Palazzo Spada (foto Marta Rosati)

di Massimo Colonna
Cresce l’attesa sui banchi della politica per il consiglio comunale di oggi pomeriggio a cui prenderanno parte anche i genitori del nuovo comitato che si batte per il caso mense, tornato in questi giorni alla ribalta dopo le polemiche nate al momento della mancata discussione di un atto di indirizzo durante l’ultima seduta a Palazzo Spada. Prima del consiglio infatti è stata convocata una riunione dei capigruppo per fare il punto della situazione in vista poi della discussione in aula. Nel frattempo Marco Cecconi di Fratelli d’Italia chiede che sia rivista la pianta organica comunale sfruttando le maestranze in uscita dalla Provincia, con l’obiettivo di aumentare così le disponibilità di Palazzo Spada in questo settore. Andrea Fabbri di Rinascita socialista invece chiede all’amministrazione «maggiore collegialità nelle decisioni».

Questione personale I capigruppi oggi cercheranno di trovare la quadra sull’atto di indirizzo da presentare poi in consiglio, a cui prenderanno parte anche una delegazione di genitori del comitato. «Sulla questione delle mense scolastiche – scrive Cecconi in una nota – la giunta e i vertici del Pd ternano si comportano come quello che è stato beccato con le mani nel barattolo della marmellata e allora, per salvare la faccia, si precipita a dire che a lui piacciono pure la crema o la nutella. La verità è che, come sempre, per la giunta e per i vertici del Pd ternano è più importante il ‘chi’ che il ‘che cosa’: ed è per questo che si stavano precipitando quatti quatti a smantellare le singole cucine interne alle scuole e affidare la preparazione esterna e centralizzata dei pasti alla solita cooperativa. La verità è che in corso un processo di smantellamento che passa dal personale e arriva fino alle cucine. Eppure ci sarebbe un modo: razionalizzare la pianta organica di Palazzo Spada e attivare percorsi virtuosi di mobilità interna indirizzati al personale in esodo dalla Provincia».

Più collegialità Sul caso interviene anche Rinascita socialista che punta l’attenzione sulla filiera corta. «L’agricoltura e l’allevamento – scrive Fabbri – incidono per il 2 per cento sul Pil della provincia di Terni e per il 3 per cento sul Pil dell’Umbria. Ritengo tale premessa necessaria per discutere di ‘filiera corta’ e di ‘chilometro zero’ in riferimento al dibattito aperto a Terni sulla refezione scolastica proprio perché, come afferma il segretario del Pd, sulla salute dei bambini che mangiano nelle nostre scuole non si può scherzare. Ma non si può nemmeno fare speculazione politica. I genitori hanno il diritto e il dovere di preoccuparsi della salute dei loro figli, e forze politiche responsabili dovrebbero sentirsi in obbligo di coinvolgere gli stessi genitori in ogni processo decisionale che porti la pubblica amministrazione all’assunzione di determinazioni interessanti i bambini. Piuttosto che arroccarsi su posizioni di superiorità, dunque, il maggior partito di governo della città dovrebbe dare prova di questa responsabilità e aprire un tavolo un discussione aperto e permanente proprio con i genitori dal quale, probabilmente, emergerebbe che il nodo qualità delle mense e i principi del chilometro zero e della filiera corta non si scioglie e non si affermano con l’ipotesi del centro unico di cottura appaltato all’esterno, magari a qualche cooperativa già fortemente presente in questo settore».

Sel e la filiera «L’amministrazione già nel suo programma – scrive Sel Terni in una nota – aveva affermato che i punti di cottura all’interno delle scuole sono un  elemento centrale per la qualità del servizio. Un impegno dunque vincolante con le famiglie, i bambini e tutti i cittadini, il cui mancato rispetto non potrà che essere visto come un’ennesima esplicita rottura della fiducia. Ancora più grave sarebbe abbassare la qualità dei servizi educativi del comune con una decisione che non tiene neanche conto dei più elementari percorsi di partecipazione con l’utenza e con i lavoratori. Troviamo anche poco serio utilizzare argomenti come la filiera corta, i cibi biologici, l’uso dei prodotti stagionali, cose già presenti nelle nostre mense scolastiche, come fumo negli occhi da barattare con le cuoche e le cucine in loco».

Twitter @tulhaidetto