La discarica di Villavalle

di M. To.

La faccenda delle uova contaminate nell’area adiacente la discarica di Villavalle – e delle galline mandate a ‘cuocere’ nell’inceneritore di Orvieto – promette nuovi sviluppi.

La storia Prima c’era stato il racconto relativo al caso delle ‘raccomandazioni’ date verbalmente ad una famiglie che vive a a due passi da quella discarica di Villavalle che è oggetto di polemiche serrate: «Non mangiate le uova delle vostre galline», avevano detto i tecnici dell’Asl, perché nei campioni prelevati e risultati positivi (oltre che intorno alla discarica, anche a Borgo Rivo; ndr) c’era diossina: «Ma non ci sono certezze – dice l’Asl – sulla sua origine».

Galline bruciate Poi era arrivato il secondo racconto: «Mi hanno preso le galline – aveva detto un uomo a Umbria24 – le hanno portate ad Orvieto, le hanno ammazzate e poi bruciate» e lui ha anche dovuto «pagare le spese». La cosa è successa a marzo «e la sera prima, la mia nipotina aveva mangiato le ennesime due uova, che le piacevano tanto, delle mie galline», ma i prelievi su quel terreno la Asl2 «li aveva fatti a giugno del 2013, nove mesi prima».

La discarica E intanto, lì davanti, la discarica continua a crescere, anche se Italia Nostra e Wwf avevano preannunciano una battaglia dura, anche attraverso segnalazioni dirette «alla procura della Repubblica e al ministero dell’ambiente».

LA DISCARICA CHE CRESCE: LE FOTO

L’iniziativa E, infatti, il presidente di Italia Nostra Terni, Andrea Liberati e il segretario del Wwf Umbria, Giuseppe Rinaldi, hanno chiesto al direttore generale di Asl 2 Umbria, al direttore Igiene degli alimenti e nutrizione e al sindaco di Terni, «le note inviate da Asl 2 Umbria ai titolari di allevamenti di Terni i cui campioni di uova siano stati dichiarati contaminati da diossine e Pcb a seguito dell’esecuzione, nell’anno 2013, del così detto Piano di monitoraggio per la ricerca delle diossine negli alimenti di origine animale nel Sin ‘Terni-Papigno’ e a Borgo Rivo».

LA ‘GALLERIA DEI VELENI’

Le domande Quello che Italia Nostra e Wwf chiedono alle autorità, però, è anche altro: «Se abbiamo mai informato per iscritto la popolazione residente in merito ai relativi pericoli dell’area, anche alla luce degli esiti prodotti dai relativi Studi Sentieri 1 e 2, Ministero della Salute; e se si intenda farlo; se abbiano mai perimetrato le così dette zone di pericolo anche alimentare; e se intendano farlo; se abbiano mai ritenuto di inibire l’allevamento e la coltivazione nelle intere zone suddette e in eventuali altre contigue, anche considerando gli altissimi tassi di concentrazione di nichel, cromo e altri metalli pesanti nei suoli, tipici marker dell’inquinamento originato dalla produzione delle acciaierie, nonché alla luce della presenza di discariche industriali Thyssen Krupp (scorie siderurgiche e altro materiale, oltre a Rsu fino al 1998) solo limitatamente messe in sicurezza e impermeabilizzate, collocate oltretutto in posizione orograficamente dominante rispetto alla sottostante città, oggetto di ulteriore estensione proprio in questi giorni; e se intendano farlo».

La minaccia Nella lettera inviata, però, le due associazioni ambientaliste dicono anche altro: la loro richiesta è stata inviata, in copia, «ai carabinieri del Nas Umbria; al corpo forestale dello Stato; al segretariato generale del ministero della sanità; alla direzione generale sanità animale; alla direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione; alla direzione Bonifiche del ministero dell’ambiente e a quella risorse idriche». Fatto che somiglia tanto ad un ultimatum. Ma, forse, è solo un’impressione.

Il Comune L’assessore all’ambiente del Comune di Terni, Emilio Giacchetti, fa subito sapere che «in stretta collaborazione con Provincia e Arpa, l’amministrazione ha sempre seguito con attenzione i fenomeni di inquinamento che interessano le matrici ambientali della Conca Ternana, compreso l’inquinamento da diossina che in una città storicamente industrializzata può determinare l’accumulo nella catena alimentare, anche se finora, ad onore del vero, mai evidenziato in termini significativi».

I casi evidenti Le indagini «condotte dalla Ausl2 sulle matrici alimentari – concede l’assessore – avrebbero evidenziato la presenza di diossina e policloro bifenili (Pcb), oltre i limiti consentiti per il consumo umano, su alcune uova, nelle zone di Borgo Rivo (2 casi) e San Liberatore (1 caso) e vocabolo Valle (1 caso). Occorre doverosamente sottolineare che i risultati ufficiali, e soprattutto le specifiche relative ai criteri di campionamento non sono ancora stati trasmessi alle istituzioni locali e che in tal senso formuleremo una richiesta urgente alla direzione della Ausl2. Detto questo è noto a tutti che le origini delle diossine sono da ricercare in tutti i processi di combustione di sostanze clorurate (incluse le plastiche) e certamente non possono essere associate alle scorie di acciaieria, le cui temperature corrispondenti a quelle di fusione dell’acciaio, non sono compatibili con la formazione di diossine o altri composti organici clorurati».

Le precauzioni Ma siccome, dice Giacchetti «alcuni processi che si conducono nella Conca Ternana (coincenerimento, fusione del rottame) possono dar luogo, in linea teorica, alla formazione di diossine. La strategia adottata dal Comune per tenere sotto controllo tali emissioni può riassumersi in due punti: adozione delle migliori tecnologie di abbattimento, sin dal 2010 gli impianti industriali menzionati sono in regime di Autorizzazione integrale ambientale che garantisce le migliori prestazioni ecologiche; monitoraggio in continuo degli inquinanti emessi (compresa la diossina), da alcuni mesi i risultati possono essere consultati da tutti attraverso i punti di osservazione (i totem) grazie a un progetto realizzato tra il Comune, la Provincia e l’Arpa».

La replica Immediata e pesante la replica degli ambientalisti: «Le parole e il tenore della risposta dell’assessore Giacchetti indicano che la città è governata de facto dalla ThyssenKrupp: così non si discerne affatto tra interessi particolari e quelli generali a una sana compatibilità tra salute e lavoro.
L’assessore evoca il fatto che le acciaierie siano in regime di controllo Aia. Anche l’Ilva di Taranto lo è, un fatto che non garantisce nulla in sé. Tutto dipende dall’esistenza di una qualche tensione morale nel logos politico, dalla presenza di controlli e sanzioni. Al Sud la differenza l’han fatta magistrati coraggiosi, in grado di scoprire interessenze d’altra parte prevedibili, spezzando il circuito vizioso che da decenni ammorbava la città pugliese».

La Procura L’assessore Giacchetti, è la sfida che lancia Italia Nostra, «faccia dunque un giro a vocabolo Valle per iniziare a capire certi argomenti. La stessa Arpa Umbria, stranamente ai minimi termini quanto a organico nella città di Terni, ha già segnalato alla Procura una quindicina di violazioni Aia; la Magistratura, già impegnata con tre procedimenti giudiziari sulla discarica, i laghetti di cromo esavalente e il tunnel Tescino, agirà con auspicabile rapidità su nuovi fronti che riguardano la salute umana, storie su cui per troppo tempo si è andati al rallentatore o non ci si è mossi affatto. Dica infatti l’assessore, se è in grado, quanti prelievi sugli alimenti siano stati svolti nel Sin dal momento della sua costituzione. E quanti, in quelle zone, negli ultimi 30 anni. Chiarisca se i controlli siano stati eseguiti con sistematicità, se abbiano riguardato metalli pesanti e diossine, se ciò sia avvenuto in forme diverse o non sia avvenuto affatto. Quanto alla diossina, l’assessore ignora che l’acciaieria ne genera in misura importante – lui sostiene che accadrebbe solo ‘in linea teorica’ – essendo invece il decimo complesso industriale italiano per diossine prodotte; e il sesto, sopravanzato appena dall’Ilva, quinta, per Pcb. A dirlo non siamo noi, né lui, ma l’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera’ dell’ISPRA, rapporto 2010».

L’attacco Secondo gli ambientalisti, insomma, «stupisce che Giacchetti – a questo punto presunto assessore (testuale; ndr) – attenda ancor oggi la trasmissione dalla Asl dei dati su diossine e Pcb negli alimenti, resi invece pubblici sin da marzo 2014 grazie esclusivamente all’impegno di alcuni giornalisti, ma senza la minima collaborazione delle amministrazioni coinvolte: sia perciò lui stesso a sollecitarli o a recarsi di persona all’Asl 2 o allo Zooprofilattico Umbria-Marche o al ministero della salute, se intende davvero capire di cosa stiamo parlando».

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One reply on “Terni, ‘uova al veleno’: ambientalisti all’attacco. «Vogliamo che la Asl2 mostri le carte»”

  1. le acciaierie in generale ma soprattutto nella nostra città sono tra i maggiori “produttori” di diossina

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