di Daniele Bovi
Dichiarazione dello stato di emergenza, primi quattro milioni di euro per far fronte alle spese più urgenti e, se necessario, strutture provvisorie per le famiglie più in difficoltà. Questi in sintesi i punti salienti emersi dalla visita che il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, ha effettuato giovedì nelle zone dell’Umbria colpite dal terremoto del 9 marzo scorso. Musumeci nella prima parte della giornata ha tenuto una riunione a Perugia con la presidente Donatella Tesei e altri rappresentanti delle istituzioni, per poi incontrare la popolazione colpita nella frazione perugina di Sant’Orfeto e in quella umbertidese di Pierantonio.
Stato di emergenza «Ormai la pratica è già sul tavolo del governo – ha detto Musumeci fuori da Palazzo Donini – soltanto per le ultime rifiniture, ma non è escluso che nelle prossime ore si possa arrivare alla delibera». «Già nelle prossime ore – ha spiegato poi nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sede della Protezione civile di Umbertide – lo stato di emergenza può essere licenziato, è stato tutto predisposto; può essere la sorpresa da trovare nell’uovo di Pasqua». Nel pomeriggio si è tenuta la riunione del Consiglio dei ministri, al termine della quale è stato dichiarato lo stato di emergenza: «Continueremo l’interlocuzione con il governo per avere tempi certi e veloci per la ricostruzione» ha commentato in serata Tesei.

VIAGGIO A PIERANTONIO: «ORMAI È UN PAESE FANTASMA»
Cratere Quanto all’altro punto chiave, cioè l’inserimento delle zone terremotare in quelle del cratere 2016, il dossier è ancora aperto: «Siamo impegnati a verificare se dal punto di vista normativo – ha detto Emanuele Prisco, sottosegretario all’Interno – è possibile prevedere una estensione dell’area del cratere del sisma 2009 e 2016, in maniera che possano essere attivate alcune importanti misure a supporto della popolazione colpita, come l’erogazione di contributi di autonoma sistemazione».
REGIONE CHIEDE STATO DI EMERGENZA E 350 MILIONI
Soluzioni abitative Giovedì il ministro ha poi annunciato lo stanziamento dei primi 3,750 milioni di euro per le spese più urgenti, comprese quelle per il contributo affitti: «Sono fondi – ha detto – per le attività assistenziali». Gli sfollati sono circa 800 e laddove possibile le famiglie saranno aiutate a trovare una sistemazione, anche attraverso il contributo già citato, mentre per quelle più deboli e in difficoltà arriveranno le casette: «Abbiamo la necessità di rimuovere la precarietà – ha detto Musumeci – di chi vive in palestra ma non può andare in una casa. Bisogna porre presto fine a questa promiscuità». Le Sae, le Soluzioni abitative di emergenza, saranno quindi destinate solo «ad alcuni casi particolari», anche se il numero non è stato chiarito. «Ragionevolmente – ha aggiunto la presidente Tesei – l’affitto potrebbe essere la soluzione per tutti, anche per i più deboli, quindi le Sae potrebbero essere anche zero».
I danni Altro capitolo, da discutere in futuro, riguarderà i 350 milioni chiesti dalla Regione attraverso lo stato di emergenza: «Dobbiamo ancora attendere una valutazione complessiva – ha detto il ministro – per definire la cifra complessiva dell’ammontare dei danni». «Si tratta solo di una prima stima – ha aggiunto Tesei – mentre per quella definitiva bisognerà avere in mano le schede di tutti gli edifici». Alla conferenza stampa hanno preso parte anche il senatore di FdI Franco Zaffini, l’assessore Enrico Melasecche, i sindaci di Perugia e Terni Andrea Romizi e Luca Carizia e il capo della Prociv Fabrizio Curcio.

La visita A Pierantonio il ministro è stato accolto dal sindaco Carizia e dagli altri vertici delle istituzioni. Durante la visita ha constatato i danni causati alla scuola media, in quella elementare e al campanile, intorno al quale dopo alcuni lavori di messa in sicurezza sarà rimossa a breve la zona rossa. Musumeci ha parlato con amministratori comunali, vigili del fuoco e cittadini per capire quali sono i problemi da affrontare per avviare la ricostruzione, affrontando anche il tema del blocco dei mutui. Dentro la palestra che ospita ancora degli sfollati uno di questi è scoppiato in lacrime nel raccontare queste settimane difficili segnate dalla perdita della casa: «Ho visto persone piangere – ha detto – nel timore di aver perso i sacrifici di una vita. Abbiamo il dovere di sostenerli con certezze e speranza».
Massimo dieci anni Il ministro è poi tornato su un tema del quale aveva discusso giorni fa insieme al neo commissario per la ricostruzione Castelli. «Riteniamo che le ricostruzioni post calamità – ha detto – debbano avere una data di inizio e una data di fine e riteniamo che per situazioni non particolarmente gravi 9-10 anni possano essere sufficienti». «In Italia in alcuni casi la ricostruzione dura anche dopo 50 anni – ha poi sottolineato – e questo non è possibile soprattutto nelle aree interne dove l’assenza dello Stato non restituisce fiducia alla gente determinando quindi un fenomeno di spopolamento del quale davvero non si avverte la necessità». «Lavoriamo così per inculcare nella pubblica opinione la cultura della prevenzione e della comunicazione, perché – ha spiegato ancora – la gente deve essere consapevole di vivere in un territorio più o meno a rischio e quindi adeguarsi per ridurre al minimo i rischi potenziali».
