di Massimo Colonna
«Durante le funzioni più importanti arriviamo anche a 200 persone. Marocchini, nigeriani, nordafricani, ma anche sudamericani, kosovari o dell’Est Europa. E anche qualche ternano. Qui viene gente che vuole seguire l’Islam e che arriva anche da lontano». Maarouf Abderrahim apre le porte della moschea di via Alterocca, da poco diventata operativa e in questi giorni molto attiva, in particolare con l’inizio del Ramadan. Qui si ritrovano «uomini, donne e bambini», la maggior parte stranieri, alcuni di loro appena arrivati, altri da tempo in città e addirittura membri della consulta comunale degli immigrati. «Che però funziona male: ci riuniamo, parliamo, poi però non si concretizza niente», si sfoga Hossain Delwar, della comunità bengalese.
Centro islamico «Ospitiamo gente anche dai comuni della provincia – spiega Maarouf, imam quarantenne, marocchino, da tempo in Italia e molto attivo nel campo dell’atletica leggera – e stiamo cercando di organizzare diverse attività anche per i bambini: organizziamo letture e approfondimenti sul Corano, momenti di confronto. La nostra del resto è una religione di pace». La moschea è disposta tutta su un livello: ‘Centro islamico’, c’è scritto nella targa all’ingresso. Sezioni separate per uomini e donne, uno stanzino per lasciare le scarpe, poi due grandi spazi con tappeto in terra e libri negli scaffali. L’affitto del locale è di 500 euro, tutto autofinanziato, ma dopo la fine di un lavoro di ristrutturazione salirà a 1000. «E a quel punto non so se ce la faremo a continuare».
Integrazione «Da quando abbiamo aperto (ufficialmente dal dicembre scorso, ndr) non abbiamo mai avuto problemi di integrazione. In questo quartiere – prosegue l’imam – le persone sono molto gentili con noi». In effetti in questa zona della città, a metà tra il centro e Borgo Bovio, a due passi dalla sede Ast di viale Brin, negli ultimi anni sono nate diverse attività commerciali gestite da cittadini stranieri. Alimentari, telefonia, internet point. E sempre lì, ecco l’Ipsia, l’istituto professionale che da tempo ormai conta moltissimi stranieri nelle sue classi.
La giornata di dialogo «Per l’integrazione – prosegue l’imam – bisogna sempre lavorare. Per questo abbiamo chiesto alla diocesi di istituire una giornata di dialogo interreligioso. Avevamo anche individuato una data, a fine luglio, ma forse si dovrà spostare all’autunno. Attendiamo. Per noi sarebbe importante. L’Isis? Bisogna vedere chi c’è dietro di loro, chi lo finanzia. Solo allora si capiranno le cose. Perché ci sono di mezzo i soldi. Ovvio che non tutti i musulmani sono violenti».
La consulta comunale E a margine delle funzioni alla moschea si parla anche della consulta comunale degli immigrati. «Le riunioni del consiglio le facciamo pure – spiega l’imam, membro dell’assemblea e del comitato esecutivo – solo che poi difficilmente i nostri progetti trovano riscontro». «Nei giorni scorsi – racconta Hossain Delwar, rappresentante del Bangladesh nella consulta – abbiamo organizzato una passeggiata con immigrati e anziani. Ci siamo dovuti comprare anche l’acqua, il Comune non ci ha dato nessun contributo. In più, nel nostro ufficio c’è un computer che ci mette un’ora per accendersi. Mesi fa abbiamo chiesto una fotocopiatrice, ma la risposta è sempre quella, non ci sono soldi».
@tulhaidetto
