l'incontro di venerdì

di Marco Torricelli

L’aria sembrava essere cambiata e la trattativa su Ast, da questo venerdì, prendere il verso che azienda e governo volevano darle fin dall’inizio. I sindacati, però, dopo che l’incontro al Mise si è concluso alle 13 con un rinvio al nuovo step previsto per martedì prossimo. E in serata fanno registrare una brusca frenata. Anche alla luce degli sviluppi della questione-Ilserv.

LA VERTENZA AST

Precipita la situazione Ilserv Con una comunicazione, inviata ai sindacati ed al personale, la Harsco – la multinazionale a cui fa capo la Ilserv – fa sapere che «fin dal 2011 ha provato a definire un accordo per rinnovare i contratti», ma che «la nostra proposta, nonostante i miglioramenti, è stata valutata dal cliente (l’Ast; ndr) non sufficientemente competitiva» e che «le posizioni sono risultate troppo distanti, fino al punto in cui non è stato possibile raggiungere un compromesso».

I contratti Harsco poi ricorda che «i contratti sono scaduti il 29 ottobre e alla nostra proposta, presentata prima della scadenza, il cliente ha formalmente risposto attraverso un semplice ordine di acquisto, peraltro di durata limitata, che siamo stati costretti a rifiutare non per ragioni di prezzo, ma solo perché non era stata presa in considerazione la richiesta avanzata da Ilserv di risolvere i seguenti punti chiave: la ricollocazione del personale/trasferimento ad Ast o verso la nuova azienda/e appaltatrice dei contratti; l’acquisto da parte di Ast o della nuova azienda dei contratti dei beni (impianti e macchinari) e della relativa ricambistica a magazzino».

La proroga Ilserv, dice la Harsco, «rimane sempre disponibile a supportare Ast addivenendo ad un’estensione contrattuale fino alla fine dell’anno», ma «considera i punti sopracitati, in particolar modo il primo, come fondamentali ed essenziali per la definizione di un qualsiasi accordo, seppur di breve termine».

La ‘palla’ torna ad Ast Traducendo il tutto: se l’Ast non accetta di discutere della ricollocazione del personale e dell’acquisto del beni strumentali, non ci sarà nessuna possibilità di discutere di possibili prolungamenti del rapporto di collaborazione. E i lavoratori si possono già considerare tagliati fuori.

La mini-assemblea Come promesso, i delegati delle Rsu di Ast, al ritorno da Roma si sono ritrovati in viale Brin per fare ‘rapporto’ ai lavoratori in attesa. E le cose, raccontate da loro, hanno descritto «una situazione molto meno idilliaca di quella che hanno raccontato il governo, l’azienda e pure le istituzioni locali». E spingono il possibile accordo un po’ più lontano

I punti critici Al Mise, spiegano, «noi abbiamo chiesto all’azienda, e su questo il governo ha concordato con noi, che l’azienda togliesse la pregiuiziale rappresentata dalla verifica, prevista dopo 24 mesi, della situazione relativa al forno di fusione. Noi abbiamo chiesto un piano che prevedesse un periodo di almeno 48 mesi di lavoro, sostenuto da investimenti ed iniziative commerciali adeguati, prima di fare valutazioni. Perché la produzione prevista (un milione di tonnellate all’anno di acciaio fuso; ndr) deve essere considerata come un punto di partenza e si deve programmare il suo incremento». Ma non solo

Esuberi al Tubificio Martedì prossimo scade il termine dopo il quale potrebbe essere avviata la procedura di mobilità per i sette lavoratori dichiarati in esubero, ma «tre di loro hanno accettato l’esodo incentivato – dicono i delegati – e per i restanti quattro abbiamo chiesto che, stante la situazione, si soprassedesse dal prendere qualsiasi iniziativa, almeno fino a quando non si sarà raggiunto un accordo complessivo al Mise».

In Germania Lunedì i sindacalisti saliranno in Germania per un incontro con il board di ThyssenKrupp: «Verificheremo se è davvero possibile un cambio di strategia sull’inox – dicono – ma anche se sono possibili investimenti concreti su Ast, così da puntare ad una produzione di 700 mila tonnellate di ‘freddo’ all’anno (un nuovo laminatoio?; ndr), perché se aumenta il ‘freddo’ deve aumentare anche il ‘caldo’ (la produzione dei forni; ndr) da lavorare e chiederemo garanzie anche per la Società delle fucine».

Alti punti ‘caldi’ Tra gli altri possibili motivi di frizione, però, i sindacalisti di base indicano «la mancanze di certezze sulle politiche commerciali che Ast intende intraprendere e la posizione che abbiamo registrato sul contratto integrativo aziendale, che l’azienda intende discutere solo partendo da una condizione inaccettabile rappresentata dal collegamento con gli esuberi: in poche parole ci ha detto che è disposta a mettere dei soldi solo in cambio dell’aumento del numero degli esuberi e ovviamente su questa base non siamo disponibili a discutere».

La posizione di Ast «L’incontro di oggi si è svolto in un clima positivo con la discussione di alcuni specifici punti del piano industriale già presentato nelle precedenti occasioni». È il commento di Ast. «L’azienda si rammarica del fatto che non si siano però discusse le condizioni per tornare a garantire il funzionamento dell’acciaieria», si legge nella nota. «Ast rispetta il diritto di sciopero ma rileva che l’azienda è ormai chiusa da molti giorni e osserva che il piano industriale, sin dall’origine, era stato predisposto sulla base di condizioni diverse di operatività del sito. La situazione attuale va a scapito di Ast, dell’indotto e dei lavoratori». A tal proposito, «occorre ricordare che il pagamento degli stipendi di novembre richiederà il lavoro di alcune settimane da parte del personale dell’amministrazione, a partire dal suo rientro al lavoro». Ast conferma la sua partecipazione all’incontro programmato per il prossimo 18 novembre presso il Mise.

La posizione del governo L’incontro, secondo il governo, si è chiuso «con il consenso a proseguire il confronto nella prossima riunione convocata per martedì. Sulla base del confronto odierno e dei colloqui che proseguiranno nelle prossime ore il governo auspica che il tavolo di martedì possa rappresentare un significativo passo in avanti per il futuro industriale dell’impianto».

L’indiscrezione Il ministro Federica Guidi avrebbe confidato che secondo lei Ast non avrebbe intenzione di rinnovare gli appalti Ilserv in scadenza il 31 dicembre prossimo e che a suo avviso la cosa è corretta perché questo permetterebbe di evitare che all’interno del recinto aziendale ci sia un solo fornitore di servizi o, quanto meno, che uno abbia una posizione troppo rilevante.

La posizione delle istituzioni Per la presidente della Regione, Catiuscia Marini e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, è «importante che il governo abbia assunto la questione centrale posta dalle organizzazioni sindacali, e condivisa dalle istituzioni locali, del mantenimento in attività dei due forni, dei relativi volumi produttivi mantenendone la loro continuità per tutti e quattro gli anni di durata del piano industriale ed integrità del sito».

«Riavviato il negoziato» Per Marini e Di Girolamo «altrettanto importante è il fatto che si sia riavviato il negoziato tra le parti, entrando nel merito dei contenuti del piano illustrato lo scorso martedì dall’azienda. Per le istituzioni locali è fondamentale raccogliere la sfida di mantenere in attività i due forni e quindi di favorire la relativa organizzazione e del lavoro volta ad assicurare almeno un milione di tonnellate fuso all’anno».

La posizione dei lavoratori Mentre a Roma, uscendo dal Mise, i sindacalisti stanno spiegando come sia andata la trattativa ad un gruppo di lavoratori che spontaneamente hanno raggiunto la capitale, a Terni – soprattutto attraverso i social network – si intrecciano i dubbi e le perplessità. I rappresentanti delle Rsu dovrebbero raggiungere i cancelli della fabbrica, al rientro da Roma, per un’assemblea volante.

La posizione dei sindacati L’incontro, dicono i sindacati, «ha affrontato i nodi sulla parte industriale del piano ed ha prodotto chiarimenti su alcuni punti che dovranno essere ulteriormente approfonditi e confermati martedì 18 novembre. Dal confronto è emersa una posizione convergente del governo e delle organizzazioni sindacali sul mantenimento dell’attuale assetto produttivo dei due forni. Per questa ragione il governo ha chiesto all’Ast di togliere la pregiudiziale dei 24 mesi.  Nell’incontro di Monaco previsto per lunedì, le organizzazioni sindacali, ribadiranno alla rappresentanza del board di ThyssenKrupp, le condizioni da realizzare per consentire il raggiungimento di una eventuale intesa. Successivamente all’incontro di martedì si terranno le assemblee per valutare lo stato del negoziato».

Licenziati e riciclati Mentre al Mise si discute del possibile futuro di operai e impiegati, alcuni dei dirigenti ‘trombati’ da Lucia Morselli sono pronti a riciclarsi. Guarda caso alla Berco, l’azienda che fa capo a ThyssenKrupp, che ha già conosciuto la carinerie dell’attuale ad di Ast e nella quale ritroverebbero un altro ex: Georgios Giovanakis, che lavora già lì da tempo

I dirigenti È stato uno dei primi a finire nel mirino di Lucia Morselli. Tanto che Piervito De Florio ha fatto le valigie e se n’è andato dall’Ast, lasciando ovviamente anche la guida del circolo lavoratori. Ma non sarebbe rimasto disoccupato a lungo. Per lui, infatti, ma anche per un altro dei dirigenti ‘silurati’ di Ast, ci sarebbe già pronto un altro buon lavoro. Alla Berco, appunto.

Confindustria E che l’aria sia cambiata lo conferma la nota, durissima, diramata in serata da Confindustria Umbria. Per la prima volta l’associazione datoriale ha espresso il proprio parere sulla vicenda e lo fatto esprimendo concetti pesantissimi, parlando di «danni incalcolabili non solo per l’acciaieria, ma per tutto l’indotto e per la città»; delle «gravissime conseguenze che il protrarsi di posizioni radicali stanno per comportare»; di ditte che potrebbero non «pagare gli stipendi»; di «automezzi e attrezzature ‘sequestrati’ all’interno dell’acciaieria con l’impossibilità di essere utilizzati altrove»; di «passi in avanti positivi da parte dell’Ast»; di «atteggiamento di non dialogo nelle relazioni industriali». Con la sentenza finale di Stefano Neri: «Vi è un’evidente sproporzione tra l’enormità del danno che si sta generando e questioni inerenti trattamenti economici o organizzazione di turni».

Nevi: «Neri ha ragione» Tanto che giovedì sera, subito dopo la pubblicazione della nota, il capogruppo di Forza Italia in Regione, Raffaele Nevi, è stato prontissimo a commentare su Facebook: «Ha ragione il presidente di Confindustria Neri! Lo sciopero alle acciaierie si sta trasformando in un danno per l’azienda e quindi per i lavoratori!!!!! Occhio a non fare il gioco di chi vuole lo sfascio!!!!! Speriamo che domani il Gov riesca chiudere accordo……», è il testo del suo post.

Confartigianato concorda Secondo la Confartigianato «è comprensibile lo scoramento e la voglia di combattere da parte degli operai nei confronti delle scelte imperanti degli ultimi giorni, ma sono a questo punto inefficaci – dice il vice presidente vicario, Giampiero Servetti – visto che per effetto di uno sciopero che si è prolungato nel tempo, ci troviamo a fare i conti con una situazione che pare stia degenerando, creando insieme ai già noti problemi legati alla crisi e alla vertenza in questione, ulteriori ostacoli per il rilancio dell’economia del territorio» e lancia l’appello a «lavorare e dialogare».

L’assemblea Tra i temi che si intrecciano con il drammatico sciopero ternano ce n’è uno, tutto economico-finanziario, che mette fretta all’azienda e, forse, pure al governo. Mercoledì prossimo, ad Essen è in programma l’assemblea dei soci della ThyssenKrupp: ci sarà il gran capo, Heinrich Hiesinger, con tutto il Cda, ma ci saranno pure i rappresentanti della Fondazione Krupp (l’azionista di maggioranza) e i membri del supervisory board. Arrivare a quella riunione con la situazione ternana non ancora ‘normalizzata, e con le azioni in calo, per Lucia Morselli potrebbe non essere piacevole.

L’AST IN UN MINUTO

La solidarietà L’associazione Bethel, dopo la raccolta di generi alimentari di prima necessità effettuata sabato scorso «e che ci ha permesso di distribuire pacchi . dice Danilo Lisci, il responsabile – che garantiscono un decisivo supporto a 178 famiglie di operai, per un totale di 619 persone», vuole provare a fare di più: «Abbiamo ottenuto, dal Comune di Terni, il gratuito patrocinio per le nostre iniziative future e siamo pronti a partire con nuove iniziative importanti».

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