La trattativa

di Marco Torricelli

Qualche ora di pausa e poi tutti di nuovo lì. Al Mise. Perché l’accordo si deve fare e si deve fare oggi. Sulla base di quanto si è ‘tagliato e cucito’ nel corso della notte: condizioni che potranno magari essere leggermente diverse da quelle di partenza, ma di certo non stravolte. Ma che dovranno poi essere presentate ai lavoratori e, quindi, vanno messe nella forma giusta.

Ore 22.45 Sindacati nazionali, ministro Guidi e Lucia Morselli sono chiusi nella stanza ‘padronale’. Sul tavolo hanno tre documenti. Uno è relativo al piano industriale propriamente detto, uno è relativo al contratto integrativo e uno riguarda le politiche incentivanti per gli esodi dei lavoratori. Sì, c’è pure quello. I tre documenti sono frutto delle revisioni fatte insieme ai sindacalisti locali e, ora, nella stanza padronale si devono tirare le somme.

Il piano industriale Si ragiona sul milione di tonnellate di fuso all’anno come soglia minima e si cerca di eliminare del tutto il richiamo ai 24 mesi come termine di verifica. Ma i sindacati hanno chiesto che, oltre al trasferimento della linea 5 da Torino, l’azienda metta in preventivo anche la realizzazione di un nuovo laminatoio a freddo – costerebbe intorno ai 30 milioni – per incrementare quella produzione e dare maggior credibilità alle promesse relative allo sviluppo dell’area a caldo. Oltre a politiche commerciali che prevedano uno sviluppo di vendita verso il sud Europa e i Paesi dell’area del Mediterraneo.

Il contratto integrativo Dai cinque milioni di euro che Lucia Morselli considerava come somma massima impegnabile, si è arrivati a 8,2 milioni. Ma da parte sindacale si insiste che l’azienda tenga conto per intero dei quasi cinque milioni che risparmierà sull’Irap e li metta a disposizione, raggiungendo quella somma – 11 milioni – richiesta dagli stessi sindacati, recuperando così un contratto di secondo livello considerato accettabile.

Gli incentivi L’azienda dice che devono uscire ancora 125 persone, ma una quarantina sarebbero già in lista di attesa. Per invogliare qualcun altro ad accettare di uscire anzitempo, si potrebbe incrementare la somma – 80 mila euro lordi – attualmente messa a disposizione. I sindacati non lo hanno proposto, ma hanno lasciato capire che non avrebbero nulla da obiettare.

Ore 21.30 I sindacati stanno esaminando il testo presentato dall’azienda che comprende tutto, dal piano industriale alla parte salariale; ci sarà un confronto con il ministro Guidi:  «Non si è in una fase di rottura, ma neppure di un accordo, ma si sta continuando a discutere», dicono i ‘nazionali’. Però per le 10.30 di giovedì mattina è programmata un’assemblea in Ast: «Se pure ci fosse un accordo sul piano industriale – scrive un lavoratore su Facebook – per come la penso io nessuno sciopero dovrà cessare finché non avremo l’accordo sull’integrativo. Non si può rientrare in fabbrica con il contratto di 2° livello azzerato o durante la trattativa ce massacrano», e riceve consensi.

Ore 21.10 Un’indiscrezione clamorosa ripropone l’ipotesi dell’accordo ‘parziale’: fonti presenti alla trattativa riferiscono infatti che si continua a lavorare per rendere solido il piano industriale, ma gli altri punti potrebbero essere lasciati a approfondimenti successivi. Sul groppone dei sindacalisti locali, come si supponeva.

L’assemblea Se un’intesa ci sarà – ma anche in caso contrario – giovedì mattina si svolgerà un’assemblea con i lavoratori ed è ovvio che l’ordine del giorno sarà stilato proprio in base alle risultanze della riunione che in corso: se i sindacati otterranno ciò che chiedono si potrebbe anche ipotizzare un alleggerimento delle forme di protesta in atto. Così poi da andare alla firma dell’accordo definitivo la settimana prossima, al rientro di Lucia Morselli dalla Germania.

Ore 21.00 Il tempo stringe e gli ultimi dettagli si stanno mettendo a punto. L’accordo – quello che verrà presentato come «bozza» o «ipotesi», ma che sarà blindatissimo – è quasi pronto. Federica Guidi e Lucia Morselli ne potranno essere orgogliose. Per i sindacati nazionali sarà un’intesa che permette di tenere aperte le trattative sulla partita-acciaio nazionale. Per i sindacati locali e i lavoratori, un’altra cosa.

Ore 20.25 Dal Mise esce uno ‘spiffero’: «Piccoli avanzamenti» sull’integrativo aziendale. Alle 21  nuova verifica col ministro Federica Guidi. Forse stavolta non tirano fino all’alba. Anche perché Lucia Morselli deve volare in Germania per l’assemblea degli azionisti ThyssenKrupp e i sindacalisti dovranno spiegare l’accordo – che si firma entro poche ore – ai lavoratori.

Ore 19.45 Il momento della verità si avvicina. E tra sindacati nazionali e azienda è ora di fare sul serio. Lucia Morselli sembra aver fatto qualche concessione sull’integrativo. Forse i sindacalisti territoriali devono prepararsi ad affrontare l’assemblea. Magari giovedì.

Ore 19.15 Si chiude, forse definitivamente, la saga ‘Morselli-TreNord’. Mercoledì Cinzia Farisé è stata nominata nuovo ad della compagnia ferroviaria. Nel ruolo, cioè, che era stato riservato all’attuale ad di Ast. Il neo-insediato Cda presieduto da Vincenzo Soprano ha nominato oggi la manager 50enne, originaria della Val Camonica, che aveva già lavorato in Fnm Cargo, ora Nordcargo, la divisione merci del gruppo Ferrovie Nord

Ore 19.00 Offerte o no, l’ad Lucia Morselli va avanti come una ruspa: Rosario Rappa (Fiom) dice esplicitamente che «siamo in stallo. I negoziati possono precipitare o riprendersi. In ogni caso non sono possibili altri rinvii. La Fiom non firmerà mai dei licenziamenti, un conto è la mobilità su base volontaria, un altro i licenziamenti».

Ore 18.00 Oltre ad un piano, definito «di assoluta rilevanza», di incentivi tariffari; c’è anche il completamento della Terni-Orte-Civitavecchia, peraltro importante non solo per gli interessi della ThyssenKrupp, tra gli impegni che il governo avrebbe messo sul piatto durante il confronto con la multinazionale. L’impegno, confermato anche dalla presidente della Regione, è relativo allo sblocco dei finanziamenti per il completamento della superstrada – 180 milioni di euro, per i 22 chilometri che mancano – parte dei quali sono a carico anche della Regione Lazio, tanto che l’argomento è stato spesso oggetto di discussione tra Catiuscia Marini e il suo omologo laziale, Nicola Zingaretti.

Ore 17.00 Di nuovo protagonisti i ‘capi’ sindacali: anche sul contratto integrativo sono loro a discutere con governo e azienda. A dimostrazione di quello che era già emerso nelle ormai tante ore di trattativa: l’accordo lo faranno loro. La gestione, poi, sarà un’altra storia.

Ore 16.15  Si parla di contratto integrativo e tra azienda e sindacati la distanza è piuttosto marcata: quantificabile in circa 6 milioni di euro. L’ad Lucia Morselli non vuole ‘scucire’ più di cinque milioni, mentre le richieste dei sindacati – che pure prevedono una drastica riduzione di ‘voci’ e denari rispetto al passato – comporterebbero un impegno pari a circa 11 milioni (nel 2013 erano 17). Ma ci sarebbe anche un altra questioncina aperta: l’azienda ha chiarito che, dopo la mobilità volontaria, resta aperta la possibilità dei licenziamenti: «Siamo lontanissimi», è il lapidario commento.

Ore 15.30 Il segretario generale di Ugl metalmeccanici, Mara Antonietta Vicaro, dà due notizie. Una buona è una cattiva:  «Sulle nostre proposte sull’integrativo aziendale l’azienda ha detto che siamo distanti, mentre sul piano industriale ci sono delle convergenze. I problemi sono dunque sui salari e sulla gestione di eventuali esuberi».

Ore 15.15 La Regione scende in campo. In uno dei passaggi che ha visto coinvolti i rappresentanti delle istituzioni locali ci sarebbe stata una decisa presa di posizione della presidente della Regione: «Occorre che da parte di tutti noi – è la sintesi di quanto ha detto – si prenda atto della gravità della situazione anche sotto il profilo sociale. Gli esuberi di personale rappresentano una ferita terribile e noi siamo pronti a fare la nostra parte per cercare di renderla meno profonda».

Gli investimenti In buona sostanza la presidente Marini avrebbe garantito che la Regione è pronta a mettere sul piatto «5 milioni di euro, che andrebbero ad integrare quelli del ‘pacchetto’ che Ast andrà a realizzare sullo stabilimento ternano e con questo contiamo di poter dare un contributo, in termini propositivi, all’avanzamento di questa trattativa», ma non solo.

La ‘bretella’ Perché Catiuscia Marini avrebbe anche assicurato che la Regione si attiverà «per accelerare lo sblocco della questione relativa alla realizzazione del collegamento viario tra l’Ast e la superstrada Terni-Rieti, attraverso la ‘bretella’ di San Carlo». Un’opera il cui costo era stato valutato intorno al milione e mezzo di euro ed alla cui copertura potrebbe contribuire anche il Comune di Terni.

Ore 14.00 Come si dice ‘si è fatta una certa’ e quindi: pausa. Un’oretta e mezza per spuntino e riposo. Si ricomincia alle 15.30. Qualche progresso – non ancora decisivo, ma significativo – si sarebbe fatto e un’interruzione così lunga lascia immaginare che tutti – o quasi – siano fiduciosi di chiudere in giornata

I cinesi fanno ‘la spesa’ E mentre a Roma discutono, Il Sole 24 Ore annuncia che «il gruppo siderurgico pubblico cinese Hebei Iron & Steel Group ha rilevato il 51% della Duferco International Trading Holding (Dith), il ramo di negoziazione del gruppo siderurgico Duferco, creato dall’imprenditore italiano Bruno Bolfo e guidato da Antonio Gozzi, presidente di Federacciaio. Hebei, che conta filiali o partecipate in Canada, Australia, Singapore e Sudafrica, ha prodotto 46 milioni di tonnellate d’acciaio nel 2013, per un giro d’affari di oltre 250 miliardi di yuan (circa 32,5 miliardi di euro)».

Ore 12.30 Tra i punti che sono al centro della discussione c’è anche quello del salario: Lucia Morselli è stata invitata a chiarire qual è la posizione aziendale sul contratto integrativo.

Ore 12.15 Il ministro Federica Guidi e Lucia Morselli sono di nuovo a confronto. Tutti gli altri aspettano. L’ad di Ast starà certamente ribadendo al ministro – dopo il confronto avuto con la casa-madre tedesca – quelle che sono le condizioni imprescindibili, mentre Federica Guidi dovrà esplicitare le misure di sostegno che può mettere a disposizione.

Ore 11.00 Per il segretario della Uilm, Mario Ghini, interpellato via Twitter, «si ricomincia dalla convinzione che dobbiamo fare un buon accordo e non molliamo».

Ore 10.45 Si ricomincia. Ad annunciarlo, su Facebook, è la presidente della Regione, Catiuscia Marini.

Da dove si ricomincia Intanto è chiaro che a gestire tutta la faccenda, per parte sindacale, sono i vertici nazionali. Che la inquadrano, dal loro punto di vista, in un contesto ampio. Del resto, martedì lo ha ricordato anche la leader di Cgil, Susanna Camusso, quando ha parlato di «relazione tra il piano industriale che riguarda Taranto e le soluzioni che si costruiscono rispetto a Terni e Piombino e al resto della siderurgia». E il governo, dal suo canto, ha un obiettivo similare: la questione-acciaio, per l’esecutivo Renzi, è di portata talmente vasta che il capitolo ternano non può prescindere dagli altri.

L’accordo Ed ecco, quindi, che non può essere esclusa l’ipotesi di un accordo ‘aperto’, con una prima parte di carattere normativo generale – gli incentivi (tutti da scoprire) che il governo metterà a disposizione della multinazionale, gli investimenti di quest’ultima e, quanto all’area a caldo dello stabilimento, la conferma del milione di tonnellate di acciaio fuso all’anno, magari con l’eliminazione o l’ammorbidimento della condizione sulla verifica a 24 mesi sul forno: del resto, la verifica l’azienda la potrà fare lo stesso. Che stia scritto su carta, o no.

A Terni Tutto il resto – contratto integrativo, specifiche sugli organici e sulle turnistiche, accordi con le ditte esterne – potrebbe essere demandato alla contrattazione locale. Cioè scaricato sulle spalle dei sempre meno entusiasti sindacalisti locali. Qualcuno, infatti, comincia – magari complice la stanchezza – a dare segni di nervosismo.

L’embargo Nonostante l’embargo imposto – «Hai finito di scrivere, ci togli il gusto della sorpresa», era stato il messaggio notturno arrivato dal Mise – qualcuno fa trapelare il proprio stato d’animo su Facebook: «24 ore dentro e l’accordo ancora non c’è!!». Se lo scoprono, si gioca la rielezione.

LA VERTENZA AST

Maratona La trattativa era iniziata intorno alle 11 di martedì ed era andata avanti, a strappi, fino all’alba di mercoledì, quando su Twitter il segretario della Uilm, Mario Ghini e quello della Fim, Marco Bentivogli, annuciavano: «Trattativa aggiornata alle ore 10».

Le speranze Una tenue speranza era sorta in serata, quando Rosario Rappa (Fiom) aveva detto che «si è aperta una fase negoziale vera e il negoziato si è sbloccato. Si è cominciato a ragionare sul piano industriale e arrivano le prime risposte, anche se si tratta per ora solo di dichiarazioni di principio».

Bastone e carota Mentre garantisce di essere disponibile alla mediazione – lo ha fatto lunedì a Monaco e lo ha ripetuto al Mise – l’Ast ha ignorato la richiesta di soprassedere dall’avvio della procedura di mobilità per quattro lavoratori del Tubificio (ad essere considerati in esubero erano in sette, ma tre hanno accettato gli 80 mila euro lordi per uscire) e nella giornata di lunedì ha chiesto a Confindustria di convocare per oggi la riunione apposita. Invito che i sindacati hanno declinato, visto che – ma lo sapeva anche l’azienda – c’è l’incontro al Mise.

L’azienda La posizione di ThyssenKrupp è chiara: «Ast ha perso molti milioni di euro negli ultimi anni e per questo non ci sono stati più compratori in quanto Ast oggi cosi non vale molto, motivo per il quale è inevitabile una ristrutturazione non temporanea, ma strutturale», con una precisazione importante: «Il forno a verifica fa parte di questo piano perché c è una sopra capacità di acciaio in Europa che non può essere ignorata. La quantità che si fa non sempre è utile, bisogna puntare sulla qualità e sul guadagno» e un messaggio al governo: «Abbiamo bisogno di soluzioni strutturali non temporanee, ecco perché alcuni aiuti statali non sono sufficienti perché traguardano a breve distanza».

L’AST IN UN MINUTO

Il comitato Si chiama Copca, è un comitato spontaneo di lavoratori che si è costituito nei giorni scorsi e fa sapere che «nel pomeriggio di martedì una delegazione è stata ricevuta dal prefetto di Terni, al quale è stata sottoposta la richiesta di invitare gli istituti bancari della città a bloccare temporaneamente i mutui di chi sta combattendo questa lunga vertenza e fase di scioperi. Mervoledì saremo ricevuti dalla fondazione Carit, anche in questa sede proveremo a proporre un aiuto economico. Dopo l’incontro con il presidente della Fondazione la delegazione invierà un report con spiegazioni dell’esito degli incontri più dettagliate».

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