di Fabio Toni
Un presente nero e un futuro nerissimo. Colpa non delle cassandre, ma di una politica che non tutela a dovere gli interessi di Terni e del suo tribunale. Questa l’accusa, neanche troppo velata, che il mondo dell’avvocatura – e non solo – rivolge ai rappresentanti delle istituzioni, rei quantomeno di avere poco peso specifico quando si tratta di salvaguardare il territorio. Primo degli imputati, visto che siamo in tema di legalità, resta comunque il ministero della Giustizia, la cui riforma rischia di togliere altro ossigeno ad una realtà già di per sé asfittica.
Le criticità «La riforma che ridisegna la geografia giudiziaria dell’Umbria penalizza Terni». Secco il giudizio del presidente del tribunale, Girolamo Lanzellotto, che poi spiega: «La scelta di accorpare il tribunale di Terni con quello di Orvieto è discutibile in primis sul piano logistico. Avrebbe avuto senso se avesse comportato anche l’unione degli organici dei due uffici giudiziari. Purtroppo, però, la pianta organica proposta dal ministero prevede l’assegnazione a Terni della metà del personale attualmente in forza ad Orvieto. Sia per quel che riguarda gli ‘amministrativi’ che per i magistrati». Tradotto: se Terni era in crisi, con il personale costretto a fare i salti mortali per tappare tutti i buchi, ora rischia davvero il collasso. Un dato per tutti: nella Conca operano 8 giudici sui 12 previsti, con quelli del penale costretti a dare manforte ai ‘reduci’ dell’area civile. «I criteri adottati dal ministero – osserva il presidente Lanzellotto – sono legati alla popolazione e al rapporto fra pendenze e sopravvenienze. Il primo criterio non tiene conto dell’elevato indice di conflittualità presente nel ternano, dove operano molte aziende. Il secondo invece è basato su dati del 2010, quando il palazzo di giustizia operava a pieno organico. Il riassetto diventa ancora più discutibile se si pensa che il tribunale di Perugia, che ha delegato una parte di competenze a quello di Spoleto, ha mantenuto inalterato il proprio organico. Terni ha ugualmente bisogno di una giustizia certa e il più possibile veloce».
Gli avvocati A dare manforte al dottor Lanzellotto ci hanno pensato i presidenti della camera civile, Luigi Zingarelli e di quella penale, Manlio Morcella. Per il primo «Terni diventa in questo modo il fanalino di coda della regione. Ci si attende – ha aggiunto – che la politica eserciti il ruolo che le compete. Come accade altrove». Per l’avvocato Morcella «la situazione della Procura è paradigmatica, visto che versa in uno stato vegetativo». Un giudizio pesante legato in primis alla mancanza di personale: «La dottoressa Massini, applicata alla procura generale di Perugia, lascia un vuoto importante. Se si considera anche la prossima partenza della dottoressa Gammarota, la situazione può solo peggiorare. Perché – si chiede Morcella – non si riesce ad invertire la tendenza? Forse è giunta l’ora di sollevare una protesta civile ma unitaria, per far sentire la nostra voce».
I politici Preso in contropiede, l’assessore comunale Marco Malatesta, intervenuto in luogo del sindaco per quella che doveva essere la semplice presentazione di una convenzione fra Tribunale ed enti locali, ha provato a dire la sua, mettendoci comunque la faccia. «La giustizia costa – ha affermato – ma la mancanza di giustizia costa molto di più. Le carenze del personale, inclusi i magistrati, riducono la competitività di un territorio. Non si tratta di campanilismo, ma dell’effettiva necessità di distribuire meglio le risorse nel contesto regionale. Se il territorio di competenza aumenta, allora allo stesso modo devono aumentare le risorse a disposizione». Un’analisi condivisa dal presidente della provincia, Feliciano Polli: «Dall’accorpamento con Orvieto ci saremmo aspettati una condotta più coerente in fatto di organici a disposizione. L’auspicio è che il prossimo governo riveda le decisioni. Si tratta di un ulteriore danno da evitare ad ogni costo».
La proposta Così, in un contesto esasperato dalla continua sottrazione di risorse, le iniziative volte a restituire un po’ di ossigeno agli uffici giudiziari, raccolgono il consenso di tutti o quasi. La prima iniziativa riguarda la possibilità offerta agli aspiranti avvocati, di fare pratica per un anno a supporto di un magistrato. La domanda deve essere presentata al consiglio dell’ordine degli avvocati entro il 28 febbraio. «Qualche remora da parte dell’Ordine c’è stata – spiega l’avvocato Arnaldo Giocondi – in particolare perché 12 mesi sono un periodo lungo nel contesto dei 18 di praticantato. Tuttavia l’avvocatura si è messa a disposizione, come sempre, sia per offrire un’esperienza utile ai più giovani, che per venire incontro alle esigenze di un tribunale in crisi». Anche l’avvocato Giocondi rincara una dose già di per sé massiccia: “Per tutelare Terni vanno messe in campo iniziative più forti, perché la situazione nasce dagli squilibri politici in atto nella nostra regione. Bisogna fare di più”.
Il patrimonio La seconda proposta è partita da un giudice dell’area civile, Paola Vella, sensibile e attenta anche ai temi sociali. “Da tempo – spiega – gli immobili che finiscono all’asta, vengono venduti a prezzi bassissimi. Spesso si tratta di immobili di pregio ceduti al prezzo di un’utilitaria. Per allargare il mercato, abbiamo deciso di dare nuova visibilità a questi patrimoni che potrebbero interessare anche ai giovani, alle coppie e ai cittadini con un reddito non elevato». L’idea, attuata in sinergia con Comune, Regione e Provincia, è stata di pubblicizzare le aste su canali non usuali. Come i siti web dell’Informagiovani, negli spazi dell’ufficio di cittadinanza o in quelli del centro per l’impiego. «Una disponibilità – spiega Paola Vella – che le istituzioni hanno subito raccolto, comprendendo il senso della proposta».
