di Marco Torricelli
Ventotto giorni. In meno di un mese una ‘pratica’ è partita dal Comune di Terni, è passata dal centro di smistamento postale di Fiumicino, poi è andata all’università ‘La Sapienza’ di Roma, quindi al Consiglio di stato e, infine, è tornata da dove era partita. Un record di efficienza che manco nei paesi del nord Europa. Peccato che sia stato tutto inutile.
Nome e cognome La storia, degna di Georges Feydeau, inizia il 2 settembre, quando un plico, con dentro un documento da trasferire da un ufficio comunale ad un altro, viene consegnato agli uscieri. Sulla busta c’è scritto, semplicemente, ‘Roserita Dell’Università’. Il che significa che quel plico deve essere consegnato, appunto, alla signora che si chiama proprio così, Roserita Dell’Università, funzionario comunale. A Terni. E invece, è lì che parte la giostra.
Primo step L’usciere, forse tratto in inganno dalla parola ‘università’, ci mette il timbro di spedizione e il plico va all’ufficio postale. Da dove finisce al centro di smistamento di Fiumicino, nel quale un impiegato coscienzioso nota che non è specificato di quale ‘università’ si tratta e, pensa che ti ripensa, decide che forse è il caso di inviarlo a quella che, secondo lui, è quella più importante in zona: ‘La Sapienza’ di Roma. E la busta riparte.
Secondo step Arrivata a destinazione, però, viene aperta e, visto che le cose che stanno scritte su quei fogli non hanno troppo a che vedere con faccende universitarie, un’altra persona coscienziosa decide che è giusto trovare il modo di far pervenire la missiva a quelli che, secondo lei, devono essere i veri destinatari. Ora, nel documento viene citato ‘palazzo Spada’ (sede del Comune di Terni; ndr), ma siccome quella persona responsabile sta a Roma e nella capitale c’è, tu guarda la coincidenza, un altro palazzo Spada, le viene naturale pensare che fosse quello l’indirizzo giusto. Che poi è quello della sede, niente meno, che del Consiglio di stato. E il plico riprende il viaggio.
Terzo step Arrivato al palazzo Spada romano, il documento viene classificato, assegnato alla terza sezione ed esaminato. Cerca che ti ricerca, il funzionario che lo legge, però, non ci si raccapezza e allora, visto che l’unica cosa che è riuscito a capire è che in quei fogli si parla del Comune di Terni, fa una bella cosa: telefona e chiede informazioni. La telefonata rimbalza da un ufficio all’altro e, alla fine, bingo, si rintraccia l’impiegata che aveva consegnato il plico agli uscieri. Che tira un sospiro di sollievo e ringrazia. La busta riparte da Roma.
Il ritorno a casa E il 30 settembre, 28 giorni dopo essere stato spedito e salutato da un’autentica ‘ola’, il documento fa il suo ingresso trionfale nell’ufficio da cui era partito e nel quale rimane solo per poco tempo: viene subito inoltrato a quello di Roserita Dell’Università. Come in origine e stavolta senza equivoci. Grazie ad una serie di funzionari pubblici che, se lo sanno in Giappone, li contattano subito e gli propongono di trasferirsi laggiù. In meno di un mese.
Il documento Ora, a uno vene naturale chiedersi: ma che diavolo conteneva, di così importante, quella busta, visto l’impegno che hanno messo, quelle persone, per non mandarla persa? Per chi l’ha scritto, di sicuro, quel documento aveva un grande valore: si tratta, del resto non poteva che essere così, di un ‘atto di indirizzo’ presentato da un consigliere comunale. E la storia, lo so, perde molto del suo fascino.
