Materiale per l'esecuzione dei test (©Fabrizio Troccoli)

di Iv. Por.

Si tornano a testare con i tamponi rapidi e tracciare anche i contatti asintomatici. Ci penseranno i medici di famiglia e i pediatri. Lo prevede l’accordo siglato a livello nazionale e declinato in una intesa tra Regione e circa mille camici bianchi attivi in Umbria. Ne hanno parlato, durante un punto stampa, il commissario straordinario all’emergenza Covid, Antonio Onnis, e il direttore regionale alla Sanità, Claudio Dario. Si dovrebbe partire alla fine della prossima settimana, ma non mancheranno gli ostacoli, come già evidenziato dai medici, a partire dagli spazi a disposizione.

Come funziona L’accordo prevede che i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, compresi quelli di continuità assistenziale (quindi le guardie mediche), nel momento in cui identificano un positivo avviano, per i propri assistiti, l’identificazione dei contatti stretti (contact tracing) concentrandosi prioritariamente sull’esposizione di conviventi e familiari. Saranno loro a fare i test antigenici purché si tratti di asintomatici (in caso di sintomi la presa in carico è della Asl, proprio come ora). Quindi informano i dipartimenti di prevenzione delle Asl per l’eventuale allargamento ad altri contatti con la finalità di contenimento del contagio del virus ad esempio in ambiente lavorativo. Per contatto stretto si intende relativamente alle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi o all’esecuzione del test nel caso di asintomatici. I medici registrano poi il provvedimento di quarantena contumaciale e le informazioni sui contatti stretti su un portale dedicato chiamato ECWMED. Se richiesto rilasciano provvedimento all’assistito indicando le date di inizio e fine della quarantena e, sempre se serva ai fini Inps, rilasciano il certificato per l’assenza dal lavoro.

Test antigenici «È un accordo molto significativo – ha sottolineato Dario – che segue quello nazionale per potenziare la risposta territoriale e individuare precocemente i casi positivi e i relativi contatti attivando la Asl. Come? Attraverso i test antigenici rapidi, che prevedono una risposta entro 30 minuti. Poi ricostruiranno la catena di contatti asintomatici». I medici avranno anche l’importante e impegnativo compito di seguire a domicilio l’evoluzione dei casi asintomatici o pauci sintomatici che non richiedono il ricovero. «L’obiettivo è doppio – ha rimarcato Onnis – ovvero diminuire la pressione su ospedali e pronto soccorso, e poi stare vicino ai pazienti da parte di qualcuno che li conosce bene come il medico di famiglia».

Tempi e difficoltà Sui tempi, i due tipi di kit sono in arrivo in questi giorni con le relative schede tecniche. «La prossima settimana – è stato sottolineato – ci sarà la distribuzione da parte del commissario nazionale Arcuri di test e dispositivi di protezione per effettuarli. Non possiamo dire esattamente quando si partirà, verosimilmente verso la fine della prossima settimana». L’ostacolo principale, oltre alla mole di lavoro dei medici, è logistico. In questi giorni la Regione sta sentendo tutti i dottori per capire dove intendono effettuare i test. Molti, però, non hanno luoghi adatti e dunque si cercano spazi comuni che possano essere attrezzati per fare i test. Poi dovranno essere comunicati al ministero. Mercoledì prossimo si farà un punto per capire lo stato dell’arte. Di certo c’è che l’accordo è «cogente» e non prevede rifiuti dai professionisti. «Alcune regioni – ha riferito Onnis – hanno previsto un vincolo con messa in discussione dell’accreditamento». L’Umbria no, per ora, ma il messaggio è chiaro.

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