di Fabio Toni
Un bando straordinario per l’assegnazione di dodici case popolari a chi ha perso il lavoro ed è stato sfrattato per morosità. Lo ha predisposto il comune di Terni per fare fronte all’emergenza abitativa, in attesa della nuova legge regionale per l’assegnazione di edifici residenziali popolari. Gli appartamenti si trovano tutti in in via Valenti e sono stati ristrutturati e messi a disposizione a tempo di record dall’Ater.
I requisiti Le domande potranno essere presentate dal 15 maggio al 29 giugno. La partecipazione è riservata a coloro che hanno ricevuto la convalida di sfratto per morosità fra il 1° gennaio 2012 e il 30 aprile 2012. Uno sfratto che deve essere però “senza colpa”, ovvero legato a precise condizioni. Su tutte, l’aver subito un licenziamento. Possono presentare domande anche i titolari di contratti a tempo determinato subordinato o di collaborazione, scaduti o interrotti prima del termine dal datore di lavoro, i lavoratori collocati in cassa integrazione per più di tre mesi o in mobilità, chi ha perso il posto a causa di una grave malattia, i familiari di lavoratori deceduti nel 2011 o nei mesi del 2012 precedenti l’emanazione del bando.
I commenti Il bando straordinario è un segnale, una goccia in un mare fatto di 500 posti di lavoro persi a Terni nel 2011 (indagine Excelsior) e una media mensile di 30 sfratti per morosità. «Credo si tratti del primo caso in Italia di un bando specifico per chi è stato sfrattato per morosità “incolpevole” – spiega Stefano Bucari, assessore alle politiche sociali del comune di Terni – Si tratta di una prima risposta, in attesa che la regione stringa i tempi per ridefinire la legge 23 e con essa i criteri generali di assegnazione. Attualmente stiamo andando avanti con la graduatoria del 2010». Gli fa eco il presidente dell’Ater Umbria, Alessandro Almadori: «La morosità non è sempre una colpa, come nel caso di chi ha perso il lavoro. Dal nostro punto di vista – prosegue – la speranza è che ci siano nuove risorse per l’edilizia popolare, di cui si avverte un forte bisogno. Contemporaneamente il nostro auspicio è che i comuni umbri non applichino l’Imu sull’edilizia residenziale, allineandosi alla scelta che fatta dallo Stato. Il rischio concreto, con ulteriori tassazioni, è di avere sempre meno risorse per le manutenzioni ordinarie e straordinarie».

