di Marco Torricelli
Loro non se ne vanno. Rifiutano l’offerta e vanno avanti – se poi sarà un ‘pacco’ si vedrà – decidendo di restare in Aidas e ‘costringendo’ l’Actl a prendere una posizione che, a ben vedere, è decisamente impegnativa. Sotto parecchi punti di vista.
Il Cdsa Le socie Aidas «aderenti al Comitato per i diritti delle socie Aidas (Cdsa) – per intenderci, si tratta delle socie che si riconoscono su posizioni diverse rispetto a chi sta attuando, da 21 giorni, lo sciopero della fame; ndr – comunicano che non hanno aderito all’invito del presidente di Actl, Sandro Corsi, di sciogliere il rapporto associativo con Aidas poiché non intendono subire una sorta di ricatto morale, operato dalle scioperanti della fame, con l’obiettivo di queste e del signor Gino Venturi di farle rinunciare ai lori inalienabili diritti societari».
Il posto di lavoro Nella nota, le socie che non vogliono uscire da Aidas – sarebbero circa 35 – dicono di confidare «nella sicurezza del posto di lavoro che Actl ha dichiarato e che sta correttamente praticando». Ma si dicono anche «profondamente indignate da questa pressione nei loro confronti» e che «attiveranno nei prossimi giorni forme di protesta ed iniziative sociali contro chi vuol farle rinunciare ai lori diritti».
Socie e non socie Le aderenti al Cdsa ribadiscono anche concetti già espressi: «Nessuna delle scioperanti della fame è socia della cooperativa Aidas, né tantomeno il signor Venturi», mentre «una sola delle scioperanti è lavoratrice dell’Aidas ed insieme presidente della cooperativa La Fenice». Ma vanno anche oltre: «Attualmente risulterebbero iscritte al libro soci anche diverse persone che non sono più, oramai da diversi anni, lavoratrici Aidas o che non lo sono mai state; ma di quelle non se ne è mai parlato». E chiedono: «Forse perché sono persone vicine ai vecchi amministratori?» e ancora: «Che interesse hanno di votare nelle nostre assemblee?»
L’Actl A stretto giro arriva la conferma del presidente di Actl, Sandro Corsi: «Oggi, 6 Marzo 2014, il consiglio di amministrazione della cooperativa Actl, prendendo atto della doppia adesione di socie Aidas in Actl, ha deliberato di escluderle da socie». Del resto lo aveva annunciato: il Cda aveva dichiarato non più accettabile il regime di doppia associazione.
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La rassicurazione Corsi, però, specifica di voler rassicurare «tutte queste lavoratrici sul loro tranquillo e sereno futuro lavorativo» perché il Cda «ha deliberato che i contratti a tempo determinato, in ragione del periodo di prova previsto dal capitolato e dal contratto, di costoro siano trasformati alla scadenza a tempo indeterminato». Quindi possono stare serene e continuare a lavorare in Actl, pur non essendo più socie, e votare nell’assemblea di Aidas. Sempre che commissario o ministero non trovino da ridire.
La replica Loro; Serenella Arca, Petya Dimova, Rita Satoli e Gino Venturi; i quattro in sciopero della fame, replicano che a loro «questo atteggiamento appare surreale, perché ci sembrava di aver detto a più riprese che nessuno aveva intenzione di mettere in discussione i ‘diritti acquisiti’ da tutte le socie ed i soci di Aidas e che, anzi, la nostra forma di protesta è tesa a cercare una soluzione che sia valida per tutti».
L’assemblea Ma una domanda la pongono anche loro: «Se, come sentiamo ripetere da giorni, l’assemblea della quale abbiamo chiesto la convocazione non avrebbe una grande importanza, in quanto il destino di Aidas sarebbe ormai segnato, mentre secondo noi non è così e per questo vogliamo poter illustrare le nostre idee sul suo possibile rilancio, perché si vuole a tutti i costi parteciparvi, per cercare di orientarne le decisioni?».
