di Chiara Fabrizi
«La gestione delle patologie acute e semi intensive all’ospedale di Foligno», mentre «la gestione delle patologie dell’anziano (sia croniche che nelle loro riacutizzazioni) all’ospedale di Spoleto». Anche questo si legge nel documento programmatorio di integrazione funzionale dei due nosocomi, da cui nasce il terzo polo ospedaliero dell’Umbria con 560 posti letto, che è stato preadottato l’11 novembre dalla giunta regionale guidata dalla presidente Donatella Tesei. Ora il faldone verrà inviato al ministero della Salute per ottenere il relativo parere a cui, nel caso fosse favorevole, seguirebbe entro 30 giorni l’adozione definitiva con relativa «definizione e quantificazione di investimenti e risorse, il cronoprogramma di attuazione e la nomina di una commissione tecnica per il monitoraggio di realizzazione».
Presidio unificato funzionale Dea di Primo livello In particolare, il documento parla «del mantenimento del presidio unificato funzionale Dea di Primo livello nella rete dell’emergenza urgenza regionale, garantendo la presenza del Pronto soccorso all’ospedale di Spoleto, confermando la presenza del cardiologo h24, del servizio di anestesia e rianimazione con terapia intensiva, dell’osservazione breve intensiva/medicina d’urgenza e terapia sub-intensiva con la realizzazione di sei posti letto totali». Il nosocomio Foligno, invece, «anche in rapporto alle dotazioni tecnologiche sviluppate nel corso degli anni e dell’organizzazione già esistente, si caratterizzerà – è scritto nell’atto della giunta – per la gestione delle patologie tempo dipendenti relativamente alle urgenze cardiovascolari, cerebrovascolari e traumatologiche, realizzando un modello organizzativo coerente con le indicazioni del DM 70/2015».
L’integrazione chirurgica Tra le pieghe del documento, che era stato illustrato la scorsa settimana in una conferenza stampa a palazzo Donini, si legge anche che «all’ospedale di Foligno dovrà essere garantita l’attività chirurgica d’urgenza anche in considerazione della natura di presidio dell’emergenza urgenza per le patologie tempo dipendenti mediche». Qui, poi, verranno indirizzate «le attività chirurgiche di chirurgia generale, ginecologia, otorinolaringoiatria, oculistica, urologia, nonché l’urgenza traumatologica, quale conseguenza dell’identificazione del nosocomio di Foligno quale Centro traumatologico di zona», è scritto nell’atto programmatorio, che precisa anche come sempre il San Giovanni Battista «dovrà nel contempo di garantire l’attività di chirurgia generale e oncologica del colon–retto». A Spoleto, invece, il dipartimento di chirurgia «sarà chiamato a garantire tutta l’attività di chirurgia ambulatoriale semplice, che non prevede l’utilizzo di sale operatorie né la presenza del supporto anestesiologico, la chirurgia ambulatoriale avanzata, che potrebbe non prevedere l’impegno di sale operatorie pur necessitando della presenza dell’anestesista, Day surgery e Week surgery», con la precisazione che «tali attività saranno trasversali a tutte le specialità chirurgiche e dovrà comportare una rimodulazione
organizzativa sia strutturale che del personale».
Spoleto difende la Robotica A Spoleto per il dipartimento di chirurgia resta essenzialmente la robotica: «Qui – è scritto negli atti della giunta regionale – verrà trasferita tutta l’attività di chirurgia robotica identificando tale presidio come ospedale di riferimento per la chirurgia robotica per entrambi i presidi elettiva trasversale a tutte le branche chirurgiche creando un’area specifica di degenza e in particolare, vista l’alta percentuale di interventi di chirurgia robotica nell’ambito urologico, sarà necessario garantire sedute operatorie giornaliere dedicate a tale specialità permettendo di identificare la struttura (l’ospedale di Spoleto, ndr) quale punto di riferimento regionale per la chirurgia robotica urologica». In questo senso, nel documento c’è traccia del progetto «del centro di formazione specialistica regionale in Chirurgia robotica a Spoleto, con il coinvolgimento sia dei professionisti in sede che di docenti esterni, affinché possa essere attrattivo anche per professionisti provenienti da fuori regione».
