gian Luca Diamanti, che ha scritto ‘Sotto la ruggine’, con tre storie che si intrecciano proprio con quella delle acciaierie – hanno deciso di distampare il volume e di devolvere tutto l’incasso al fondo di solidarietà, la domanda appare pertinente.

LA VERTENZA AST

Il ‘fondo’ Lo avevano chiamato ‘fondo di solidarietà’, ma alla fine – tutte le fatture non sono ancora arrivate – il rischio è che i soldi raccolti nel conto corrente aperto dai sindacati territoriali dei metalmeccanici durante la vertenza Ast, forse basteranno solo a pagare le spese di noleggio degli autobus che hanno portato i lavoratori a Roma, Bruxelles e Firenze per le varie manifestazioni. E potrebbe avanzare ben poco».

I social Ovviamente il dibattito tiene banco sui social network, con molti lavoratori che chiedono spiegazioni, lanciano frecciatine e, comunque, mostrano di voler sapere come viene gestito il denaro: «Veramente – dice un operaio di Ast – io l’ho chiesto anche a qualche delegato delle Rsu, ma mi è stato risposto che la cosa viene gestita direttamente dalle segreterie territoriali dei sindacati

I pagamenti Una voce, da dentro un sindacato, dice che «approssimativamente dovrebbero essere ‘entrati’ circa 30 mila euro, ma trattandosi di un conto dal quale non si possono effettuare prelievi ordinari, ma solo pagamenti su fattura, non è che viene controllato con particolare frequenza. Mano a mano che arrivano le richieste di pagamento per i noleggi dei mezzi vengono girate alla banca, che provvede. Quando avremo pagato tutto, tireremo le somme».

La solidarietà Che, almeno questa è l’impressione, non forniranno notizie entusiasmanti: almeno 15 mila euro sono andati via per i tre autobus che portarono i lavoratori a Bruxelles e poi le altre trasferte potrebbero, alla fine, aver prosciugato compleamente il conto corrente: «Ma quello che resterà, ovviamente – è la promessa – verrà certamente devoluto ad una o più associazioni, che dovranno essere scelte. Ovviamente verrà poi fatto un rendiconto puntuale».

LA TRASFERTA A BRUXELLES: LE FOTO

I politici Resta sempre inappagata la curiosità di sapere se, quanti e quali politici ternani hanno accolto la proposta che era stata lanciata di devolvere una parte dei compensi – che ricevono per l’attività per la quale sono stati eletti – in quello stesso fondo di solidarietà. Al momento l’unica comunicazione ufficiale resta quella fatta dai parlamentari di Sel – peraltro manco ternani – che avevano annunciato il versamento di 250 euro a testa.

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