di F.Mar.

«Il rischio che proprio quelli che hanno messo i veleni sotto terra facciano la bonifica non è scongiurato, lo voglio dire con molta franchezza ma – ha spiegato il ministro della giustizia Andrea Orlando in un incontro al festival del giornalismo in cui si è parlato della Terra dei Fuochi – proprio per scongiurare questo fenomeno, si è ritenuto in quella situazione di fortissima infiltrazione, che anche la normativa antimafia avesse bisogno di una deroga, nel senso che c’è una norma più restrittiva rispetto quella prevista dall’antimafia». Il ministro ha spiegato ancora durante il dibattito che «si è dato un potere discrezionale ulteriore, che in pratica consente alla pubblica amministrazione, anche quando uno ha tutte le carte a posto formalmente rispetto all’antimafia, di intervenire e anche di riservarsi la non assegnazione» .

Economia sommersa Durante il dibattito, ai presenti che gli hanno chiesto se non ci sia bisogno di risalire ai ‘mandanti’ dei roghi illeciti, Orlando ha detto:«Risalire la catena dello smaltimento illecito nella terra dei fuochi è un tema molto scabroso» perché «produrrà nuovi contraccolpi sociali, ma va affrontato, perché non si tratta di criminalità organizzata, ma di un’industria sommersa».«Dobbiamo fare un ulteriore passo, ma – ha spiegato ancora – dobbiamo anche sapere di cosa si tratta: non basta la repressione, ma serve un lavoro da guardia di finanza fondamentalmente» perché «sono imprese che operano in nero, che non esistono per lo Stato e smaltiscono illecitamente i rifiuti».

20 anni di black out democratico «Nel corso di tantissimi anni – ha detto ancora il ministro parlando di quelle zone – abbiamo assistito in quel territorio, non semplicemente a una catastrofe ambientale, ma ad un black out democratico, e questo black out si potrà riconquistare con una leva molto molto lenta».«Riconquistare la fiducia, anche quella di istituti terzi – ha aggiunto Orlando -, sarà un lavoro faticosissimo in un territorio nel quale, tutti questi soggetti sono stati distratti per tanto tempo: 20 anni di sospensione della sovranità dello Stato, perché di quello si tratta in quel territorio, non si recuperano in venti i giorni». Per il guardasigilli «ci vuole però un’apertura di credito, non tanto nei confronti della politica, ma nei confronti degli istituti terzi” perchè, “ad un certo punto bisognerà attenersi a quello che emergerà da un’analisi di carattere scientifico, perché non c’è altra via per riacquistare un minimo di fiducia. Questo è il lavoro che noi dobbiamo provare a fare».

Riforma in tempi brevi «Mi auguro – ha detto infine il guardasigilli – che l’approvazione della riforma sui reati ambientali sia rapida».«Io- ha spiegato il ministro- ho spinto per far approvare la riforma sui reati ambientali, che ora è  ferma al senato. Siamo di fronte ad un sistema incongruo, in cui alcuni illeciti formali vengono sanzionati come reati di disastro ambientale».«Questo sarebbe un ulteriore passo rispetto al decreto terra dei fuochi».

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