L’ultimo atto della vicenda Isrim era stato quello, poco positivo, di fine giugno, quando il progetto di salvataggio attraverso Asm Lab naufragò, decretando il licenziamento collettivo dei 30 dipendenti dell’istituto. Da allora, non si è più parlato di Isrim, tanto che oggi i sindacati, per penna di Fabrizio Framarini, segretario generale di Femca Cisl Umbria, risollevano la questione per sollecitare le istituzioni a ricollocare i lavoratori anche attraverso la creazione di un nuovo polo di ricerca. La sfida: coinvolgere i privati.
Mobilità e oblio Framarini parla di una vicenda finita nel dimenticatoio. Dopo l’avvio della procedura di mobilità per i 30 dipendenti, a cui di recente ha fatto seguito il loro primo incontro con il curatore fallimentare, «sembrerebbe – afferma Framarini – che, al di là delle volontà dei lavoratori di intentare causa contro i vari enti, la vicenda Isrim sia destinata all’oblio. L’impegno poi rientrato del Comune di Terni, di costruire l’importante progetto AsmLab, con l’obiettivo finale di integrare attività di laboratorio con quella ben più importante ed impegnativa della ricerca, non deve farci dimenticare che la sfida importante per il territorio ma anche per la regione è proprio quest’ultima».
Ricollocazione e istituzioni Il sindacato chiede dunque un duplice impegno da parte delle istituzioni, quello di riprendere in mano la situazione e di risolverla con la creazione di un nuovo polo della ricerca. «La vicenda Isrim – aggiunge Framarini – ci deve quindi impegnare su due fronti: il primo è la ricerca di una ricollocazione di lavoratori altamente specializzati, ponendo attenzione alle reali opportunità che si creano negli enti pubblici o nelle aziende ad essi collegati senza giochi o giochini vari. Contestualmente, a livello sindacale, la partita non la possiamo comunque chiudere qui: vogliamo infatti un impegno forte delle istituzioni nel farsi promotrici per la creazione di un polo importante della ricerca».
La sfida Come creare il nuovo polo di ricerca? Secondo Femca Cisl, le istituzioni dovrebbero tirar dentro gli attori privati, che troverebbero negli ormai ex dipendenti Isrim un’elevata specializzazione in grado di renderli più competitivi sul mercato. «In tal senso – continua la nota – lo sforzo istituzionale va orientato nel cercare un coinvolgimento dei finora troppo pigri attori privati ai quali la ricerca serve per rispondere alla sfida di un mercato sempre più esigente, ma pensano spesso che la debbano fare altri. Bisogna creare un rapporto virtuoso – dice Framarini – di interscambio, tra la necessità di fare ricerca dettata dalle esigenze del territorio (penso ad esempio al comparto tessile o alla stragrande maggioranza delle piccole aziende di cui la Regione è piena) e la volontà di orientare in tal senso i fondi europei ad essa destinati. Chi investe in ricerca si attrezza per le sfide, che anche il sindacato è pronto a raccogliere. Chi non lo fa – conclude l’esponente di Femca Cisl- troppo spesso per rimanere concorrenziale tenta di giocare la carta deleteria dei licenziamenti o dell’abbassamento delle tutele».
