di Daniele Bovi
Da lunedì mattina niente più ticket del 20% sulle visite in intramoenia. La Regione, in ossequio alla sentenza dei giorni scorsi con la quale il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso presentato da un gruppo di pazienti (rappresentati dall’Adiconsum) giudicando illegittimo il ticket, ha fatto marcia indietro disapplicando la delibera con la quale era stato introdotto. La decisione, obbligata, è arrivata lunedì durante la seduta di giunta, dove si è preso atto della sentenza, dandole immediata esecutività e preparandosi al sempre più probabile quarto tempo di una vicenda lunga e complessa. Dopo il primo ricorso dei medici infatti, accolto, il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione accogliendo quello della Regione; poi è arrivato l’altro ricorso, quello fatto dai pazienti e da Adiconsum, con la Regione che si prepara a un nuovo round di fronte al Consiglio di Stato.
Il ricorso Le carte lunedì sono state passate all’avvocatura di palazzo Donini che dovrà decidere il da farsi anche se, al momento, sembrano esserci pochi dubbi sulla volontà della Regione di dare vita ad un nuovo ricorso. Una difesa che potrebbe basarsi sul principio giuridico secondo il quale non si può essere giudicati due volte sulla stessa cosa. Quanto ai problemi di ordine finanziario, da palazzo Donini filtra una certa tranquillità, tanto che i mancati introiti non dovrebbero creare problemi alle casse di una sanità regionale già falcidiata da anni di tagli. Nei mesi scorsi per quanto riguarda il gettito derivante dal 20% sulle visite in intramoenia (che rappresentano appena il 3-4% di tutte le prestazioni erogate dal sistema sanitario regionale), i tecnici stimavano circa tre milioni di euro all’anno, una cifra che in realtà dovrebbe scendere intorno ai due ogni dodici mesi.
Testo unico Di ticket invece non si è parlato a palazzo Cesaroni, dove lunedì la Terza commissione ha dato via libera, all’unanimità, al Testo unico in materia di sanità e servizi sociali. L’atto, che ora andrà in consiglio per l’approvazione definitiva, è composto da 410 articoli e riunisce tutte le normative riguardanti le materie trattate, abrogando nove leggi regionali, eliminando formulazioni superate perché ancorate a leggi precedenti e rivedendo in modo significativo la contabilità, fino ad oggi regolata dalla 51/1995, che prevedeva ancora le lire. Più che un intervento di carattere innovativo, un consolidamento di un quadro normativo già esistente. «E’ stato fatto un ottimo lavoro – ha commentato il presidente della Terza commissione, Massimo Buconi – ottenendo un testo unico da più di 100 leggi regionali intervenute a normare la sanità negli ultimi quaranta anni. Ciò consentirà di definire meglio le procedure riguardanti l’assistenza sanitaria e l’organizzazione del servizio regionale.
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