I siti nei quali verrà prodotto il Css (combustibile solido secondario) sarebbero stati individuati nel piano regionale dei rifiuti. Gli impianti sono tre e localizzati a Perugia, Foligno e Terni. I rifiuti speciali saranno esportati in inceneritori di regioni vicine, quindi verranno bruciati ma non in Umbria. Ciascun impianto di produzione dovrebbe costare 2 milioni di euro ed è stimato che per ogni tonnellata di rifiuti trasformata in combustibile solido secondario, ci sarebbero 80 euro circa di economie.
Le reazioni Il sistema non piace. I primi ad intervenire sull’argomento sono i membri del comitato no inceneritori, i rappresentanti di Rinascita Socialista e i membri del Movimento 5 stelle. «La soluzione del Css – scrivono dal comitato – viene fatta passare come “green” per risolvere il problema delle discariche, ma in realtà per queste sono previsti altri ampliamenti. Una palese contraddizione che ovviamente serve a favorire in eterno le stesse discariche – denunciano -. Inoltre, – proseguono – facciamo presente all’assessore Rometti che lo Sblocca Italia prevede, è vero, la circolazione di rifiuti fuori dagli ambiti regionali ma in prima istanza gli impianti bruceranno quelli della propria regione. Inoltre denunciamo l’ennesima mistificazione: si dice di non prevedere un nuovo inceneritore, passando questa come una scelta politica, ma nei fatti si nasconde che ARIA srl è già una centrale termoelettrica, proprio una delle tipologie di impianti che potranno bruciare Css. Gli ricordiamo poi che a Terni gli inceneritori sono ormai due – chiosano i no inceneritori-».
Rinascita socialista «Lo diciamo chiaramente – scrivono -, noi non siamo Rometti. Siamo contrari ad un piano regionale dei rifiuti che prevede la produzione del combustibile solido secondario (Css) invece di attuare in maniera convinta e decisa la strategia dei Rifiuti Zero, proposta e sostenuta in Umbria anche da altre forze politiche. Ci amareggia che al nuovo piano dei Css in Umbria sia automaticamente affibbiata l’etichetta “socialista” – prosegue la nota – perché realizzato da un assessore regionale in quota a ciò che resta del vecchio Psi di Nencini. Il socialismo per noi è tutt’altro. Il socialismo fa gli interessi del popolo, e l’interesse degli umbri è anche quello di vedere drasticamente ridotte le cause di inquinamento ambientale e atmosferico tra le quali l’incenerimento dei rifiuti sembra voler mantenere un ruolo di primo piano nella nostra regione. Non crediamo – concludono – che i Css prodotti in Umbria grazie al piano Rometti saranno bruciati esclusivamente fuori regione. A Terni è da pochissimo tempo stato riattivato l’inceneritore ex Printer e Aria Srl ha in corso una procedura per l’ampliamento delle tipologie dei materiali da bruciare nel termovalorizzatore ex Terni Ena: sono tutti investimenti a perdere?»
M5s Sulla materia è intervenuta anche Laura Alunni, candidata alla presidenza della regione Umbria per il movimento 5 stelle: « Il Css verrà prodotto a Perugia, Terni e Foligno. Prodotto ma non bruciato in Umbria. Idilliaca la visione di diventare esportatori di veleni, andare a gravare sulla salute delle altre comunità prospettata da Catiuscia Marini se non fosse che il suo Assessore ha firmato un accordo con il consorzio Ecocarbon di cui sono soci i due più grandi cementieri di Gubbio. Un pacco confezionato ad arte per le elezioni, – scrive la Alunni – una penosa messa in scena che viene smentita dai fatti concreti, come la totale assenza della Regione alle conferenze dei servizi inerenti il territorio ternano. Il Css – scrive ancora la candidata grillina – è un danno enorme per la salute e per l’economia. Infatti i cittadini non potranno veder applicata la tariffa puntuale. Vogliamo un piano regionale ‘Rifiuti zero’ che chiuda per sempre discariche ed inceneritori creando ricchezza e posti di lavoro».
