Vincenzo Perla, allevatore di Castelluccio (Foto F.Troccoli)

«C’era una macchina dell’emergenza, già avviata e tarata sulla situazione post terremoto del 24 agosto, ma ora il quadro è completamente cambiato e quella macchina non basta più di fronte a un’emergenza che è diventata molto più grave». Ad affermarlo dopo i sopralluoghi nelle zone terremotate di sabato (Norcia) e domenica (Preci) è la Cgil dell’Umbria che nel weekend ha incontrato lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati delle zone più duramente colpite dal sisma. «Abbiamo toccato con mano una situazione critica – scrive il sindacato – non solo a livello infrastrutturale, ma anche e soprattutto a livello umano, visto che alla paura di nuove scosse si unisce un’oggettiva enorme difficoltà ad affrontare la quotidianità». Anche le sedi Cgil di Norcia e Cascia sono seriamente danneggiate ed inagibili. «Grazie ai vigili del fuoco – riferisce ancora il sindacato – siamo potuti entrare nella zona rossa per recuperare del materiale dei nostri iscritti e funzionari, rendendoci così conto del livello di distruzione: Norcia sembra uscita da un bombardamento aereo».

Gestire l’emergenza Di fronte a questo scenario non ha senso, secondo la Cgil, al momento, pensare alla ricostruzione, bisogna prima concentrare tutti gli sforzi sull’emergenza, che non si risolverà nel breve periodo. «Pur comprendendo lo spirito del primo intervento che ha allontanato migliaia di cittadini dalle zone del cratere sismico – continua la Cgil – riteniamo a questo punto che questa gestione dell’emergenza risulti inadeguata. Va cambiata strategia, per consentire alle persone di restare vicine alle proprie case e alle proprie attività. Questo è quello che ci hanno chiesto le decine di cittadini che abbiamo incontrato in questi giorni – continua il sindacato – e questo è quello che va fatto, predisponendo subito tutte le tende e tutti i container necessari». Infine, per il sindacato è fondamentale «innalzare il livello di coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali e sociali che devono gestire la fase dell’emergenza, perché solo una risposta organizzata può essere all’altezza della sfida che abbiamo davanti».

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